La comunità si ritrova sul Ponte Vecchio: la cena condivisa diventa un viaggio tra culture e sapori

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Una lunga tavolata sul Ponte Vecchio di Ragusa, piatti arrivati dalle case dei partecipanti, storie condivise e tante realtà del territorio unite dallo stesso obiettivo: creare occasioni di incontro e rafforzare il senso di comunità. Si è svolta ieri la nuova edizione della cena promossa dal laboratorio Insieme in città, un appuntamento che ha trasformato uno spazio simbolico della città in un luogo di relazione e partecipazione.

Il Ponte Vecchio di Ragusa si è trasformato, per una sera, in una grande tavola comune. Una cena condivisa che ha riunito cittadini, associazioni e famiglie attorno a un’idea semplice: ritrovarsi e costruire comunità attraverso la partecipazione diretta e lo scambio, anche grazie al supporto del Comune.

Ciascuno ha contribuito con un piatto, una presenza o un gesto di collaborazione. Un modello di socialità che punta a restituire ai luoghi della città la loro funzione originaria di incontro.

Attorno alla tavola si sono intrecciate esperienze diverse: dalle famiglie ai volontari, fino alle associazioni del territorio. Tra queste Anffas Ragusa, presenza costante nelle iniziative del laboratorio, e Amnesty Ragusa, che ha contribuito a portare il tema dei diritti all’interno del momento conviviale.

Un’attenzione particolare è stata dedicata ai più piccoli grazie ad Antonino Branchina e al suo museo diffuso dei giochi di una volta, che ha permesso ai bambini di riscoprire attività tradizionali come il “calacipito”, creando un ponte tra generazioni.

La dimensione interculturale ha trovato spazio nell’area dedicata alla cucina tunisina, curata da Fethia Bouhajeb dell’associazione Uniti Senza Frontiere, che ha proposto piatti della tradizione nordafricana contribuendo a rendere la cena anche un’occasione di dialogo tra culture.

Nel corso della serata non sono mancati i contributi spontanei dei partecipanti: piatti della tradizione locale e familiare, presenze arrivate anche da fuori città come da Chiaramonte, e la partecipazione di chi si è unito all’ultimo momento, confermando il carattere aperto e inclusivo dell’iniziativa.

Una tavolata che, più che un evento, si è configurata come un esercizio collettivo di comunità: condividere spazio, tempo e storie diverse nello stesso luogo, restituendo al Ponte Vecchio una funzione sociale e relazionale.

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