L’8 marzo e i giovani maschi più conservatori dei precedenti

Alla vigilia dell’8 marzo, alcune ricerche internazionali mettono in discussione i maschi di “Generazione Z”, i nati tra il 1997 e il 2012, conosciuti come i primi nativi digitali. Diversi autorevoli giornali e riviste italiane hanno ripreso questi studi, dedicandogli diversi articoli.
In sintesi: una quota significativa di giovani uomini mostrerebbe posizioni più tradizionali sui ruoli di genere rispetto alle generazioni precedenti. In alcune indagini, circa un terzo degli intervistati ritiene che nelle decisioni familiari l’ultima parola debba spettare all’uomo, mentre una percentuale non marginale concorda con l’idea che la moglie dovrebbe obbedire al marito.

I ricercatori parlano di una possibile “polarizzazione di genere”: le giovani donne tendono a esprimere valori sempre più progressisti su autonomia, parità e diritti, mentre una parte dei coetanei maschi si sposta verso visioni più gerarchiche dei rapporti tra i sessi. Le cause ipotizzate sono molteplici: insicurezza economica, percezione di perdita di status sociale maschile, ma anche l’influenza di subculture digitali che diffondono narrazioni ostili al femminismo e alla parità.

Negli ultimi anni la cronaca ha registrato diversi episodi di violenza contro le donne in cui gli autori sono uomini molto giovani, spesso poco più che ventenni. Volendo rimanere tra noi, alcuni casi avvenuti nella provincia di Ragusa e nel resto dell’Isola mostrano dinamiche che, pur non essendo nuove, interrogano il dibattito culturale sulla Generazione Z maschile e sul possibile ritorno di atteggiamenti patriarcali tra i più giovani.

A Ragusa, nel 2024, un ventenne è stato arrestato con l’accusa di aver picchiato, derubato e costretto a un rapporto sessuale una prostituta dopo aver concordato una prestazione. Nello stesso territorio, a Scicli, un ventunenne è stato fermato con accuse di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della ex fidanzata quindicenne, una relazione segnata – secondo gli inquirenti – da minacce e comportamenti coercitivi. Sempre nel capoluogo ibleo, un altro episodio ha riguardato l’aggressione a una giovane donna in strada mentre rientrava a casa, interrotta solo dall’intervento di un passante.

Altri casi recenti nel resto della Sicilia confermano il coinvolgimento di autori molto giovani. Nel Catanese tre uomini tra i 21 e i 24 anni sono stati arrestati per una violenza sessuale di gruppo ai danni di due turiste straniere. Si tratta di episodi diversi tra loro per contesto e dinamiche, ma accomunati dall’età degli aggressori, pienamente collocati nella cosiddetta Generazione Z.

Naturalmente sarebbe scorretto stabilire un rapporto diretto tra queste tendenze culturali e i singoli episodi di violenza. La violenza di genere attraversa tutte le generazioni e ha radici profonde nelle strutture sociali e nelle relazioni di potere. Tuttavia la presenza di aggressori molto giovani in numerosi casi di cronaca suggerisce l’importanza di interrogarsi sui modelli culturali che influenzano le nuove generazioni.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la sicurezza o la repressione dei reati, ma anche l’educazione sentimentale, il rapporto tra i sessi e le rappresentazioni della mascolinità che i giovani incontrano online e offline. In questo senso, i dati sulla Generazione Z non indicano necessariamente una generazione “più violenta”, ma piuttosto un possibile terreno di conflitto culturale che attraversa la società contemporanea e che la cronaca, talvolta, rende improvvisamente visibile.

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