Il saluto di Comiso a Vicé Scamporrino. I figli Adriana e don Sebastiano: “Mio padre era la fortezza”

La città di Comiso ha dato l’ultimo saluto a Vincenzo Scamporrino, il sessantaseienne di Comiso morto dopo una breve malattia. Vincenzo era rimasto vittima di un incidente stradale nel dicembre scorso, poi erano intervenute alcune complicazioni che in poco più di due mesi lo hanno portato alla morte.

Il rito funebre è stato celebrato nella basilica di Maria SS. Annunziata, la parrocchia di origine di Vincenzo e dove ha vissuto il suo impegno ecclesiale, soprattutto come “portatore” e “capovara” del simulacro di Gesù Risorto nel giorno di Pasqua. A presiedere la celebrazione è stato l’arcivescovo di Catania, Luigi Renna: hanno concelebrato l’arcivescovo emerito Salvatore Gristina, il vescovo di Ragusa Giuseppe La Placa e il figlio di Vincenzo Scamporrino, don Sebastaino, oggi sacerdote nella chiesa di Catania e viceparroco a San Giovanni La Punta.

La chiesa strapiena e i tanti che sono rimasti all’esterno hanno testimoniato il grande affetto della città per “Vicé”, un uomo che aveva sempre un sorriso per tutti, che agiva con grande bontà e generosità.

Il corteo funebre è arrivato in piazza Fonte Diana, accolto da una grande folla che lo ha accompagnato fino alla vicina chiesa dell’Annunziata. Sul sagrato, lo ha accolto il suono della banda musicale. Poi in chiesa, in un clima di grande raccoglimento, l’organo ha accompagnato i momenti di attesa e la lunga processione dei sacerdoti (delle diocesi di Catania e Ragusa) fino all’altare. In chiesa, tantissimi fedeli e amici, i tanti amici di Vicé, l’amico di tutti. C’erano i portatori di Gesù Risorto e della Madonna Annunziata (con le caratteristiche maglie rosse e azzurre), i rappresentanti del mondo sportivo e dell’Olympia basket Comiso. La celebrazione si è svolta in un clima di grande raccoglimento con i canti intonati dalla Schola cantorum,.

“Chi porta sulle spalle il Cristo Risorto, come ha fatto Vincenzo, porta a tutti la fede nella resurrezione, nella sconfitta della morte” ha detto nell’omelia l’arcivescovo Luigi Renna, riferendosi al ruolo di Vicé che non ha mai lasciato per 43 anni il ruolo di capovara, saldo ai piedi del simulacro, a sostenere i piedini dell’angelo di Gesù Risorto.

A conclusione della celebrazione i figli, Adriana (che vive in Spagna) e don Sebastiano hanno ricordato brevemente il padre e lo hanno fatto anche a nome di chi avrebbe voluto dire qualcosa per esprimere il grazie e l’affetto. Dson Sebastiano ha ringraziato tutti e ha ricordato brevemente il padre. Adriana ha descritto la sua famiglia, dove lei ha il ruolo di “bastian contrario” con scelte diverse rispetto a quelle dei genitori e del fratello, sottolineando come Vicé e la madre Patrizia siano stati dei genitori esemplari, che hanno sempre garantito grande libertà ai figli. “È stato detto che mio padre era una roccia – ha detto Adriana – in realtà la ‘roccia’ è mia madre. Mio padre è la ‘fortezza’. In cima alla fortezza c’è mio fratello Sebastiano, io sono il mare che circonda la fortezza”, quasi a sottolineare il suo ruolo di protezione delle acque che circondano la fortezza e talvolta la insidiano con onde agitate.

Molti in questi giorni hanno scritto sui social un ricordo. Tutti avevano un rapporto speciale e unico con lui. Nessuno ricorda un suo gesto di rabbia, una parola non buona. Lo amavano anche i bambini. Adriana lo ha definito “distributore seriale di caramelle” che sempre aveva in tasca, “quasi in combutta con i dentisti”. All’uscita del feretro, la banda ha intonato alcune musiche, poi la tromba ha suonato il “silenzio”. L’ultimo saluto di Comiso a Vicè Scamporrino, il gigante buono, l’amico di tutti.

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