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Il pomodoro di Vittoria e le strade lente della Sicilia: quanto costa ogni ora persa
26 Ott 2026 07:00
Il miglior pomodoro del mondo può diventare poco competitivo se impiega troppo tempo per raggiungere il mercato. È una considerazione che Giorgio Stracquadanio, responsabile regionale di Cna Fita Sicilia, dialogando con RagusaOggi, associa direttamente alle condizioni delle infrastrutture dell’Isola. E che introduce un problema rimasto in secondo piano durante la protesta degli autotrasportatori: il costo economico delle strade inefficienti.
Sappiamo che Vittoria è uno dei principali centri italiani di produzione e commercializzazione degli ortaggi. Ma si trova nell’estremo Sud della Sicilia. Prima ancora di attraversare lo Stretto, un camion diretto verso i mercati della penisola deve percorrere quasi duecento chilometri per raggiungere Messina. Un’automobile impiega normalmente poco meno di tre ore. Per un autoarticolato refrigerato, soprattutto in presenza di cantieri e rallentamenti, il tempo può aumentare sensibilmente. E nel commercio ortofrutticolo il tempo è denaro.
La grande distribuzione programma gli arrivi delle merci secondo precisi orari di consegna. La qualità del prodotto, da sola, non è sufficiente: contano la disponibilità, la puntualità e l’affidabilità del fornitore. È su questo terreno, osserva Stracquadanio, che il pomodoro ragusano deve confrontarsi anche con le produzioni spagnole e olandesi. Significa che ogni ritardo aggiuntivo può ridurre la capacità di competere, indipendentemente dalla qualità della merce.
Quattordici cantieri sulla Messina-Catania
Le difficoltà non sono soltanto impressioni degli autotrasportatori. Il 21 ottobre, durante una manifestazione sindacale sulla Messina-Catania, la Cgil ha diffuso alcuni dati sulla situazione delle principali autostrade siciliane. Secondo il sindacato, sulla A18 Messina-Catania risultavano 14 cantieri principali, con circa 35-40 chilometri interessati da restringimenti e limitazioni della carreggiata. Sulla A20 Messina-Palermo erano segnalati altri 14 cantieri, con interventi distribuiti su circa cinquanta chilometri. Sulla A19 Palermo-Catania, sempre secondo la Cgil, i cantieri coinvolgevano una parte consistente del tracciato.
Anas ha successivamente precisato che il piano di ammodernamento della A19 comprende 63 interventi per circa 916 milioni di euro: al 21 ottobre, 27 risultavano completati e 22 ancora in corso. I lavori sono necessari per migliorare infrastrutture che hanno accumulato problemi di manutenzione e sicurezza. Ma nel periodo in cui vengono eseguiti producono anche rallentamenti, deviazioni e incertezze sui tempi di percorrenza.
Sulla Messina-Catania, in diversi tratti, le limitazioni di velocità arrivano a 60 chilometri orari. “Bisogna considerare anche l’usura dei mezzi”, osserva Stracquadanio.
Un autoarticolato affronta migliaia di chilometri ogni mese. Frenate, ripartenze, irregolarità del manto stradale e percorsi alternativi possono incidere su consumi e manutenzione. Il rappresentante della Cna segnala che una singola copertura per un mezzo pesante può costare diverse centinaia di euro, arrivando, secondo il modello, anche intorno ai mille euro. Anticipare la sostituzione degli pneumatici significa aggiungere una spesa a un bilancio già condizionato dal costo del gasolio.
Non sappiamo quanto dell’usura sia effettivamente imputabile alle condizioni delle autostrade siciliane. Per quantificarlo servirebbero dati aziendali comparabili. Ma il problema economico posto dagli operatori è concreto.
Il caso dei camion che non possono attraversare le gallerie
C’è un’altra vicenda che permette di misurare le conseguenze delle carenze infrastrutturali. Riguarda i trasporti Adr, quelli che movimentano determinate merci classificate come pericolose, tra cui carburanti e prodotti chimici. Sull’autostrada Catania-Siracusa, gestita da Anas, le restrizioni per queste categorie di trasporto risalgono al 2016 e interessano in particolare le gallerie San Demetrio e San Fratello.
Nel marzo scorso Cna Fita aveva annunciato un possibile superamento del problema, dopo una lunga interlocuzione con Anas e con le autorità competenti. Le verifiche tecniche di Ansfisa avrebbero dovuto consentire di valutare il ripristino del transito. Ma a settembre la stessa organizzazione denunciava ancora il permanere delle limitazioni. La conseguenza, secondo la Cna, è che i mezzi interessati devono utilizzare percorsi alternativi, tra cui la statale 114 e altri collegamenti ordinari, attraversando anche territori urbanizzati. Una condizione che può comportare chilometri aggiuntivi, maggiori consumi, tempi di viaggio più lunghi e un diverso problema di sicurezza.
La vicenda assume particolare rilievo perché l’autostrada serve l’area industriale di Priolo e Augusta, uno dei principali poli petrolchimici del Paese. Un territorio nel quale vengono prodotti e movimentati carburanti deve fare i conti con limitazioni infrastrutturali che rendono più complessa una parte del loro trasporto stradale.
Va precisato che le restrizioni Adr non riguardano i normali camion refrigerati che trasportano pomodori e altri ortaggi. Il collegamento con l’agricoltura è indiretto: le difficoltà interessano l’intero sistema logistico, di cui fanno parte anche i rifornimenti delle imprese agricole e le attività industriali.
Il costo che non compare sulle fatture del pedaggio
Per Stracquadanio, il punto centrale è che le imprese non pagano soltanto carburante, traghetto e autostrada. Pagano anche il tempo necessario per percorrere quelle infrastrutture. Un’ora persa in un rallentamento non si traduce necessariamente in un costo fisso uguale per tutti, ma può significare un ritardo nella consegna, una diversa organizzazione del riposo del conducente oppure l’impossibilità di effettuare un altro viaggio nei tempi previsti.
Il particolare è importante per i piccoli trasportatori, che dispongono di pochi mezzi e hanno margini limitati per assorbire gli imprevisti. Per la grande distribuzione, invece, l’affidabilità delle consegne rappresenta un requisito commerciale fondamentale. Ecco perché il costo delle infrastrutture dovrebbe essere considerato anche quando si discute del futuro dell’orticoltura ragusana. La posizione geografica di Vittoria non può essere modificata. La distanza dai mercati del Nord rimarrà. I tempi di percorrenza, la qualità del manto stradale, la sicurezza delle gallerie e l’organizzazione dei cantieri dipendono anche dalla manutenzione e dalle scelte di investimento.
Dopo la protesta di ottobre, il governo ha stanziato nuove risorse per sostenere autotrasportatori, agricoltori e pescatori contro il caro carburante. Si tratta di un intervento sui costi immediati delle imprese.
I costi effettivi
Il conto si presenta ogni giorno, anche quando il gasolio diminuisce e i camionisti non protestano. Quanto costa alle aziende del Ragusano il tempo perduto per raggiungere Messina? Quanto incidono le limitazioni stradali sulla puntualità delle consegne? E quali miglioramenti potrebbero derivare dalla conclusione degli interventi sulle principali arterie?
Domande alle quali sarebbe possibile rispondere confrontando tempi effettivi di viaggio, registrazioni dei trasportatori e dati sulla circolazione. Perché il confronto fra il pomodoro di Vittoria e quello spagnolo o olandese non si esaurisce nella qualità o nel prezzo all’origine. Si decide anche sulla strada. E ogni ora persa prima di raggiungere il mercato può diventare un costo per l’intera filiera.
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