Il futuro di Eni-Versalis: sul tavolo, coltivazioni per bioraffinerie e centri di ricerca sul riciclo meccanico. Ma per i sindacati, niente di concreto

Si è svolto durante la giornata di ieri il tavolo tecnico al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) in cui si è parlato degli stabilimenti Versalis di Priolo e Ragusa. Al tavolo, ha partecipato anche l’assessore regionale Edy Tamajo. Su tutto, una certezza: lo stabilimento di Ragusa cesserà la sua attività a partire dal 1° gennaio.

Nonostante l’obiettivo sia quello dichiarato di voler salvaguardare i livelli occupazionali, tante perplessità sono state espresse dai sindacati, in particolare dalla CGIL e dalla Filctem Cgil. I dirigenti sindacali denunciano che questa scelta porterà l’Italia ad abbandonare la produzione di etilene, una mossa che rende il Paese unico in Europa nel disimpegno dalla chimica di base.

A Ragusa la chiusura è già considerata definitiva, con avvio dello smantellamento dal 1° gennaio 2025. I progetti di riconversione proposti (coltivazioni per bioraffinerie, centri di ricerca sul riciclo meccanico e startup accelerator) non hanno tempistiche o dettagli operativi definiti, spiegano i sindacati.

La volontà espressa da Eni e’ quella di investire su Ragusa nell’ottica dell’agro industriale con possibilità di colture per estrarre bio olio con l’utilizzo di 15000 ettari tutti ricadenti sul territorio provinciale e che coinvolgerà 3000 aziende agricole. Un progetto che deve essere accompagnato dal mantenimento dei livelli occupazionali ma, come è stato notato dai sindacati, questi progetti non hanno tempistiche nè dettagli operativi.

A Priolo la produzione terminerà il 31 dicembre 2025, ma le ipotesi di reindustrializzazione, come una bioraffineria o il riciclo delle plastiche chimiche, restano vaghe e difficilmente realizzabili, spiegano i sindacati, considerando che in Italia non ci saranno più impianti di cracking per lavorare l’etilene riciclato.

Impatti sull’indotto

Secondo i sindacati, Eni non ha fornito dati chiari sul numero di aziende e lavoratori coinvolti nell’indotto, limitandosi a vaghe promesse di rioccupazione. Inoltre, la chiusura del cracking di Priolo avrà ripercussioni sugli impianti Versalis di Ferrara, Ravenna e Mantova, oltre che su altre aziende che dipendono dall’etilene o dai suoi derivati.

Critiche al Governo e alle decisioni strategiche

I sindacati sottolineano come l’approvazione del piano da parte della Presidente del Consiglio Meloni e del Ministro Urso renda l’Italia marginale nel panorama industriale europeo. Viene evidenziata una “subalternità” dell’esecutivo alle logiche di profitto di Eni, a scapito del rischio d’impresa e dell’intero settore della chimica di base.

La situazione è aggravata dal fatto che la Commissione Europea definisce la chimica come “l’industria delle industrie”, essenziale per il tessuto produttivo. Abbandonare questo settore potrebbe avere conseguenze gravi, non solo per la competitività del Paese, ma anche per la sua stabilità occupazionale, già minacciata da un calo della produzione industriale.

Prossimi passi

Il tavolo tecnico verrà riconvocato, con il Ministero che ha chiesto a Eni impegni più precisi in termini di tempi e numeri per la riconversione e la tutela dei lavoratori. Nel frattempo, i sindacati annunciano una mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica e difendere i lavoratori coinvolti, nel tentativo di fermare un processo che rischia di accelerare la deindustrializzazione del Paese.

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