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I PALI PER LA PUBBLICA ILLUMINAZIONE RIMOSSI QUANDO INVECE SERVONO
05 Ott 2013 07:55
“Anche risolvere i piccoli problemi può servire a rendere più grande una città”. Lo dice il commissario cittadino de “La Destra”, Giuseppe Dipasquale, dopo avere ricevuto una serie di segnalazioni su quanto sta accadendo in via Anfuso, proprio di fronte al restringimento della carreggiata creato in seguito al ritrovamento di reperti archeologici, di cui lo stesso Dipasquale si era occupato nelle scorse settimane. “Durante il periodo estivo 2012 – afferma Dipasquale – sono state realizzate le opere per il rifacimento della pubblica illuminazione. Proprio in prossimità del restringimento della carreggiata, guardando verso Sud, è stato rimosso un palo dell’illuminazione. Che, inizialmente, avrebbe dovuto essere spostato di fronte tanto è vero che l’impresa incaricata aveva già creato l’apposita buca per l’alloggiamento. Alcuni residenti, perdurando la presenza della buca che creava un pericolo non da poco per i pedoni, si sono rivolti al Comune che, qualche tempo dopo, ha fatto ricoprire il sito con malta cementizia in quanto, nel frattempo, si era cambiata idea, sussistendo, a detta dei tecnici comunali, sufficiente illuminazione nella zona in questione. Che fine ha fatto questo palo? E’ stato riciclato e sistemato altrove? Quello che a noi interessa, però, è che a seguito della sua rimozione si sono verificati alcuni incidenti stradali, l’ultimo dei quali nel febbraio scorso, alle 5,30 del mattino, considerato che le auto, a causa della luce fioca o pressoché inesistente, vanno a finire dentro il perimetro delimitato dagli scavi. Nella stessa strada, tra un palo della pubblica illuminazione e l’altro, c’è una distanza di venticinque metri. Nel tratto in questione, invece, la distanza sale addirittura a 70 metri, sempre tra un palo e l’altro. C’è qualcosa che non funziona? Secondo noi sì. E chiediamo ai tecnici comunali di rimettere mano alla situazione e di valutare con attenzione quello che è accaduto e quello che potrà ancora rischiare di accadere”.
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