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I COSTI DELLA CASTA
16 Ott 2011 09:05
In un momento in cui la crisi economica ci obbliga a fare sacrifici (ma perché solo ai più deboli?), viene naturale chiedersi il perché dei mancati tagli alla politica. Una indagine del sito Linkiesta del 16 luglio 2011 analizza voce per voce i costi del Parlamento.
I costi della Camera dei Deputati. Se si potesse dividere per 630 onorevoli, ognuno costerebbe oltre un milione e mezzo. Ma su questa cifra record gravano affitti, pensioni, spese di segreteria e per il cerimoniale, sei milioni di ristorante e dieci di software per i computer.
Quanto si lavora in Senato? 40 ore al mese. In Senato, dall’inizio della legislatura in aula hanno presenziato per circa 1415 ore totali. Quanto un dipendente medio lavora in circa 8 mesi, solo che la legislatura sta per compiere tre anni.
Alla Camera si lavora 15 ore alla settimana. Tra indennità, diaria e rimborsi vari poco meno di tredicimila euro. Non troppo lo stress: le sedute in un mese sono circa 13 e dall’inizio della legislatura (nel 2008) sono state 464.
I parlamentari guadagnano di più, ma studiano di meno. I 945 parlamentari italiani guadagnano sempre di più ma i laureati sono sempre meno. Nel 1948 i parlamentari con la laurea erano circa il 90% ma in quella attuale sono scesi al 65%. I compensi invece hanno avuto una direzione contraria.
I parlamentari sono sempre più vecchi e di “professione”. Nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica nel Parlamento italiano sono aumentati i manager (+11,5%) mentre il numero di operai è sceso (-2,4%). Contrariamente alle aspettative sono cresciuti i politici di professione (+2,6%). Dal 1946 ad oggi poi quelli che hanno lasciato l’emiciclo per andare in pensione sono il 5,6% e quelli che lo hanno lasciato per andare in prigione il 2,7%. Se eletti, la vita cambia davvero e infatti il 57,4% degli ex parlamentari non torna all’occupazione di partenza. In compenso la loro età media continua ad aumentare.
Allarghiamo il discorso a tutta la politica, prendendo i dati da una indagine svolta dalla Uil nel marzo di quest’anno. Secondo l’indagine, le persone che vivono di politica sono oltre 1,3 milioni. 145 mila tra parlamentari, ministri, amministratori locali, tra cui 1.032 parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari, 1366 presidenti, assessori e consiglieri regionali, 4.258 presidenti, assessori e consiglieri comunali. 12.000 consiglieri circoscrizionali, 24.000 consiglieri di amministrazione delle circa 7.000 società partecipate dalla pubblica amministrazione, 318.000 persone titolari di un incarico o una consulenza elargita dalla pubblica amministrazione.
I costi di questo sistema ogni anno ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, pari al 12,6% del gettito IRPEF ed a 646 euro per contribuente.
L’indagine analizza anche i possibili risparmi. A titolo di esempio. Si è parlato di abolizione delle provincie, ma basterebbe che le stesse si limitassero a spendere risorse solo per i propri compiti istituzionali per risparmiare circa 1,2 miliardi di euro annui. Se si accorpassero i 7.400 comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, il risparmio ammonterebbe a circa 3,2 miliardi di euro. Una gestione più sobria degli uffici regionali comporterebbe un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro l’anno.
Allora si può risparmiare con i costi della politica? No. Perché un sistema del genere alimenta un sistema clientelare che mantiene un circolo vizioso tra potere nazionale e potere locale. Per modificare tale sistema ci vorrebbe un governo forte, indipendente dalle pressioni clientelari di base e una società civile altrettanto determinata nel pretendere istituzioni efficienti ed oneste.
Ma tutto questo purtroppo non c’è. Pensate alle iniziative portate avanti da persone per bene per la paventata chiusura del tribunale di Modica, moltiplicatele per tutte le necessarie razionalizzazioni di cui abbiamo parlato sopra, e immaginate il risultato!
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