GLI IMPRESENTABILI

Di recente Lucia Annunziata, nel corso di una trasmissione, ha definito gli appartenenti al Popolo della Libertà come impresentabili, suscitando le rimostranze dell’ospite Angelino Alfano che oppose una critica ferma ma signorile, atteggiamento da gentiluomo sprecato nei confronti di un elemento che più volte, platealmente, è uso a rivolgere offese gratuite alla controparte politica.

Oltre alle rimostranze e a qualche sparuta critica, di più non si poteva fare, considerato anche che, muovendosi l’offesa da sinistra a destra, non ha suscitato enorme scalpore, al contrario di una situazione invertita in cui si sarebbe gridato allo scandalo. Ma si sa, in Italia le cose vanno così.

L’attuale regime di libertà in cui si vivrebbe, limitato dalle incongruenze appena accennate, ci permette di far notare come impresentabili ce ne sono anche a sinistra, e non per situazioni occasionali.

Dopo la quarta votazione per l’elezione del Presidente, quella che ieri ha sancito, forse, il punto più basso della parabola discendente del PD, l’evidenza dello sfascio del partito ha fatto perdere la testa a molti esponenti. Il nervosismo e l’imbarazzo erano palpabili, ancora di più per i sostenitori di Prodi che non solo hanno visto sfumare la nomina del bolognese alla prima carica dello Stato, ambitissima e prestigiosa, ma hanno visto infliggere allo stesso una durissima umiliazione.

Legittimo, quindi, lo scoramento, giustificabili reazioni nervose e scomposte, comprensibili eventuali cadute di stile, per nulla accettabili i toni fuori dall’ordinario, ancorché rivolti ai compagni di partito: tale Gozi, uno dello sparuto gruppetto di parlamentari del PD vicino a Prodi, è esploso investendo  i franchi tiratori del suo partito, definendoli “101 delinquenti” che avrebbero avuto l’ardire di approvare all’unanimità la candidatura di Prodi, in riunionre, per poi impallinarla nel segreto dell’urna.

Parole irricevibili e inaccettabili, soprattutto se pronunciate da un parlamentare, penose perché spiccatamente di  parte, indecenti perché inoltrate con astio e violenza verbale, nel contesto di un momento politico delicato e di un atto parlamentare che, appunto con il voto segreto, garantisce la piena libertà dei votanti e contempla la possibilità di voti contrari agli accordi presi, fenomeno dei franchi tiratori condannabile dal punto di vista etico politico ma non sotto l’aspetto formale.

Inaccettabile, per il popolo, sentire che, fra i grandi elettori, possano esserci delinquenti, ma, visti anche i problemi più grossi che ci sono, nessuno ha dato peso alla cosa. Ma certo l’on.le Gozi non è meno impresentabile degli appartenenti al PDL E fortuna ha voluto che i delinquenti siano stati palesemente accertati nel suo partito.

Le tensioni potrebbero essere giustificate dal difficile momento politico, mentre scriviamo è in atto lo spoglio della sesta votazione che dovrebbe vedere rieletto il Presidente Napolitano, la scelta di alcune forze politiche per questo accordo che vedrebbe la rielezione nel contesto delle larghe intese, sta suscitando numerose proteste e i toni sono esasperati con dichiarazioni anch’esse pesanti e fuori dai limiti imposti dal contesto. Ma è appunto nelle situazioni più difficili che vengono fuori le qualità e la consistenza degli uomini, soprattutto in politica.

Stamattina il Corriere della Sera ha portato alla ribalta un’altra incresciosa vicenda, in cui sono protagonisti ancora una volta uomini del PD.

Già ieri, subito dopo la votazione, era emerso che parlamentari di SEL avevano concordato di scrivere sulle schede di votazione “R.Prodi” per evitare di essere coinvolti  nel fenomeno dei franchi tiratori e rendere così palese la corrispondenza numerica dei propri voti. Una cosa non certo edificante, ai limiti della correttezza richiesta dall’evento, ma ancora nei termini della correttezza formale.

Stamane il quotidiano svela che alcuni esponenti del PD, quasi tutti ex popolari, una trentina circa, avrebbero, addirittura, fotografato le schede con l’espressione del voto e, riservatamente le avrebbero esibito ai giornalisti, per sgombrare il campo da ogni dubbio sulla loro affidabilità. Cosa che in seguito avrebbero fatto anche alcuni ‘giovani turchi’, della corrente del PD vicina a Bersani.

Un gesto decisamente vietato, ancora di più, anche solo formalmente, di fronte all’assoluta proibizione di fare ciò per gli elettori comuni. Un comportamento, quindi, non solo ai limiti della correttezza e della legalità nell’ambito della istituzione, ma fortemente lesivo della dignità dei parlamentari per quanto attiene i rapporti con l’elettorato.

Addirittura sui corriere.it circola il video che mostra Fioroni, ex ministro della pubblica istruzione del governo Prodi, che esibisce il cellulare con la foto della sua scheda, quello stesso ministro che, a suo tempo, inoltrò la circolare che vietava l’uso del cellulare nelle scuole.

Si rimane basiti, sconcertati per la disinvoltura con cui è stato reso pubblico un comportamento che per qualsiasi normale cittadino italiano costituirebbe un reato. Personalmente ignoriamo i regolamenti parlamentari, e non sappiamo se anche nelle votazioni che si svolgono all’interno di Montecitorio, sia fatto divieto a deputati e senatori di trasgredire la segretezza del voto.

Perché qualsiasi persona sorpresa a fotografare la scheda all’interno della cabina elettorale incorre giustamente nelle sanzioni penali previste dalla legge, mentre il deputato, o come in questo caso un ex esponente di Governo, può tranquillamente mostrare in pubblico la foto della scheda come fosse una cosa normale oltre che lecita?

Un comportamento che ha solo l’effetto di minare ancora di più la credibilità della politica ed il senso di fiducia dei cittadini verso le istituzioni. A rendere ancora più grave la vicenda, il fatto che il tutto sia avvenuto in occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Un modo per dare l’esempio a rispettare le regole. Ditemi se questi soggetti sono presentabili.

 

 

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