FRAMMENTARIA DEMOCRAZIA

Siamo in uno  Stato dove la democrazia diretta è ancora lontana, perché i partiti sono ormai solo rappresentanti di sè stessi e autoreferenziali, essendo scomparsi quelli di sinistra, senza uomini e mezzi per poter far politica.

Le fabbriche chiudono a causa di un capitalismo dominante.

Il confitto di interessi irrisolto è eversivo  impedisce l’informazione libera, cardine di tutto.

La legge elettorale di nominati e da porcelli impedisce la scelta delle persone.

Questa è democrazia?

 Non sembra!

Il popolo, per anni diseducato e assente,  non riesce a comprendere il gioco che si è fatto complicato e pericoloso. Questo reagisce, o con l’assentismo,   grande schiaffo morale ad una costituzione ritenuta la “più bella del mondo”, dove mette in primo piano “la sovranità del popolo” , o con movimenti di tacita rivolta che esaltano valori cercando disperatamente di coinvolgere il popolo con segnali chiari e umani!

Difficile  scardinare un  sistema arrugginito, ma non impossibile!

Considerato che siamo  in balia di un governo e una casta che pensa a mantenere se stessa, senza alcuna idea di sviluppo e non riesce a trovare soluzioni valide affinchè il “Bel Paese” ritrovi la propria Identità politica, sociale e morale, è necessario prendere consapevolezza della situazione attuale e mostrarsi uniti in un programma chiaro e conciso.

In un etica morale, infelicemente smantellata dal “pesce che puzza dalla testa”, i valori di famiglia, solidarietà, condivisione, crescita, sviluppo, risultano argomentazioni aride e prive di fondamento.

Come ripristinare ciò?

Avvicinare la gente, di cui noi tutti ne facciamo parte, ad aderire a un “Credo” comune, non con facili promesse, pura retorica o esibizionismo da talks show, ma con concrete idee di sviluppo.

L’imprenditoria, massacrata da un “socio” (lo Stato),  fra l’altro non richiesto, che non produce perché non ha richieste, langue in uno stato di sofferenza crescente che mette in ginocchio tutto, creando un circolo vizioso senza fine.

La perdita continua di posti di lavoro non fa altro che mettere in discussione la dignità dell’uomo che perde la sua identità, smarrendosi nei meandri di un sistema che lo riduce a un “numero”. Da tale considerazione vengono meno i valori familiari inariditi dalla mancanza di certezze economiche e prospettive future;  il dilagarsi della indifferenza e diffidenza, la crescita di corruzione e di “facili lavori”

Tassare le piccole e medie imprese che non hanno richieste, è un atto alquanto criminoso.

Non puoi salvare un paese, in nome di una frammentaria democrazia,  quando Tu Stato non fai alcun sacrificio per darne l’esempio.

Uno Stato che spegne ogni entusiasmo creativo, uno Stato che ha giocato “sporco”, salvando se stesso e garantendosi le sue certezze sulla pelle del ceto più debole.

Come si può pensare di  salvare la società? Come si può credere di  “inventarsi” un mestiere legale, quando lo Stato entra prepotentemente  a farne parte, pretendendo, sul nascere, la sua fetta perché  deve garantirsi un certo privilegio.

Basta giochi di parole, dibattiti costruiti per illudere la gente, retorica politica: l’arte degli oratori è finita.

Occorrono uomini e donne coraggiosi che affrontino a viso aperto gli “impoltroniti” e li schiodi dal loro ruolo che ha cessato di esistere e che non fa altro che “succhiare” come un vampiro per garantire a loro stessi un “fantomatico” futuro, non comprendendo che se crolliamo noi, loro si ritrovano senza fondamenta.

Malgrado i vari segnali chiari i “ Vertici Politici” rimangono sordi (Lu sazio nun cridi a lu dijunu.
(Chi è sazio non crede al digiuno) e continuano, utilizzando in maniera ormai peccaminosa, il nome di Democrazia, una politica che sta riducendo il Paese al collasso.

E’ necessario capire che se un Paese cresce, vive, pulsa dà beneficio a tutti e non ai soli noti (idioti)

Bisogna a questo punto rimane uniti e saltare il grande ostacolo, cioè quello che allo stato attuale falsamente ci  rappresenta, quindi:

1)      Rendere effettiva la partecipazione di tutti alla vita politica del Paese, tenendo sempre al cento l’uomo, la dignità di ogni uomo. Troppi individualismi = poco bene comune

2)      Ridurre i costi della politica, che va intesa come servizio e non come professione per la vita:

3)      Semplificare il rapporto fra cittadini e amministrazione, non solo a livello politico ma a tutti i livelli

4)      Dare un codice etico alle rappresentanze istituzionali che comporti anche sanzione adeguate in caso di mancato rispetto; sostenere la trasparenza per favorire la democrazia e ridurre la corruzione.

5)      Procedere verso un’integrazione internazionale sempre più stretta, in condizioni di parità con gli altri Stati. Verso un’Europa politica e culturale, oltre che economica-finanziaria

 

 

 

 

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