Epifania oltre la Befana: il senso cristiano di una festa che rivela Dio all’uomo spiegato da Don Christian Barone

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Al di là della Befana, della scopa che “spazza via” le feste, delle calze appese e dei dolci per i bambini, l’Epifania custodisce uno dei significati più profondi e universali del cristianesimo. È la festa della rivelazione, del Dio che non resta lontano ma si lascia incontrare nella storia degli uomini.

A richiamare questo senso autentico è la riflessione di don Christian Barone, sacerdote di origini pozzallesi, che invita a guardare all’Epifania come al compimento del mistero del Natale. «Il mistero del Natale ci rivela qualcosa di inaudito, di inimmaginabile persino per i profeti. Dio si è fatto carne, il vasaio (Ger 18,3-4) si è fatto argilla», scrive Don Christian, richiamando l’abbassamento radicale di Dio che sceglie di condividere la fragilità umana.

L’Epifania, spiega don Christian, è il tempo in cui ci si ferma a contemplare le conseguenze di quell’evento straordinario: «L’invisibile si è fatto visibile; l’eterno entrato nella storia; l’infinito si è contratto nel finito; l’universale è divenuto concreto». Non un’idea astratta, dunque, ma una presenza reale, incarnata, riconoscibile.

Il Vangelo offre due immagini complementari di questa rivelazione. «Mentre per Luca ad adorare Gesù sono i pastori nella notte, immagine dei peccatori senza speranza, per Matteo sono i Magi a prostrarsi per primi dinanzi al bambino Gesù», osserva don Christian. Figure diverse, accomunate dalla stessa ricerca e dallo stesso stupore. I Magi, in particolare, «rappresentano i popoli della terra, i pagani, i non-ebrei», segno di una salvezza che non conosce confini.

Da qui il cuore del messaggio dell’Epifania: «La salvezza è dono per tutti e non c’è più distinzione tra giudeo e greco». Una festa che parla di inclusione, di universalità, di una luce che non è riservata a pochi ma offerta a ogni uomo e a ogni popolo.

Ma l’Epifania non è solo dottrina, è anche esperienza di vita. E don Christian lo sottolinea con parole che invitano a cambiare sguardo: «Se vuoi trovare Dio non fissare l’alto dei cieli, ma cercalo in quel bambino che giace nella mangiatoia, perché per riconoscere la divinità di Cristo occorre anzitutto innamorarsi della sua umanità».

È questo il senso profondo della festa: Dio si manifesta non nel clamore, ma nella semplicità; non nella distanza, ma nella vicinanza. E forse è proprio questo il messaggio più attuale dell’Epifania: imparare a riconoscere il sacro nel quotidiano, la luce nelle pieghe della fragilità umana, andando oltre le tradizioni folkloristiche per riscoprire una festa che continua a parlare al cuore dell’uomo di oggi.

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