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Emendamenti fantasma e soldi veri. L’Ars sotto accusa: approvato un milione per enti inesistenti
15 Gen 2026 08:59
Un emendamento approvato, un milione di euro stanziato e destinatari che, semplicemente, non esistono. La politica siciliana finisce sotto i riflettori nazionali per una vicenda che ha il sapore dello scandalo e che verrà raccontata giovedì sera a Piazzapulita, su La7, nell’inchiesta firmata da Danilo Lupo.
A orchestrare quella che è stata definita una vera e propria “operazione verità” è stato il deputato regionale Ismaele La Vardera, che ha messo alla prova il sistema di assegnazione dei fondi pubblici all’Assemblea Regionale Siciliana. Il risultato è stato clamoroso: l’Aula ha approvato senza obiezioni un emendamento dal contenuto volutamente privo di senso, destinando 1 milione di euro a comuni dotati di strutture amministrative che non esistono nella realtà.
La proposta parlava di finanziamenti “in favore dei comuni che risultano dotati di ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale, istituiti nell’ambito dei piani comunali di assetto organizzativo”. Una definizione astratta, tecnicamente vuota, che non corrisponde ad alcun ente o assetto amministrativo reale. Eppure, il testo è passato.
Secondo quanto ricostruito, l’emendamento sarebbe stato inserito nell’ambito di un accordo politico trasversale, simulato dallo stesso La Vardera per dimostrare quanto le logiche di spartizione possano prevalere sulla verifica del merito e dell’utilità dei provvedimenti. L’Assemblea ha votato compatta, senza entrare nel merito del contenuto, avallando uno stanziamento milionario privo di qualsiasi finalità concreta.
Il caso solleva interrogativi pesanti sul funzionamento della macchina legislativa regionale e sulle modalità con cui vengono distribuite le risorse pubbliche, mentre temi cruciali come sanità, infrastrutture e servizi essenziali continuano a soffrire di carenze croniche.
L’inchiesta di Piazzapulita promette di accendere i riflettori su un sistema che, secondo quanto emerso, sembra rispondere più a dinamiche di potere e accordi politici che ai reali bisogni dei territori. Un racconto destinato a far discutere, non solo in Sicilia, ma sull’intero piano nazionale.
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