Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
…E LA CHIAMANO ESTATE
14 Ago 2013 05:00
Se non consideriamo i tre o quattro giorni che restano, la stagione estiva 2013, a Marina di Ragusa, può dirsi conclusa. Un inevitabile bilancio non può che essere negativo, e questo non per valutazioni personali ma sulla base di precise indicazioni sfavorevoli che hanno costellato tutto l’arco di questa breve stagione.
Quest’anno, come non mai, qualcosa non ha funzionato, è evidente che la situazione è precipitata, occorrerà intraprendere un cammino di recupero già dalle prossime settimane, per non arrivare a programmare gli interventi solo negli ultimi giorni di giugno o nei primi di luglio.
Occorrerà una pianificazione attenta e Marina potrebbe essere oggetto di un primo serio esperimento di democrazia partecipata. Occorre coinvolgere concretamente i residenti prima di tutto, e i villeggianti che soffrono, entrambi, delle scelte scellerate in tema di permessi alle attività commerciali e di regolamentazione del traffico, le due principali emergenze che assillano il centro rivierasco.
Due considerazioni, per capire, non certo per giustificare la tremenda situazione venutasi a creare, potrebbero addebitare all’oscuro periodo di gestione commissariale la mancanza di seri interventi preventivi, come l’insediamento dell’amministrazione a stagione iniziata potrebbe spiegare il motivo delle gravi disfunzioni.
Resta il fatto che, però, ci sono interventi, di competenza dell’amministrazione che possono essere adottati in qualunque momento e, prevenendo facili contraddittori, si sarebbero potuti adottare a costo zero.
Non si sa da dove cominciare per evidenziare quanto di negativo si è visto: l’amministrazione ha voluto esibirsi con un gruppo di volontari nella parziale pulizia dello Stadietto di via delle Sirene, un intervento per una struttura, comunque inservibile. Per il resto le stucchevoli polemiche fra amministrazione e opposizioni, a cominciare da quella sul verde pubblico. Purtroppo non si è trattato solo di sterili polemiche fra politici. La situazione è fuori controllo.
Il quadrilatero della movida ha ormai preso il sopravvento sui residenti, costretti ad ogni genere di abuso, con regole non rispettate, con l’ordine pubblico scappato di mano ai responsabili, con attività di ristorazione che vendono alcoolici oltre l’orario consentito e giovani che si rendono protagonisti di risse, di atti osceni come orinare sulla pubblica via, di uso di sostanze stupefacenti, di atti di vandalismo, di danneggiamenti alle auto in sosta, di disturbo della quiete pubblica.
Addirittura si è arrivati al ridicolo di esercenti che si sono lamentati perché alle prime luci dell’alba il personale della nettezza urbana cominciava a svolgere il normale lavoro di pulizia.
Purtroppo contro queste manifestazioni di mancato rispetto della legge e di intolleranza, non viene usato un pugno di ferro che sarebbe dettato dallo stato della situazione ormai fuori dall’ordinario.
In diverse zone del centro abitato la situazione è indescrivibile, come alla fine del lungomare Andrea Doria dove le installazioni della bancarelle hanno definitivamente intasato la zona, rendendola invivibile per i residenti e poco appetibile per quanti vogliono fare una passeggiata, tant’è che si riscontra un flusso verso il nuovo lungomare che dalla piazza Torre si dilunga fino al porto, con innegabili riflessi sulle attività commerciali delle rispettive zone. Ma non è che nella zona del porto la situazione sia tanto più felice con le strade intasate da vetture in sosta, spesso incuranti delle minime libertà di acceso alle abitazioni, ai cancelli e ai garage.
In questo, e a costo zero, l’amministrazione avrebbe potuto intervenire con una seria limitazione del traffico e con l’istituzione di zone dove sia limitato il parcheggio. Ma , più in generale, occorreva istituire una estesa zona a traffico limitato, sul modello di quella di Ragusa Ibla, accessibile solo ai residenti, per liberare Marina dall’oppressione di auto e moto.
Per non parlare poi dei parcheggi per motociclette e ciclomotori che hanno reso determinate vie un inferno di acciaio, con file ininterrotte di motociclette su ambedue i lati, con grosse difficoltà per i pedoni, non solo per attraversar la strada ma anche per percorrere i marciapiedi, dove questi si restringono notevolmente.
E l’ultima protesta viene proprio da un gruppo di abitanti di via Benedetto Brin, nella zona del vecchio edificio scolastico, sede della delegazione municipale e del distaccamento di polizia urbana, e del vicino convento di suore.
Si tratta di residenti che abitano tutto l’anno a Marina, alcuni di fronte alla delegazione municipale:
hanno redatto un esposto da presentare all’autorità giudiziaria nel caso non vengano prese in considerazione le lamentele che si possono riassumere nella assoluta non condivisione della scelta di allargare il parcheggio motocicli a tutta la zona fino ad arrivare al convento. Una misura che ha reso intollerabili i livelli di inquinamento acustico e ambientale, il tutto condito dalla assoluta mancanza di educazione civica di giovani in preda all’euforia e ai fumi dell’alcool, quando va bene.
Qualcuno dei residenti ha voluto anche rischiare di confrontarsi con alcuni giovani, nella tarda nottata, ma ha dovuto rinunciare essendosi trovato al cospetto di persone non in possesso dei minimi requisiti di normalità.
Lascia perplessi l’assoluta mancanza di controlli sui requisiti psicofisici di quanti si mettono alla guida per far ritorno a casa nelle cosiddette ore piccole.
Gli stessi residenti hanno sollevato un’altra non meno grave emergenza, anch’essa riguardante un grave caso di inquinamento acustico e ambientale: sempre di fronte alla delegazione municipale si trovano gli spazi per la fermata dei bus extraurbani. Alcune vetture sono solite restare alla fermata anche per mezzora, in ogni caso lo fanno lasciando sempre il motore acceso, anche per mantenere funzionante, all’interno, l’impianto di condizionamento dell’aria. Comprensibile l’inquinamento acustico e quello ambientale provocati rispettivamente dai rumori di motori e compressori dell’impianto di aria condizionata, e dal fumo che esce dai grossi tubi di scappamento della marmitta.
Si è arrivati anche a posizionare dei cartelli sulle paline della fermata, come mostra la foto, per sensibilizzare gli autisti, i quali, però, in barba alle più elementari norme del codice e del vivere civile, sembrano per nulla intenzionati a spegnere i motori in occasione delle fermate. Anche in questo caso non si riesce ad ottenere interventi da parte dei tutori dell’ordine.
Un quadro che definire desolante è solo un eufemismo. Va detto che le rilevazioni informali sul calo di clientela di alcuni esercizi di ristorazione, rilevazioni segnalate dal Consigliere Comunale Elisa Marino, di cui riferiamo in altra parte del giornale, non fanno che confermare una situazione non certo felice della frazione marinara. L’invasione di un esercito di villeggianti e di giovani amanti della movida provenienti da un ambito provinciale ed extra provinciale ha determinato, negli anni, un sempre maggiore deterioramento della vivibilità a Marina di Ragusa, a cui ha contribuito il parallelo incontrollato aumento dei locali pubblici.
Oggi sono inderogabili misure severe per limitare i disagi, obbligando al rispetto delle leggi e delle normative, a beneficio non solo di quanti vogliono godere di vacanze tranquille ma dello stessa stazione balneare che potrebbe andare incontro a un naturale decadimento da cui, nel tempo, sarebbe difficile tornare indietro.
© Riproduzione riservata