DOPO LUPO E NAPOLI, SI TORNA ALLA CARICA!

Passati appena tre giorni dal coordinamento cittadino a cui sono intervenuti i vertici regionali del partito, divampa ancora la fiamma della contrapposizione all’interno del PD ragusano.

Come avevamo avuto modo di evidenziare, l’esito della riunione di sabato era stato salomonico, sarebbe meglio dire ‘democristiano’, nel senso che, fondamentalmente si rimandava tutto al congresso, senza entrare troppo nel merito dei contrasti, con la sola marcata precisazione, da parte del Segretario Regionale Giuseppe Lupo e del responsabile organizzativo regionale, Enzo Napoli, che la coalizione, non era nata da scelte del segretario ma imposta da Palermo, con la candidatura Cosentini in ossequio alle alleanze di governo che non potevano essere disattese, precisazione che gli ospiti hanno voluto condire con la constatazione di come le elezioni fossero state affrontate in una situazione di forte criticità per la spaccatura provocata dagli iscritti che intendono dare vita ad un secondo circolo in città.

Nessuno, ad eccezione di Riccardo Schininà, aveva chiesto espressamente le dimissioni del segretario che, pure, come riconosciuto da Lupo, le aveva messe a disposizione, in caso si fosse ritenuto il gesto conducente.

Lascia perplessi allora il comunicato emesso da dieci componenti il coordinamento cittadino (Elio Accardi,

Alessandro Anfuso, Luigi Brugaletta, Mario D’Asta, Pippo Dragonetti, Francesco De Stabile, Antonio Francone, Giorgio Massari, Vito Piruzza, Stefano Seminara) di cui non si discutono i contenuti, che sono comunque appresso riportati integralmente, ma per cui è impossibile non chiedersi perché gli stessi non siano stati presentati direttamente a Lupo e a Napoli, destinatari del comunicato unitamente ai Segretari Provinciale e Comunale, Zago e Calabrese.

In un momento in cui gli elettori hanno voluto esprimere un voto netto e deciso contro la politica di sempre, fatta di rivalità e contrapposizioni personali, le mosse disaggregate delle diverse componenti del Partito Democratico, a Ragusa, per la cronaca si è aggiunta quella di Riccardo Schininà e Roberto Lo Frano, dimissionari dal coordinamento, appaiono anacronistiche di fronte al sentire comune che chiede maturità politica e moderazione.

Come se non bastasse, la gente stenta a capire perché a Palermo il Pd era alleato con Lombardo, Crocetta è alleato con il PD, anzi è deputato a diventarne il segretario regionale o, quanto meno, il leader in tandem con Enzo Bianco, a Roma Letta e Franceschini decidono assieme ad Alfano e alla Santanchè, a Ragusa, invece, tutto appare distorto. Senza dire che non si mettono sul tappeto le poco opportune strategie di quanti, già al primo turno, apertamente, non hanno votato il candidato della coalizione, mosse che, sicuramente, hanno contribuito non solo alla sconfitta ma più ancora a incentivare il senso di disaffezione alla politica, anche fra gli stessi iscritti e simpatizzanti del PD, che vedono altresì, in questa occasione, sminuite e poco considerate le figure di Lupo e Napoli, accolti e ascoltati, fino a tre giorni prima, come vertici del partito.

Riportiamo il testo integrale del comunicato:

“ I sottoscritti componenti del coordinamento cittadino del Pd di Ragusa hanno analizzato e valutato, insieme ai consiglieri comunali del Pd, D’Asta e Massari, il dibattito che ha caratterizzato il coordinamento del partito democratico di sabato scorso. Tale dibattito, se da una parte è stato  utile per ribadire le ragioni che hanno indotto alcune componenti del PD di Ragusa ad opporsi legittimamente alla scelta delle alleanze alle recenti elezioni amministrative assunte dalla componente di maggioranza, dall’altra si è mostrato, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del segretario Calabrese agli organi di stampa, del tutto insufficiente alla comprensione del significato reale del risultato elettorale  e soprattutto inadeguato a dare il via ad un reale processo di cambiamento che il PD di Ragusa deve mettere in atto per evitare il rischio dell’irrilevanza politica in città. Per questo motivo riteniamo necessario ribadire che il risultato elettorale del PD è stato catastrofico non tanto per lista che, pur marcando un’ulteriore riduzione degli elettori, ha tenuto, grazie  alla capacità attrattiva dei singoli  candidati, come attesta l’altissimo tasso del voto di preferenza, quanto piuttosto come fallimento complessivo della credibilità della proposta politica, programmatica e di alleanza di governo messa in atto dalla maggioranza del partito, come dimostra il fatto  che al secondo turno il 70% degli elettori ha votato Piccitto.

Questa totale distonia tra il partito e la città non è stata evidenziata né stigmatizzata nella relazione del segretario Calabrese, né sono stati espressi orientamenti, propositi, ipotesi di lavoro tesi ad affrontare questa gravissima crisi. Come non è stata data adeguata considerazione e giusta valutazione politica all’articolato documento  che quattro membri della segreteria hanno presentato per motivare le proprie dimissioni e che di questa separazione tra partito e cittadini , tentava una seria analisi; documento di cui non è stata data lettura sebbene fosse indirizzato proprio al Coordinamento cittadino. 

I sottoscritti sono convinti che il risultato delle ultime amministrative segni una svolta nella cultura politica ragusana, ma ancor di più imponga una nuova fase nella vita del Pd ragusano, ed il superamento della proposta politica ed organizzativa di chi ha guidato il Pd in questi ultimi tre anni. Il ritorno al futuro del partito democratico passa  attraverso il ritorno alle origini, a quel partito capace di essere casa accogliente e luogo di dialogo e di sintesi  tra culture e sensibilità  diverse;  capace di richiamare all’impegno politico tanti che si sono allontanati perché spaventati da contesti eccessivamente conflittuali, ma soprattutto capace di essere spazio  libero, formativo e fantasioso per tanti giovani che ritornano a guardare l’impegno politico come il luogo dove giocare la voglia di essere protagonisti della loro vita ; un partito grande ma che si pone in modo aperto e paritario con le istanze dei movimenti e delle associazioni, perché sappiamo che i partiti sono i protagonisti della democrazia, ma non sono gli unici.

I sottoscritti ritengono infine che, la comprensione corretta del dibattito del coordinamento, del messaggio di cambiamento proveniente dalla città e la necessità di chiudere definitivamente questa fase di vita del Pd, non possano non spingere il segretario Calabrese a rassegnare le sue dimissioni per favorire l’apertura di una nuova fase che restituisca alla città un Partito Democratico rispondente alla domanda di quella politica buona, efficace ed equilibrata che tante persone direttamente ed indirettamente chiedono”.

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