“Sì, noi siamo “choosey”, schizzinosi e incontentabili quando si tratta di garantire ai cittadini il diritto alla verità. Il Senato, approvando la nuova normativa sulla diffamazione, si assumerà una grave responsabilità. E’ ben più di una legge bavaglio: è una pistola permanentemente puntata alla nuca di migliaia di giovani, messa liberamente in mano a chiunque voglia emulare i più spietati killers della mafia.
L’Ordine dei giornalisti ricorrerà alla Corte di Strasburgo, ove la legge venisse approvata. La Corte (sentenza 17.07.2008 su ricorso n.42211/07), in un caso di asserita diffamazione, ha condannato l’Italia a un risarcimento di 60.000 euro, annotando, tra l’altro, che la sanzione pecuniaria inflitta all’imputato dai giudici italiani era una interferenza sproporzionata e non “necessaria in una società democratica”. La condanna (41.315,00 euro), data la situazione del ricorrente, era, infatti, “suscettibile di dissuaderlo dal continuare ad informare l’opinione pubblica su temi di interesse generale”.
I giornalisti non vogliono l’impunità. Chi di loro sbaglia deve essere chiamato a risponderne. A cominciare dalle pesanti sanzioni deontologiche che arrivano sino alla radiazione dall’Ordine. Ma solo chi vive in un’altra realtà può immaginare che il rischio di un risarcimento, in sede penale, fino a centomila euro (senza contare le altre misure), possa garantire ai giornalisti quella serenità necessaria per offrire ai cittadini una informazione libera, rispettosa della verità e delle persone, pacata e responsabile.
Ci sono migliaia di giornalisti che debbono lavorare anche oltre dieci anni, sfruttati da editori contro i quali lo Stato continua a non fare nulla, per mettere insieme quella cifra che viene prevista con una disinvoltura che documenta quanto è grande il distacco tra società e politica.
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