Da Vittoria a Milano servono 1.000 litri di gasolio: i piccoli autotrasportatori fanno i conti e scatta l’allarme

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Il viaggio da Vittoria a Milano è di quasi 1500 chilometri. Per percorrerlo (con percorso andata e ritorno) un Tir ha bisogno di circa 1000 litri di carburante. L’aumento del costo del carburante, il prezzo del diesel schizzato in pochi mesi da 1,6 euro a 2,2/2,4 euro incide oltre misura sul costo del trasporto. Specie per i piccoli trasportatori, coloro che alla guida dei loro mezzi percorrono ogni mese decine di migliaia di chilometri per trasportare la merce agricola prodotta nel sud est siciliano verso i mercati del Nord Italia (Milano e Verona su tutti), o Napoli per l’Italia meridionale, mentre qualcuno raggiunge anche i grandi mercati oltre frontiera. I costi di trasporto rischiano di diventare proibitivi per il settore che da alcune settimane è in agitazione. I rappresentanti delle varie sigle delle organizzazioni di categoria chiedono l’intervento del governo nazionale e regionale.

L’autotrasporto è un settore vitale in varie province siciliane, soprattutto a Catania dove operano varie grosse imprese, e a Palermo. In provincia di Ragusa sono molti gli operatori del settore che operano nell’indotto della produzione di ortofrutta e che in larga parte è rappresentato da piccoli trasportatori. “Il governo nazionale dovrebbe darci un contributo del 70 per cento sull’incremento del prezzo del carburante- spiega Maurizio Biundo, rappresentante del CAAIR, un piccolo consorzio di autotrasportatori di Vittoria – ma in precedenza aveva tagliato il contributo  di 21 centesimi al litro che ci veniva assegnato, riducendolo ad appena 6 centesimi. In queste condizioni, il nuovo contributo assegnato quasi azzera il taglio precedente, si riduce di fatto a pochi centesimi e non aiuta per nulla il comparto”.

Un altro problema si è posto di recente. La Regione siciliana ha stanziato 15 milioni di euro, da ripartire tra le aziende del settore. Sembra però che l’80 per cento vada a sostenere soprattutto le grandi aziende del comparto, i cosiddetti “armatori”, che controllano buona parte dell’autotrasporto in Sicilia e quasi esclusivamente il trasporto intermodale, cioè gommato/mare. Prende posizione la FITA CNA, l’organizzazione di categoria del settore. I numeri attuali del settore parlano chiaro: in Sicilia operano attualmente 8.822 imprese del settore trasporti terrestre. Di queste 6.195 sono piccole  e medie imprese e 4.865 sono imprese individuali, che fanno capo cioè a un solo artigiano. Le piccole imprese, che rappresentano il 70 per cento del comparto in Sicilia, dovrebbero accontentarsi del 20 per cento del contributo, mentre l’80 per cento di tale somma andrebbe ad appena il 30 per cento delle imprese del comparto.

“Non possiamo pensare che la maggioranza delle imprese siciliane del settore, seppur piccole ma fortemente legate al mercato interno, possa essere bistrattata in questo modo dal governo regionale” spiegano i rappresentanti della Cna. Il rischio è di penalizzare oltre misura le piccole imprese che ad oggi sono l’asse portante dell’economia siciliana.

C’è di più: l’Assessorato alle Infrastrutture della regione ha inviato un alettera il 28 settembre chiedendo alle organizzazioni di categoria e alle associaizoni di fornire, entro tre giorni, la denominazione o ragione socialedi tutte le imprese, il numero dei mezzi in disponibilità dell’impresa e il fatturato 2025. “Non ce la faremo mai – affermano i dirigenti regionale della CNA Fita Sicilia – noi associamo oltre 700 piccole imprese del trasporto merci: in tre giorni, “con massima sollecitudine”, non saremo mai in grado di fornire questi dati. Invece, il comitato che organizza le circa 30 imprese delle grandi flotte avrà invece la possibilità di poter raccogliere in tempo utile le informazioni necessarie per completare l’istruttoria e poter definire il provvedimento”. Secondo CNA, anche questo dato conferma quanto sta accadendo. Con un linguaggio perentorio, la Regione fa evidentemente nei fatti una scelta chiara: agevolare le grandi flotte”. E i piccoloi autoitrasportatori retamo al palo, per loro ci saranno solo le briciole.

La storia dei prossimi giorni dirà se i timori della Cna sono fondati o meno. Intanto, sullo sfondo, si prepara una nuova protesta, uno sciopero del comparto. A proclamarlo è il Comitato dei Trasportatori siciliani, che riunisce proprio le imprese più grosse del settore. Le rivendicazioni sindacali, il dialogo con i governi nazionale e regionale si muove dunque su più filoni. E sarà la storia delle prossime settimane a svelare come si evolveranno le trattative e le azioni di protesta.

La crisi del comparto, in questa fase, va di pari passo con la difficoltà del comparto agricolo. Le alte temperature e la particolare situazione climatica ha ridotto la produzione di ortofrutta. La quantità di merce che viaggia su gommato quindi si riduce, in alcuni casi i Tir sono costretti a partire senza il “pieno carico”. Questo aumenta i costi e di fatto azzera i guadagni. Un serpente che si morde la coda. E che chiama in causa direttamente le scelte dei governi nazionale e regionale.

In attesa che la crisi internazionale possa avere una svolta. Il blocco del golfo di Hormuz, principale ritorsione e arma negoziale dell’Iran dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele, sta condizionando tutta l’economia mondiale. La guerra civile dello Yemen ha anch’essa effetti a distanza.

Le trattative tra l’Iran e gli Stati Uniti, nonostante i tanti annunci a vuoto, oggi sono sostanzialmente ferme. In attesa delle elezioni di Midterm (di metà mandato) che di fatto rappresentano una sorta di referendum sull’operato del partito al governo e del governo guidato da Donald Trump nei primi di anni di mandato. Alle elezioni mancano 40 giorni. I Democratici sono in vantaggio in molti Stati, ma non si può prevedere se l’eventuale vittoria possa consentire loro di conquistare la maggioranza al Senato.

In tal caso, il Governo e il Pentagono potrebbero trovare maggiori difficoltà nei finanziamenti necessari per la gestione della guerra in Iran. Sarà una sorta di pagella di metà mandato sull’operato del presidente più discusso della storia degli Stati Uniti. Con conseguenze che potrebbero ribaltarsi in tutto il mondo e in vari comparti dell’economia. Anche nel settore agricolo e nel settore dei trasporti. Anche in Italia e in Sicilia. E in provincia di Ragusa.

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