L’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa ha conferito al dottor Claudio Caruso l’incarico quinquennale di Direttore della Struttura Complessa Distretto 3 di Modica, al termine della procedura selettiva pubblica per titoli e colloquio. Medico chirurgo con attestato di formazione specifica in Medicina Generale, Caruso vanta una lunga esperienza nell’organizzazione dei servizi sanitari territoriali e nella gestione […]
Corpi risonanti, memorie in luce. Ecco Khorós l’installazione immersiva di Ilde Barone
14 Dic 2025 15:18

Il centro storico di Modica torna a essere un luogo di presenza e di incontro culturale grazie a Khorós – Corpi risonanti, memorie in luce, la nuova installazione immersiva di Ilde Barone, che torna a esporre nella sua città dopo oltre dieci anni di assenza. Il progetto si colloca in un momento in cui la parte antica della città ha bisogno di attenzione, cura e visione. Khorós restituisce ascolto ad uno spazio urbano, aprendolo alla relazione, alla delicatezza e alla profondità. E’ possibile visitare la mostra in corso Umberto 121 a Modica, fino al 10 gennaio.
La mostra si articola su due livelli
1. PIANO TERRA – Le tele e il coro di voci
Al primo livello l’installazione prende forma attraverso delle tele sospese, concepite come corpi risonanti, e una composizione sonora multilingue. Le superfici pittoriche sono presenze che osservano lo spettatore e che, a loro volta, gli parlano: le voci provengono da lingue diverse — inglese, coreano, giapponese, greco antico, latino, italiano — e tracciano un tessuto emotivo che evoca speranza, invocazione, salvezza.
Luce, colore e suono si intrecciano in un’unica materia vibrante. Il pubblico non guarda soltanto: attraversa la scena, si muove tra sguardi che lo seguono, tra respiri e parole che emergono e svaniscono, in un’esperienza immersiva che rilegge il coro della tragedia antica come presenza accogliente, non giudicante.
Insieme alle tele sono presenti immagini realizzate dal fotografo Gianni Mania ad installazione montata, in dialogo con l’artista. Le immagini, proiettate su uno schermo televisivo, evocano ciò che il pubblico potrebbe vivere durante l’esperienza di visita, restituendone lo sguardo, l’atmosfera e la dimensione emotiva.
2. PIANO SUPERIORE – Opere, visioni e due film di Alessia Scarso
Il secondo livello amplia il percorso. Qui vengono presentate altre opere di Ilde Barone, che approfondiscono la sua ricerca sulla luce e sul corpo come luogo di risonanza emotiva.
Il piano ospita inoltre due video realizzati dalla regista modicana Alessia Scarso:
- un film dedicato alle tele di San Sebastiano, oggi esposte a Palermo, che restituisce l’intensità e la spiritualità del ciclo pittorico;
- un ritratto dell’artista, che racconta in prima persona la propria poetica, il rapporto con la luce, il gesto pittorico come ricerca interiore, il senso del corpo nell’immagine.
La presenza di Alessia Scarso amplia la dimensione corale del progetto: immagine, suono, parola e cinema si intrecciano in un unico linguaggio.
Un ritorno importante e un progetto totalmente indipendente
Khorós segna il ritorno di Ilde Barone a Modica dopo oltre un decennio. Un ritorno scelto, meditato e profondamente legato al desiderio di riportare un gesto artistico in uno spazio che ha bisogno di essere attraversato da forme nuove di presenza.
Il progetto è realizzato come iniziativa indipendente: un atto di libertà e di responsabilità artistica che riafferma l’autonomia della ricerca e il rapporto diretto con il pubblico e il territorio.
Apertura e partecipazione del pubblico
L’inaugurazione di Khorós – Corpi risonanti, memorie in luce è stata accolta da una partecipazione straordinaria di pubblico, che ha riempito gli spazi dell’installazione fin dai primi momenti, confermando un forte desiderio di incontro con l’arte contemporanea nel centro storico di Modica. All’apertura era presente al completo l’Amministrazione Comunale di Modica, con la Sindaca Maria Monisteri, che ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa, sottolineandone il valore culturale, simbolico e la capacità di restituire centralità e vitalità a un luogo significativo della città.
Il momento inaugurale è stato particolarmente intenso ed emozionante grazie all’esibizione del Modica Gospel Academy con la direzione del maestro Giorgio Rizza, che ha accompagnato l’apertura con un intervento musicale di grande forza espressiva. La presenza delle voci dal vivo ha reso ancora più percepibile l’anima dell’installazione, offrendo al pubblico una chiave profonda di lettura del progetto: un incontro tra arte e voce, corpo e suono, memoria e luce, che ha amplificato il senso corale e spirituale di Khorós.
Descrizione dell’installazione
KHORÓS è un’installazione composta da dieci tele sospese, concepite e realizzate da Ilde Barone in un unico e intenso arco temporale, come se fossero dieci voci di un unico respiro. La scelta di lavorarle simultaneamente nasce dall’esigenza di mantenerle complementari, intimamente legate tra loro, come parti di un coro visivo che agisce all’unisono.
Ogni tela custodisce tracce di volti, talvolta maschili, talvolta femminili, simili tra loro fino a sfiorare una corrispondenza speculare. Sono presenze appena accennate, che emergono solo a chi osserva con attenzione: figure che non cercano protagonismo, ma dialogo, un’umanità che si compone e si ricompone nel suo insieme.
Le tele sono sospese per permettere un movimento naturale, lieve e imprevedibile: oscillano quando una porta si apre, quando passa una persona distratta, quando qualcuno le sfiora con curiosità. Questo moto introduce una dimensione viva e vulnerabile, amplificando la sensazione di attraversare un luogo che respira, un coro che non rimane immobile ma risponde al mondo.
Tecnica e materiali
Le opere sono realizzate con una tecnica mista che comprende inchiostri, acrilico, olio e pastelli soft, stratificati in modo da creare superfici vibranti, attraversate da velature e densità che dialogano con la luce e con il movimento stesso delle tele.
L’audio: un coro di lingue e significati
L’installazione è accompagnata da un audio realizzato presso La Gi.A.R.A. Musical Studio di Gianluca Abbate, autore della base strumentale. Su questa trama sonora si intrecciano le voci di: Daniele Savarino, Donatello Barone, Ruggero Donati, Marcella Bonomo, Dalila Causarano.
Voci maschili e femminili di diverse timbriche pronunciano parole in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco, latino e greco, creando un paesaggio vocale fatto di sovrapposizioni, eco e stratificazioni. Le parole – tratte da un lessico che evoca amore, rinascita, fiducia, luce, forza, respiro, intimità, speranza, empatia – costruiscono un coro non narrativo ma emotivo, un flusso che parla alla parte più intima dell’ascoltatore.
Fra un gruppo di parole e l’altro emergono intervalli sonori o musicali: suoni naturali, strumenti leggeri, ambienti in dissolvenza.
L’effetto complessivo è quello di un canto corale della possibilità, un linguaggio emotivo che supera la tragedia e non la descrive: la trasforma.
Concept
KHORÓS nasce da un progetto ideato anni fa e rimasto in sospensione fino a quando l’artista ha sentito che era giunto il momento di dargli forma. Il progetto originario si è trasformato nel tempo, seguendo un percorso personale e una maturazione interiore che lo hanno orientato verso una nuova direzione: non un coro che accompagna un dramma, ma un coro che dalla profondità del vissuto trae una spinta verso l’alto.
Il senso del lavoro è racchiuso nella capacità del coro – inteso come comunità di voci, di corpi, di presenze – di cantare ciò che nasce dopo la frattura, di dare voce al rifiorire.
È un invito alla connessione umana, alla vicinanza, alla riconoscenza per ogni forma di rinascita possibile.
Esperienza del pubblico
Attraversare KHORÓS significa entrare in uno spazio in cui immagine e suono si rispondono, dove l’occhio e l’orecchio procedono insieme. Le tele oscillano, le voci si intrecciano, il pubblico diventa parte del movimento.
Non c’è un punto di vista privilegiato: ogni passo genera una nuova relazione, ogni sguardo trova un dettaglio diverso, ogni ascolto coglie una sfumatura in più.
L’opera si offre come un ambiente di luce interiore, un luogo che accoglie, avvolge e invita al respiro.
Ilde Barone vive e lavora in Sicilia
Artista siciliana cresciuta tra Palermo, Catania e la terra iblea, Ilde Barone porta avanti dal 2001 una ricerca pittorica autonoma, guidata dalla convinzione che la pittura non offra arrivi definitivi, ma solo soste, deviazioni e ripartenze.
La sua pratica si sviluppa tra luce, corpo e astrazione. Ilde affianca una grammatica modulare e geometrica a un segno intensamente emotivo, in una dialettica costante tra rigore e vibrazione. Il bianco — soglia di possibilità, spazio di libertà, luogo di apparizioni — è da anni uno degli elementi centrali della sua poetica.
Ha collaborato a progetti con Vettor Pisani, Studio Azzurro, Nobu Hiko Yoshizumi ed Emilio Isgrò, esperienze che hanno consolidato una visione artistica fondata sul dialogo tra linguaggi e sul ruolo dell’immagine come presenza sensibile.
Dal 2006 le sue opere sono rappresentate dalle gallerie Tecnica Mista e Quam a Scicli. Ha partecipato a fiere, residenze e le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.
LINEE GUIDA DELLA RICERCA
Luce
Elemento fondativo della sua opera: materia, rivelazione, soglia. La luce emerge dal buio come una presenza che affiora più che essere descritta.
Corpo
Non individuale, non narrativo: corpo-icona, corpo-presenza che trattiene una memoria collettiva del femminile.
Bianco
Non colore ma spazio interiore. Una condizione di sospensione e spiritualità, “luogo delle infinite possibilità”.
Dualità
La pittura come confluenza di due forze:
– modulo e struttura (astrazione geometrica)
– emersione emotiva (gesto, cancellazione, vibrazione luminosa)
La critica riconosce nella pittura di Ilde Barone una tensione costante tra ordine e fragilità, tra geometria e corpo.
Mariateresa Zagone individua nel suo uso del bianco una dimensione di luce abbagliante e di sacralità pudica, una femminilità non imitativa ma radicale.
Franco Sarnari evidenzia la doppia anima del suo lavoro: una astrazione modulare e una forte carica emotiva della luce, che genera “tensione pittorica” attraverso cancellazioni, fratture, apparizioni.
Vittorio Sgarbi riconduce la sua ricerca a un “feminesimo”: non un femminismo politico, ma una postura conoscitiva che amplia lo sguardo, restituendo al femminile un ruolo universale nell’interpretazione dell’umano.
© Riproduzione riservata