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CONOSCERE IL FAI
28 Apr 2013 06:47
Riflessioni sul FAI con l’intervista a Leonardo Debiasi, Delegato FAI di Trento
Intanto comincerei col chiederLe che cosa è il FAI.
Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) è una fondazione no –profit costituita nel 1975 per valorizzare e tutelare in concreto l’ambiente italiano, inteso come quel patrimonio naturale, storico, di arte e di monumenti che circonda tutti noi e che rende l’Italia uno dei più straordinari Paesi al mondo.
Il FAI promuove l’arte e la cultura anche attraverso attività di studio e di intervento diretto su una serie di beni di proprietà che negli anni sono stati dal FAI salvati, restaurati e aperti al pubblico, in un’opera che affianca quella dello Stato sul modello del famoso National Trust inglese. I beni riaperti diventano così occasione di sviluppo per il territorio, quindi si può dire che con la sua gestione il FAI promuove e incentiva anche una micro economia locale.
La nostra Fondazione è sostenuta oggi da 92.000 iscritti ed è aiutata da oltre 7000 volontari; inoltre dispone di 45 beni in tutta Italia che le sono stati affidati in concessione o in donazione, 22 sono regolarmente aperti (solo per ricordare i più famosi: il Castello di Avio in Trentino, Villa del Balbianello a Como, Villa dei Vescovi a Padova, il Bosco di San Francesco ad Assisi, Villa Gregoriana a Tivoli, il Giardino della Kolymbetra ad Agrigento.. ma la lista è davvero lunga!).
Che ruolo riveste all’interno di questa associazione?
Il FAI ha una sede centrale a Milano e si articola poi in una serie di Delegazioni che si occupano di un territorio provinciale. Faccio parte della Delegazione di Trento, con responsabilità organizzative e competenze nell’ambito della comunicazione e della raccolta fondi, perché il FAI ha costantemente bisogno di contributi volontari per poter proseguire la sua opera e poter agire per i suoi ideali.
Che cosa l’ha spinta a questa forma di volontariato, se mi posso esprimere così?
Non c’è dubbio che sia volontariato perché tutti coloro che operano nel FAI, a parte gli addetti alla sede centrale e alle Proprietà, operano tutti gratuitamente e dedicano tempo, energie e risorse al FAI. Mi ha spinto, potrà sembrare banale, la voglia di “fare” qualcosa di concreto per il mio Paese, che amo e che vorrei contribuire a sollevare, almeno in parte, dal declino e dal degrado in cui ultimamente è sprofondato.
Cosa conta di ottenere partecipando attivamente alle attività del FAI?
Null’altro se non la gratificazione e la soddisfazione personale per aver fatto qualcosa di concreto a favore dell’ambiente, per aver contribuito a salvare anche una minima parte del nostro patrimonio dalla rovina, oppure anche solo per avere trasmesso a qualcuno dei nostri Visitatori o dei giovani che partecipano alle nostre iniziative un po’ di amore e di attenzione per il nostro Paese.
Quali risposte culturali possono venire da questo ente?
Il FAI si propone di “incidere” nella società italiana e pertanto di fornire risposte culturali e soluzioni concretamente operative rispetto ad una serie di domande e di bisogni, legati al territorio e alla tutela dell’ambiente. Recentemente i Giovani del FAI hanno proposto con grande successo un censimento on-line (erano le “Primarie della Cultura”) per identificare i temi sentiti come più importanti nel dibattito culturale: la proposta di una quota minima dell’1% dei soldi pubblici per la cultura, lo stop al consumo del suolo, la stesura di piani certi per la sicurezza del territorio, la difesa dei centri storici, l’agricoltura a kilometro zero, gli incentivi per chi lavora nei beni culturali.. su tutti questi argomenti e su tanti altri il FAI ha delle idee precise, concrete e realizzabili.
La scuola è coinvolta nelle vostre attività?
La scuola è forse il destinatario più importante delle iniziative del FAI perché investire nella scuola significa investire nel futuro. Ogni Delegazione del FAI ha al suo interno uno o più Delegati per la Scuola.
In che forma la scuola è coinvolta?
Il FAI educa i giovani attraverso una serie di progetti (penso al “Torneo del Paesaggio”) e collabora con la Scuola per diffondere consapevolezza dei valori della nostra identità e del nostro territorio. A questo scopo nell’ambito della Giornata di Primavera – che è il più famoso evento nazionale del FAI in cui vengono “aperti” in tutta Italia monumenti, palazzi, chiese, aree ambientali, luoghi normalmente chiusi e fatti conoscere per l’occasione attraverso le visite guidate – il FAI ha istituito la figura degli Apprendisti Ciceroni®, cioè studenti che si preparano sulle materie oggetto della Giornata di Primavera e che diventano a loro volta Guide per altri studenti, loro coetanei o più giovani. Si tratta di uno straordinario strumento di responsabilizzazione e di trasmissione di conoscenza e, in ultima analisi, di cultura.
Le risposte del mondo giovanile verso la cultura e l’arte, sono interessanti o necessitano di ben altre iniziative?
Le iniziative del FAI sono tante e ci danno enormi soddisfazioni, tuttavia catturare l’attenzione dei giovani è molto difficile, bisogna capire bene le loro esigenze e anche… “parlare il loro linguaggio”. Per questo il FAI è molto presente anche sui cosiddetti “social”: Facebook, Twitter ecc.. Però il lavoro maggiore spetta, ovviamente, allo Stato che dovrebbe offrire un percorso formativo di qualità, cosa che non sempre avviene: è anche per questo che il FAI si batte perché l’insegnamento della storia dell’arte costituisca parte fondamentale della formazione degli allievi di ogni scuola superiore, in modo che si diffondano la cultura artistica nonché i principi di rispetto e tutela del nostro patrimonio. I giovani devono capire cosa è la bellezza.
Lo Stato come supporta il FAI?
Moltissimi cittadini, aziende, volontari e giovani supportano il FAI. Non si può propriamente dire che lo Stato supporta il FAI, forse lo Stato “sopporta” il FAI, che pungola e agisce là dove le Istituzioni non riescono o non vogliono intervenire; si può sostenere quindi, girando la domanda, che è il FAI che supporta lo Stato!
Secondo lei cosa sarebbe utile incentivare per sensibilizzare un po’ tutti alle bellezze artistiche e paesaggistiche di cui l’Italia è ricca?
Sicuramente è utile incentivare nella scuola lo studio della storia e in particolare della storia dell’arte perché, secondo il motto della fondatrice del FAI Giulia Maria Crespi, “si protegge ciò che si ama, si ama ciò che si conosce”.
Secondo Lei, la sensibilità delle forze politiche in questo settore è scarsa abbondante o… diciamo così così?
Purtroppo la sensibilità delle forze politiche, di qualsiasi orientamento ideologico, si è rivelata veramente scarsa o inesistente, e tutto ciò a volte è davvero sconfortante. Anche per questo c’è tanto bisogno di FAI..
Dovesse coniare uno slogan per il FAI, cosa direbbe?
Tutte le iniziative del FAI sono accompagnate da uno slogan, però quello che mi piace di più è questo: “L’arte, la natura e il paesaggio sono la nostra ricchezza, la forza del nostro passato e la risorsa per il nostro futuro. Ricordati di salvare l’Italia!”. Mi piace perché riassume tutto quello in cui crede il FAI e chi presta volontariato nel FAI.
Concludendo, il suo impegno dimostra quanto ci sarebbe ancora da fare. Lanci un invito.
Abbiamo bisogno che sempre più cittadini, sempre più volontari e soprattutto giovani sostengano il FAI, quindi il mio invito è quello di aderire al FAI: l’iscrizione costa poco ma vale molto, perché è un grande atto di impegno civico.
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