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CONCESSIONI EDILIZIE RESIDENZIALI IN VERDE AGRICOLO
09 Mar 2015 15:25

L’esito positivo del procedimento che assolve l’ing. Michele Scarpulla, denunciato da Legambiente per aver rilasciato da dirigente comunale una concessione edilizia su verde agricolo, alla luce delle scelte operate dall’Amministrazione Piccitto poco dopo l’insediamento, quando si è proceduto al “zero consumo suolo”, evidenzia l’eccessiva fretta e superficialità con cui si è agiti, con il solo e unico risultato di aver bloccato le concessioni richieste da numerosi privati cittadini ormai da anni. Eppure quello delle concessioni residenziali su verde agricolo, su cui il tribunale ha adesso fatto piena chiarezza, era un tema decisamente delicato che non poteva ammettere scelte impulsive considerato che si è dinnanzi all’interesse pubblico di tutela del territorio ma nel contempo si è davanti pure agli interessi legittimi dei proprietari dei terreni per i quali la legge stabilisce lo ius edificandi. Per questo motivo bisognava agire con maggiore cautela piuttosto che avviare una sorta di caccia alle streghe solo per dire che chi c’era prima ha fatto male. Non era così e il tribunale l’ha adesso chiarito. Va ricordato che molti dei soggetti privati ai quali l’Amministrazione Piccitto ha bloccato e negato il permesso di costruire, in forza della legge richiamata anche dal tribunale, si sono rivolti al Tar e in caso di eventuali sentenze a loro favorevoli, si otterrebbe soltanto l’esposizione del Comune al rischio risarcimento danni. Nel frattempo, ben dopo un anno dall’insediamento, gli amministratori grillini si sono resi conto dell’imperizia con cui hanno affrontato la questione e a settembre scorso hanno deciso di rivedere la questione in modo più blando, senza però nei fatti arrivare ad atti amministrativi concreti e definitivi. Per oltre un anno si è bloccata l’economia del settore edilizio, e senza una norma a cui far riferimento, si è tolto ai cittadini un diritto che si farà valere in sede giuridica, allungando i tempi burocratici e amministrativi, impedendo solo ad alcuni cittadini la possibilità di andare semplicemente a vivere in campagna.
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