C’ERA UNA VOLTA IL NORD

Fino all’altro ieri la Lega Nord  avanzava e sosteneva l’ipotesi che una parte delle tasse corrisposte dai contribuenti delle regioni del nord Italia ritornassero a favore di quelle stesse popolazioni  che le avevano corrisposte. Fino all’altro ieri, Roma era ladrona e sempre fino all’altro ieri nelle cerimonie ufficiali si cantava la famosa aria del Nabucco anziché l’inno nazionale. E sempre fino all’altro ieri si ventilava l’ipotesi di secessione e le regioni del nord erano preferibile chiamarle Padania

Ora assistiamo ad un’inversione di tendenza del tutto nuova.

Il nuovo segretario della Lega Nord cavalca delle ipotesi politiche del tutto diverse. Intende consolidarsi politicamente anche nelle regioni del sud sulla base di iniziative politiche che ovviamente hanno un effetto penetrante nel comune sentire degli italiani.

E in ciò è anche agevolato dai registi delle trasmissioni televisive nazionali che si interessano o dibattano temi politici. E’ costantemente presente e costantemente, con o senza felpa d’occasione, annuncia e tratta gli stessi argomenti. Uno di questi è una flat tax al 15 per cento per tutti, per piccole imprese e professionisti. Ora non c’è dubbio che una simile tassazione piace, ma se questi “tutti” si intendessero veramente comprendere e aiutare quella proposta percentuale fiscale dovrebbe essere sorretta da una convincente e reale individuazione non dalle poste da dove prelevarla quanto piuttosto della sua idoneità a soddisfare i bisogni e le esigenze per il mantenimento, quanto meno, dei servizi essenziali di cui in atto i cittadini godono e usufruiscono.

Sull’eliminazione degli sprechi finanziari e sulla ristrutturazione dell’apparato pubblico sono tutti d’accordo. Con tutta evidenza, però, approntare i giusti rimedi per una molteplicità di ragioni e magari di inconfessabili opposizioni non è impresa del tutto facile.

Il segretario Salvini ha intrapreso, forse inaspettatamente per una parte del suo partito, un percorso originale e il fatto che è salito nei sondaggi probabilmente può ancor di più convincerlo che le altre formazioni politiche tradizionalmente vicine alla Lega non hanno altra scelta se non quella di designarlo come unico capo di un partito politico di destra.

Non erano ipotizzabili voti  consistenti provenienti da Roma in giù e il nuovo look politico della Lega ha indotto il suo segretario  recarsi a Palermo e a celebrare una manifestazione, peraltro riuscita, in una grande piazza della Capotale.

. E’ democrazia consentire a chi la pensa diversamente esporre le proprie idee, ma è anche obbligo culturale democratico rapportarsi con i cittadini senza limitarsi a cogliere e diffondere solo gli aspetti emozionali e quindi di facile attecchimento per i problemi rappresentati.

Se la Lega dovesse raggiungere consensi di dimensione elevata rispetto a quella prevedibile, appare conseguente ritenere che chi sta dall’altra parte cercherà di adottare le misure opportune per non farsi travolgere. Quando Grillo cominciò con i suoi comizi a riempire le piazze di tali accadimenti ne veniva data notizia nelle trasmissioni televisive e ciò, almeno in parte, costituiva un indiretto seppure efficace elemento di maggiore convincimento di chi pur non partecipandovi riteneva confortato e vero il suo proponimento di aderirvi, tant’è che raccolse oltre 9 milioni di voti.

Se, invece, avesse di volta in volta visto in tv piazze con poche migliaia di persone probabilmente qualche perplessità sulla scelta che intendeva operare avrebbe inciso.

Salvini ha parlato in una gremita Piazza del Popolo ad aderenti e simpatizzanti provenienti da tutt’Italia e questa folla di persone si è comportata in maniera esemplare senza tafferugli e senza creare disordine alcuno, tranne qualche goliardico “vaffa”.

Il progetto di Salvini, per quanto è dato di capire, è quello di creare un solo partito di destra con a capo la Lega che non intenderebbe, come in passato, rappresentare una delle colonne su cui troneggiava Forza Italia. E’ senza dubbio un obiettivo non semplice da raggiungere in considerazione del rilevo che l’elettore, per così dire, di centro non ostante qualche percentuale di dissidio non intenderebbe etichettarsi politicamente come di destra-destra.

Dall’opposto versante politico potrebbe realizzarsi la ventilata ipotesi della nascita di altro partito politico del quale ne dovrebbero far parte i piedillini di sinistra del Pd, di Sel e correlate formazioni minori appoggiate,come da tradizione, dai sindacati, seppur non tutti, ma comunque di maggiore consistenza. Ciò sarebbe giustificato da esplicitata sensazione che Renzi, forte della maggioranza all’interno del suo partito, si sarebbe eccessivamente spostato verso il centro con il beneplacito silente ma non contrario delle organizzazioni imprenditoriali.

La probabilità,ufficialmente negata, può essere data, dopo l’approvazione definitiva dell’Italicum, della decisione di andare alle urne senza aspettare il 2018. Ciò obiettivamente è alquanto improbabile perché potrebbe incidere sulla prospettata leggera ripresa e forse anche da imprevedibili seppur legittime reazioni di chi dovrebbe investire in Italia per fare diminuire la preoccupante disoccupazione che in atto ci attanaglia.

Un test significativo e indicativo della reale incidenza chela Lega ho trovato nell’elettore sarà dato dalle prossime elezioni che si terranno in alcune regioni oltre che dell’effettivo posizionamento che i forzisti vorranno stringere con i leghisti.

 

                                                                                  Politicus

 

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