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Castello di Donnafugata, il PD non arretra: “La città doveva sapere dell’indagine della Procura”
07 Feb 2026 16:41
Continua il confronto politico sulla gestione del Castello di Donnafugata e sull’interruzione del procedimento di partenariato speciale pubblico-privato per la sua gestione. Dopo l’iniziativa del Partito Democratico al Castello, la replica del sindaco Peppe Cassì e ora la controreplica del segretario del Circolo PD di Ragusa, Riccardo Schininà, che torna ad accusare l’amministrazione comunale di una comunicazione omissiva nei confronti della città.
La vicenda prende avvio con l’istanza di accesso agli atti presentata dal gruppo consiliare del PD, dalla quale emerge che il procedimento di partenariato – formalmente interrotto il 5 dicembre 2025 – è stato oggetto di un’indagine della Procura della Repubblica già a partire dal 2024. Un elemento che, secondo il PD, non sarebbe mai stato esplicitato nella comunicazione istituzionale dell’amministrazione.
A seguito dell’iniziativa politica svoltasi al Castello di Donnafugata, il sindaco Cassì ha diffuso una nota nella quale ha ridimensionato la portata dell’indagine, sostenendo che l’attività della Procura non avrebbe interferito con l’iter amministrativo, proseguito regolarmente fino all’esito negativo della trattativa. «Cosa avremmo dovuto comunicare? Che la procedura andava avanti sotto una lente di ingrandimento ancora più scrupolosa?», si è chiesto il primo cittadino, definendo comunque utile l’azione della magistratura.
Proprio da questa affermazione prende le mosse la controreplica del segretario del Circolo PD di Ragusa, Riccardo Schininà. «Una domanda retorica che ha una sola risposta possibile: sì», afferma Schininà. «Il sindaco avrebbe dovuto comunicare alla cittadinanza che sulla procedura di partenariato pubblico-privato per il Castello era in corso un’indagine della Procura, tanto più se egli stesso dichiara di considerarla utile perché controlla punto per punto ogni passaggio a tutela di tutti i soggetti coinvolti».
Secondo il PD, il comportamento del sindaco sarebbe contraddittorio: da un lato riconosce l’utilità dell’azione della Procura, dall’altro omette di informarne la città. «O l’indagine è di interesse pubblico – sottolinea Schininà – e allora non si capisce perché non darne notizia, oppure è considerata irrilevante, uno scrupolo inutile della magistratura di cui i cittadini non devono sapere».
Il segretario dem punta poi il dito su quello che definisce l’aspetto più grave delle dichiarazioni del sindaco, ovvero la ricostruzione della cronologia dei fatti. Cassì ha infatti sostenuto che l’iter del PSPP sia proseguito regolarmente nonostante gli accessi della Guardia di Finanza. «Ma i due ultimi accessi, del 24 novembre e del 10 dicembre 2025 – replica Schininà – sono concomitanti con la decisione del Comune di interrompere la procedura, assunta esattamente tra l’uno e l’altro, il 5 dicembre».
Una coincidenza temporale che, secondo il Partito Democratico, solleva interrogativi legittimi ai quali il sindaco avrebbe scelto di non rispondere, preferendo invece «una comunicazione tortuosa e accusatoria».
«Come Partito Democratico – conclude Schininà – abbiamo sentito il dovere di informare la città su fatti oggettivi e comprovati, emersi grazie all’accesso agli atti del nostro gruppo consiliare, senza alcuna reticenza e nel rispetto del patto di fiducia che deve legare chi amministra ai cittadini».
Il confronto politico sul futuro e sulla gestione del Castello di Donnafugata resta dunque aperto, con posizioni ancora distanti tra amministrazione comunale e opposizione sul tema della trasparenza e del diritto all’informazione.
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