Borse di studio agli specializzandi: la burocrazia frena tutto. Nel mirino Palermo, Catania e Messina

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Cinque milioni di euro all’anno già stanziati, ma le borse di studio destinate agli specializzandi di area sanitaria non medica rischiano di restare ancora ferme. Il nodo riguarda la documentazione necessaria per consentire alla Regione Siciliana di procedere con il riparto delle risorse e con l’emanazione dei decreti di impegno.
Al centro della vicenda ci sono le Università di Palermo, Catania e Messina, alle quali sarebbe stato richiesto di trasmettere i dati relativi al numero degli iscritti alle scuole di specializzazione per l’Anno Accademico 2025/2026. Un passaggio amministrativo indispensabile per procedere all’assegnazione delle somme, ma che, secondo quanto denunciato, non sarebbe ancora stato completato.

Cinque milioni l’anno per sostenere gli specializzandi

La misura prevede uno stanziamento complessivo di 5 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028. Le risorse sono destinate agli specializzandi di diverse professioni sanitarie non mediche.
Tre milioni di euro sono destinati alle scuole ad accesso misto per biologi e chimici, mentre altri due milioni riguardano la formazione specialistica di veterinari, odontoiatri, fisici e farmacisti.
Si tratta di una misura pensata per colmare una disparità che per anni ha interessato gli specializzandi non medici e che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe rappresentare un sostegno concreto per giovani professionisti impegnati in percorsi formativi specialistici.

La Regione ha già chiesto i dati agli atenei

Il passaggio che oggi viene indicato come decisivo riguarda la trasmissione dei dati da parte dei tre atenei siciliani. Già alla fine di giugno il Dipartimento regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale avrebbe inviato ai rettori di Palermo, Catania e Messina la richiesta di comunicare nel più breve tempo possibile il numero complessivo degli specializzandi iscritti.
I dati servono per determinare il riparto delle risorse e consentire agli uffici regionali di procedere con l’impegno formale delle somme e, successivamente, con l’erogazione delle borse di studio.
Il ritardo nella trasmissione della documentazione rischia quindi di trasformare un adempimento amministrativo in un ostacolo concreto per centinaia di giovani professionisti che attendono di poter beneficiare delle risorse previste dalla nuova normativa.

L’attesa riguarda centinaia di giovani professionisti

Biologi, chimici, farmacisti, fisici, veterinari e odontoiatri sono le categorie interessate dalla misura. Per molti di loro, le somme previste rappresentano un sostegno importante nel corso di un percorso di specializzazione che comporta costi, impegno e anni di formazione.
Il problema sollevato non riguarda dunque lo stanziamento delle risorse, già previsto dalla normativa regionale, ma il completamento degli adempimenti necessari per renderle effettivamente disponibili.
La questione assume quindi particolare rilievo perché arriva nella fase conclusiva dell’Anno Accademico 2025/2026, quando i tempi per completare le procedure diventano sempre più stretti.

Una norma approvata dopo un lungo percorso

La misura regionale è contenuta nell’articolo 46 della legge approvata con la manovra finanziaria dello scorso dicembre. Il provvedimento ha dovuto superare anche un confronto istituzionale a livello nazionale prima di ottenere il via libera definitivo.
L’obiettivo dichiarato era intervenire su una disparità che da anni penalizzava gli specializzandi dell’area sanitaria non medica, garantendo anche a loro un sostegno economico durante il percorso di formazione specialistica.
Ora, però, la fase decisiva è quella dell’attuazione. E proprio qui si concentra la nuova polemica: le risorse sono state stanziate, gli uffici regionali hanno avviato le procedure, ma mancano ancora i dati necessari per completare il passaggio amministrativo.

L’appello ai rettori di Palermo, Catania e Messina

La richiesta rivolta ai tre atenei è quindi quella di accelerare la trasmissione della documentazione. Il passaggio viene considerato indispensabile per evitare ulteriori ritardi e consentire alla Regione di procedere con l’assegnazione delle borse.
La vicenda riporta inoltre al centro il tema del sostegno ai giovani professionisti che scelgono di completare il proprio percorso formativo in Sicilia. Una questione particolarmente significativa in una regione che da anni deve confrontarsi con la mobilità dei giovani laureati verso altre realtà italiane ed europee.
L’obiettivo della misura, infatti, non è soltanto economico. Il sostegno agli specializzandi viene visto anche come uno strumento per rendere più attrattiva la formazione in Sicilia e favorire la permanenza sul territorio di competenze altamente qualificate.

La denuncia di Ignazio Abbate

A sollevare pubblicamente la questione è l’onorevole Ignazio Abbate, primo firmatario e relatore dell’articolo 46 che ha introdotto lo stanziamento.
Abbate definisce ingiustificato il ritardo e chiede ai rettori delle Università di Palermo, Catania e Messina di trasmettere immediatamente agli uffici regionali i dati richiesti. L’esponente politico sollecita inoltre un intervento dell’assessore Turano e del presidente della Regione Renato Schifani affinché la concreta attuazione della norma diventi una priorità dell’esecutivo regionale.

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