Beni confiscati restituiti al vittoriese Giovanni Donzelli: non c’è prova “agli atti, che i beni confiscati costituiscano il frutto della attività criminosa”

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Era stato condannato negli anni ’90 per concorso esterno in associazione mafiosa; recentemente era stato assolto in primo grado dall’appartenenza al clan mafioso stiddaro, Carbonaro-Dominante, a Vittoria, nel Ragusano, ma condannato per traffico illecito di rifiuti nella maxi inchiesta Plastic free condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania. Si tratta di Giovanni Donzelli, 78anni, indicato come imprenditore nel settore del recupero e della trasformazione di materie plastiche di Vittoria, nella provincia di Ragusa.

A febbraio del 2022 a Donzelli era stata applicata la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Vittoria, oltre alla misura della confisca di tre terreni, altrettante aziende e i beni contenuti, e due autovetture, per un valore che avrebbe superato i cinque milioni di euro. Erano beni intestati a lui e ad alcuni suoi famigliari. Oggi tutti i provvedimenti sono stati annullati con una ordinanza della seconda sezione penale della Corte di Appello di Catania.

Nelle trenta pagine dell’atto, che esamina nel dettaglio gli elementi forniti dalla difesa di Donzelli, sostenuta dall’avvocato Santino Garufi (secondo il quale il danno subìto dalla confisca ammonterebbe a svariati milioni di euro), la Corte d’Appello ritiene che non vi sia prova “agli atti, che i beni confiscati costituiscano il frutto della attività criminosa posta in essere dal Donzelli nell’arco temporale 1980-1994”.

Non comprovata la pericolosità sociale qualificata, derivante da una eventuale appartenenza ad associazione mafiosa successiva, tra il 2005 e il 2018, a quel periodo temporale – si cita la Cassazione che annullò senza rinvio l’ordinanza di custodia cautelare per “l’insussistenza di elementi per definire le aziende del Donzelli quali aziende mafiose” – la Corte ritiene che a Donzelli sia stato anche compresso il diritto di difesa con contestazioni diverse (bancarotta e traffico illecito di rifiuti) rispetto a quelle alla base del provvedimento di confisca. Donzelli attraverso il legale, aveva promosso la sua azione difensiva confutando ogni eventuale ipotesi di reinvestimento di somme illecite derivanti dal clan mafioso, come da capo di imputazione, e in dibattimento, era anche emerso un episodio che faceva presupporre un tentativo di estorsione mafiosa proprio ai danni di Donzelli.

Non sarebbero emersi poi, come riepiloga la Corte, ipotesi di commistione fra fonti lecite ed illecite, tali da giustificare una sproporzione tra crescita aziendale e accumulo e da giustificare “la confiscabilità delle stesse aziende così come la ritenuta illiceità dei profitti da esse derivanti”. L’ordinanza quindi revoca la misura di prevenzione personale e patrimoniale restituendo a Donzelli i beni confiscati.

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