ASSIEME ALLE ALTRE

Si parla molto e pure con eccessiva periodicità delle reali ed effettive riforme che un governo ispirato a sentire e costituzionali regole di democraticità ha l’obbligo di fare nel concreto per eliminare quella differenza sostanziale di disparità di posizioni operative intercorrenti, per l’appunto, fra il cittadino e la pubblica  amministrazione .

£’ da ritenere che rientra nella comune esperienza di tutti i cittadini che la pubblica amministrazione nelle diverse forme e modalità con cui interloquisce con il cittadino si pone  nella sostanza in una posizione di superiorità gestionale che  le consente, nella maggior parte dei casi, di fare girare attorno al palo il cittadino che, in moti casi, non gli resta altro che subire oppure se lo condizioni glielo consentono di avviare un contenzioso che per essere risolto a favore o contro non impiego proprio qualche giorno.

Molte e molte volte ancora si verifica che l’entità  finanziaria dell’oggetto del contendere non spinge il cittadino  a rivolgersi ad un legale per essere difeso perché, facendo riferimento ad un antico e saggio proverbio siciliano, costa più  il manico che la zappa.

Negli anni ottanta trovò in molte amministrazioni locali per come eccellente la figura del difensore civico che in sostanza era un esperto nominato dalla singola amministrazione locale il quale, gratuitamente, ascoltava le esigenze di quanti, anche per piccoli importi da pagare,  era in grado per la sua terzietà di consigliere il cittadino dicendogli che nel caso che gli era stato rappresentato aveva torto o ragione. Nel la prima ipotesi gli  consigliava per subito di pagare quanto gli era stato imposto e nella seconda si faceva carico di rappresentare a chi di dovere le ragioni del cittadino per pote rendergli giustizia.

Su 300 enti locali siciliani elessero tale figura. Gli altri – si fa per dire  se ne dimenticarono fino al punto che una legge regionale di 5 anni addietro il difensore civico fu abolito. Il problema però rimane con la conseguenza che facendo riferimento ad una norma nazionale non sempre facile da applicare la pubblica  amministrazione continua ad avvalersene perpetuandosi in tal modo questo dislivello di posizione fra il pubblico e il privato e chiarendo, a scanso di equivoci, che il torto e la ragione non si può percentualizzare ma  in generale investe entrambe le parti.

In diverse occasioni il governo nazionale ha espresso il suo intendimento d intervenire nell’assetto formativo ed operativo della pubblica amministrazione e ci si rende conto che non è impresa facile e di immediata realizzazione e non si può ragionevolmente escludere che sarà un’impresa di non facile ed immediata  realizzazione stante, alla fin fine, che il poco tempo che gli rimane fino alla prossime elezioni può essere considerato un ostacolo non indifferente anche per il tempo occorrente per la sua realizzazione.  Aggiungasi che le forse politiche avversarie non è che si disperano molto pur potendo essere dell’avviso  molto spesso della necessità oltre che della necessità di rendere efficiente e meno burocratica la cosa pubblica. Si pensi a  quelle migliaia di società partecipate dal pubblico. In espressioni generali e indifferenziate sono tutti d’accordo per una loro revisione sostanziale. Nella pratica e nella specificità le cose cambiano e pure molto.  Una recente presa d’atto di una crescita economica di lieve entità ma che comunque costituisce un’inversione di tendenza è rivolta a considerarla debole senza  tener conto che, comunque,  negli anni passati e comunque dal 2007 non si registrava.

Ma per ritornare all’argomento principale di questa riflessione maggioranza ed opposizione non dovrebbero esprimersi di contrario avviso in considerazione che l’argomento interessa tutti i cittadini a prescindere delle posizioni politiche di ognuno. Si tratta solo di avvicinare il cittadino con la pubblica amministrazione e questa con il cittadino ed oltre tutto non comporta impegni di spesa. In definitiva, il ripensamento degli atti della pubblica amministrazione, compresa essenzialmente quella locale, dovrebbe essere oltre che necessario anche un obbligo quando ci si accorge di aver errato sia per unilaterale ripensamento e sia  quando il cittadino lo rappresenta e viene ritenuto fondato. In atto è solo una facoltà e non un obbligo  e se a rappresentare tutto questo intervenisse la riedizione della figura del difensore civico questo attuale dislivello non costituirebbe un problema.

Politicus

 

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it