FINE PRIMO TEMPO

 

La riforma del lavoro – lo Jobs Act –  è stata approvata dai senatori con 166 voti favorevoli e 112 contrari e ciò di certo è avvenuto perché il governo ha chiesto il voto di fiducia costringendo in tal modo chi al riguardo, pur appartenendo allo stesso partito di Renzi, aveva  espresso l’opportunità di apportare qualche modifica ritenendosi sostanzialmente d’accordo con la proposta governativa.

Questa nuova legge è senza dubbio un passo avanti del governo, ma non costituisce la fine di un percorso, quanto piuttosto una sua fase che seppur significativa ha una scarsa incidenza su altri importanti impegni nascenti dal famoso accordo del Nazareno.

Per quanto è possibile apprendere dalle dichiarazioni dei maggiori rappresentanti che hanno sottoscritto l’accordo del Nazareno, non c’è un’unanimità di percorso legislativo da attuare e seguire essenzialmente consistente nell’approvare l legge elettorale se non dopo le modifiche costituzionali e ciò per il paventato sospetto che una volta approvato l’Italicum  il partito democratico basandosi sul consenso che allo stato è comunque superiore a quello degli altri partiti possa ricorrere alle elezioni anticipate.

Questa paventata possibilità appare poco probabile perché il settore che per comodità espositiva possiamo definire di centro sinistra senza trattino nel mezzo fra le due parole non mostra convincenti segnali di compattezza che possono incidere nel risultato finale elettorale.

Le divergenze fra governo e sindacati sono fatti nuovi non prima prevedibili e che possono far diminuire e pure di molto un desiderato risultato elettorale. Gli aderenti alle posizioni sindacali non sono affatto quattro gatti da non prendere in considerazione quanto, piuttosto, un elevato numero che un attento politico non può sottovalutare. Altro ostacolo operativo potrebbe essere rappresentato dalle resistenze di quanti da tempo inseriti nelle strutture politiche e amministrative intermedie possano temere di essere oggetto di riforme fino ad ora solo annunciate ma che comunque fanno parte del programma di Renzi. E’ stato infatti considerato eccessivo e comunque non compatibile con il programma di riduzione della spesa pubblica l’elevato numero di strutture amministrative intermedie che dovrebbe essere ridotto solo a qualche migliaio o poco più e quindi molto inferiore a quello esistente quantificato in oltre 7 mila.

Le riforme della cui medaglia si vuole per primo apprendere al petto Renzi non possono promanare solo dal suo programma per molti versi innovativo ma che deve nel contempo essere reso compatibile con le quotidiane esigenze di molti settori pervasi da una crisi economica di cui gli esperti di crisi economica stentano a trovare un antecedente vicino nel tempo. Chi perde il lavoro che gli consentiva quanto meno di sbarcare il lunario è pur sempre da tutelare onde evitare che si squilibri l’assetto sociale che si viveva prima della crisi le cui radici internazionalizzate si sono manifestate procurando quanto meno a livello europeo milioni di poveri per i quali del pane non possono farne a meno. Le riforme strutturali necessitano di tempi tecnici e una classe politica senza etichettatura di parte ha l’obbligo morale di cercare l’unità di intenti se non vuole essere travolta e in tal modo potrà dimostrare il suo valore. I cittadini elettori, di certo, è proprio questo che si aspettano. L’elevato suffragio che il Pd  di Renzi ottenne in una circostanza elettorale finalizzata alle elezioni europee e quindi avulso dal contesto nazionale è stato un dato politico che nessuno si aspettava di ricevere e ciò ad evidente dimostrazione che l’elettore italiano ha inteso dare in prestito il suo voto accordando una fiducia che potrà revocare se le aspettative annunciate dovessero essere disattese.

L’approvazione definitiva della riforma del lavoro, valida per quanto possa essere, è solo il primo rilevante provvedimento diretto a riformare l’attuale assetto lavorativo finalizzato a rendere più stabile non solo chi in atto lavora ma essenzialmente chi lo potrà trovare sulla base di migliori condizioni di partenza.

Dovrebbero essere eliminate le collaborazioni coordinate e continuative. Sono previsti incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato con la stipula di contratti di lavoro a tutele crescenti e tante altre previsioni che almeno in teoria e speriamo anche nella pratica dovrebbero rendere più certo e sicuro il posto di lavoro.

Non è dato prevedere di quanti tempi è composto questo film che tratta di politica, economia, strutture sociali da ridisegnare e tanto altro ancora. I protagonisti sono diversi ed anche chi vuol svolgere il ruolo di primo attore se vuole essere veramente tale nell’attuale contingenza deve consentire a qualcun altro il ruolo di coprotagonista. Aspettiamo il secondo tempo.

                                                                              

   

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