Sul voto della costituzione del libero consorzio tra comuni, siamo stati non pochi consiglieri comunali ad aver ricavato l’impressione che la maggioranza che sostiene il sindaco Abbate nei fatti arranca. Non è certamente arrivata all’ultima spiaggia,ma ha molta difficoltà a mantenere in vita l’ambigua scelta della malcelata contiguità con il gruppo consiliare del Pd. Lo stato “confusionale” nel quale è stato costretto il capogruppo della maggioranza nasceva soprattutto dall’orgogliosa pretesa del sindaco, che per l’occasione ha tentato di prevaricare le competenze consiliari, di voler far votare la mozione della maggioranza e non quella del gruppo Pd emendata dalla stessa maggioranza. Di contro il Pd non rinunciava alla pretesa che in prima votazione venisse posta la propria, ancorché emendata. Nella realtà le mozioni erano pressoché identiche ma nessuno delle parti, pur ormai contigue,intendeva rinunciare alla paternità dell’atto.
Cosa prevaleva pertanto a discapito del bene collettivo? L’interesse, l’orgoglio di parte, l’evidente noncuranza per l’interesse superiore, quello cioè della comunità amministrata. Megafono, di contro, ritiene che è possibile ritornare sull’argomento libero consorzio integrando magari all’unanimità le mozioni già votate, in particolare se si vuole quella più cara al sindaco, permeandole del “valore dell’unità”, arricchendole del giusto spessore politico. Deve prevalere la saggezza e non la pancia, non i biechi ed anacronistici campanilismi. Dobbiamo riflettere ponderare e dopo concludere che “spaccare”, crea ferite insanabili giustappunto quando interessi economici, culturali, artistici, storici e decenni di pacifiche e proficue convivenze ci hanno insegnato che il futuro non può nascere dalle lacerazioni ma dall’unire tutto ciò che unisce. Non un solo elemento di qualsivoglia natura, non una ragionevole argomentazione potrebbe farci concludere che ci sono marcate estraneità nel territorio ex provinciale. È vero il contrario, non soltanto gli oltranzismi del municipalismo costano, ma costano molto di più ai cittadini del municipio, determinano diseconomie devastanti (non poter far squadra sui servizi essenziali) ma le condivisioni (ad esempio per l’Unesco), pagano e consentono progetti di largo respiro e conseguenti finanziamenti regionali, nazionali, europei oltre ad investimenti internazionali. Se riconosciamo che abbiamo il dovere di aiutare i giovani nel coltivare le speranze, non possiamo lasciarci guidare dai sentimenti, dai risentimenti, ma da scelte mirate oltre ad ampliare i confini del nostro territorio tradizionale provinciale a quelli limitrofi e delle persone che già da lungo tempo confluiscono nel bacino del Sud Est (Pachino, Avola, Noto) non soltanto per i servizi essenziali ma per interessi economici per fare squadra per la cultura, le attività economiche, i punti di interesse, dall’agroalimentare al barocco, mettendo in luce le tante orme lasciate dalle civiltà che hanno attraversato i nostri territori. Volere ampliare non significa rinunciare alla legittima pretesa che Modica, la Contea, costituirà il centro propulsore, la guida di un libero consorzio, il più ampio possibile, razionalmente condiviso, che voglia perpetuare la sua storia innovando la civiltà del futuro, guardando alle nuove generazioni.
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L’Asp di Ragusa risponde alla denuncia sulle condizioni di lavoro fatta dagli autisti soccorritori del 118 in servizio a Modica Alta, che lamentano una riorganizzazione dell’ex Guardia Medica di Via Loreto, ritenuta penalizzante. Secondo quanto riferito dagli operatori, i locali dell’ex Guardia Medica di Modica Alta, utilizzati fino ad oggi anche come spogliatoio e area […]