Il PD DI SCICLI: “NON SI PUÒ IMMAGINARE UN’ACCOGLIENZA PER RIFUGIATI SENZA ASCOLTO DELLE FAMIGLIE DELLA CITTÀ”

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Conflitti e divisioni. È quello che sta per accadere al progetto di Accoglienza per Rifugiati e Richiedenti Asilo Politico  del Comune di Scicli e della Cooperativa Il Dono (co-finanziato dal Ministero dell’Interno)  trasformando in centro residenziale parte del primo piano della Scuola Materna dell’ Istituto Comprensivo Elio Vittorini,  di via Vasco de Gama. L’apparente “schizofrenica deviazione”, tra intenzioni e risultato, non è altro che conseguenza di una insistenza a procedere dritti verso l’obiettivo amministrativo, senza l’opportuno coinvolgimento delle persone e delle famiglie, primi destinatari dell’azione. Ora che la “frittata” è fatta non resta che porre rimedio  agli  errori  commessi, con l’umiltà e la pazienza adeguata per evitare l’insorgere di un fronte interno di conflitto, proprio nella città delle salme sulla spiaggia di Sampieri e a poche centinaia di metri dal luogo in cui hanno trovato rispettosa sepoltura alcune delle stesse vittime. Proprio per questa precedente testimonianza di civiltà che rivolgiamo a tutti un invito al dialogo per scongiurare che – oltre al già complesso scenario “globale d’oltremare” – si generino  divisioni e “faide verbali” sul fronte locale. Che si possa ripristinare un clima sereno, scevro da pregiudizi e da inopportuni toni propagandistici che troppo spesso infestano il fertile terreno del dialogo, per generare vera accoglienza e integrazione. Occorre dunque dare ascolto alle famiglie, far proprie le loro preoccupazioni e con loro fare un piano di accoglienza; pensato da chi genera e “fabbrica” accoglienza e integrazione, per mestiere. Il Partito Democratico  invita tutte le forze politiche e sociali a creare le condizioni perché questo avvenga, preferibilmente trovando soluzioni  adeguate rispetto a quella individuata. E comunque con iniziative che trovino ampio consenso e certamente condivisione per le finalità del progetto, destinato a ospitare 15 donne in fuga dal pericolo per la loro famiglia. Si tratta insomma  individuare soluzioni alternative o compensative, di rispondere ai bisogni o alle rassicurazioni richieste, quasi di costruire  un ponte sulla complessa strada dell’accoglienza e dell’integrazione, certi che le istituzioni locali e lo stato non si sottrarranno al dovere di assicurare le dovute garanzie di tutela dei diritti di tutti. 

 

 

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