COMMEMORATO IL 321° ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO CHE DETERMINÒ LA DISTRUZIONE DELL’ANTICA SPACCAFORNO

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Sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio Abate, simbolo di ciò che resistette al terremoto dell’11 gennaio del 1693 che seminò distruzione e morte, ha avuto inizio ieri, con un picchetto d’onore della Polizia Municipale, la commemorazione di quel devastante evento che distrusse l’antica Spaccaforno. Il sindaco Piero Rustico e il celebrante don Salvo Bella hanno poi deposto ai piedi dell’altare fiori e un cero in ricordo di quelle vittime mentre la tromba di Giuseppe Fronte intonava il “silenzio fuori ordinanza” e dalla ‘Cava’ tre colpi a salve di cannone ricordavano alla città l’ora precisa del tragico evento. Successivamente l’esecuzione delle due marce funebri della tradizione ispicese, ‘SS. Cristo alla colonna’ e ‘SS. Cristo con la croce sulla via del Calvario’, hanno dato inizio alla funzione religiosa. La presenza di tanti cittadini, delle autorità civili nelle persone del vice sindaco Cesare Pellegrino, degli assessori Mary Ignaccolo e Paolo Mozzicato, del consigliere comunale Pietro Zocco e delle autorità militari nelle persone del comandante della locale stazione dei Carabinieri Mario Iabichino e del comandante della Polizia Municipale Lucia Roccuzzo ha evidenziato quanto, a distanza di più di tre secoli, sia ancora sentito nell’animo degli ispicesi il bisogno di non dimenticare quell’evento che cambiò in modo tragico la fisionomia della città e la vita di coloro che sopravvissero,  “quel terremoto che – ha affermato il Sindaco nel suo discorso – portò via con sé la vita di tanti, portò via affetti e per tutti la certezza di un luogo sicuro in cui dimorare in armonia con le cose, con la gente e con la natura”. Il Sindaco con il suo discorso ha voluto anche sottolineare che il ritrovarsi insieme per compiere gesti, riflessioni e per vivere momenti di preghiera è per tutti “segno della nostra gratitudine che sentiamo forte nei confronti di chi, allora sopravvissuto, con il proprio impegno ci ha insegnato che dai momenti tragici e dal dolore si riparte, insieme, più forti e con la voglia di rinascere facendo tesoro di quel po’ che rimane delle proprie macerie materiali ed emotive. Questo sicuramente … era l’unico bene prezioso rimasto ad ognuno di loro”. Successivamente, in corteo, le autorità ed i cittadini presenti hanno mosso verso il suggestivo affaccio sul Parco Forza e sulla porzione di Cava Ispica retrostante la chiesa. Qui Don Salvo Bella ha recitato la preghiera in suffragio e impartita la benedizione in memoria delle vittime ed il sindaco Piero Rustico ha “affidato” al vuoto sottostante i fiori che “portavano con sé” l’omaggio della città di Ispica per la gente che in quei luoghi perì. Fermarsi per ricordare momenti importanti di una comunità, di gioia o di dolore che siano, è un dovere imprescindibile per la comunità stessa affinché le nuove generazioni possano apprendere in quanto a loro sarà affidato il compito di portare avanti quella comunità. “La storia ci è maestra di vita – ha infatti concluso il Primo Cittadino – per questo il dovere di ricordare con il preciso scopo di essere guidati nel nostro cammino… Nella storia della città di Ispica è tracciata la strada che dobbiamo percorrere per guardare al futuro sempre con ottimismo e con la voglia di non lasciarsi sconfiggere dalle avversità.”

 

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