“FENDITURE”: PERDERSI PER RITROVARSI, UNA RIFLESSIONE UNIVERSALE

Quando l’arte nasce col chiaro intento di far riflettere su temi importanti che riguardano l’humanitas, allora essa assurge forse al suo compito più nobile. L’artista, in questi casi, si mette in gioco in prima persona, spingendo chi osserva le sue opere ad un’inevitabile introspezione che sfocia sul sociale. Proprio come ha fatto Annalisa Cavallo: impossibile restare indifferenti di fronte ai suoi quadri, che urlano con delicatezza e disperazione al tempo stesso temi scottanti ed attuali come l’omertà e la violenza sulle donne. Le opere dell’artista di Scoglitti sono state visionabili presso il centro commerciale “Le Masserie” di Ragusa fino a domenica 10 novembre. La mostra è stata intitolata “Fenditure” e Annalisa Cavallo spiega: “Il titolo che ho scelto per la mia prima personale può essere interpretato in due modi. Sia come ferita, dolore, squarcio, sia come spiraglio di luce. Molto spesso, infatti, attraverso il dolore e lo smarrimento si ha la possibilità di rinascere, di ritrovare se stessi. E ho voluto associare questo messaggio universale al tema della violenza sulle donne”. Ma le opere di Annalisa Cavallo non sono solo incisive sul piano comunicativo, sono anche innovative dal punto di vista tecnico: “Ho lavorato per quasi due anni – spiega la pittrice – sperimentando tecniche miste e riuscire a dare ai miei quadri quell’effetto di profondità che ricercavo e quell’effetto graffiato, presente in alcune mie opere, che esprimesse al meglio il concetto di fenditura”.

Il critico d’arte Rosario Sprovieri descrive così l’arte di Annalisa Cavallo: “In queste sue personalissime raffigurazioni, l’artista richiama l’icona delle ansie collettive, e ce le mostra nelle sue tensioni più disperate. In quelle magnifiche forme femminili arrivano non solo le onde cariche delle grida, ma anche le grida mute delle donne oltraggiate e uccise in questa quotidianità. Ferite aperte, non rimarginate, barbarie consumate nel silenzio e nell’abbandono più assoluto. Le donne sono la testimonianza, il messaggio inequivocabile delle vittime che non hanno mai avuto tempo giusto, né mai accettato frettolosa sepoltura. Quasi inavvertito è il dolore, pietrificato, immortalato nell’angoscioso ultimo tentativo, che è quello di usare la forza sorda e silenziosa che si erge lentamente da queste opere, per poter continuare a gridare al mondo: perché? Urlando contro la disumanità, la ferocia e la crudeltà di uomini e di una comunità che ne ha spezzato per sempre vite e speranze”.

Quello di Annalisa Cavallo appare anche come un inno alla vita, alla speranza, al riscatto di chi ha subito il terribile sopruso della violazione del suo essere donna, essere umano che dà la vita. Una riflessione che non può che essere universale, perché ci riguarda tutti e sempre, da vicino, da lontano, anche mentre siamo indaffarati nelle nostre faccende quotidiane e non ci accorgiamo di quanto dolore e di quanta speranza c’è intorno a noi.

La mostra “Fenditure” ha avuto un grande successo, tanto che l’artista si è detta “molto soddisfatta del riscontro avuto da pubblico che ha osservato, emozionandosi, le mie opere”.

 

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