VOTA, GIRA E FURRIA

Tutti hanno paura di tornare alle urne. Per un motivo o per un altro, nessuno vuole affrontare il giudizio degli elettori. Si sbandierano sondaggi ma la poltrona fa comodo e lo stipendio ancora di più. I fortunati che si sono accomodati da poco, pensando a quattro, cinque anni di privilegi, non si sognano nemmeno di affidare le proprie sorti agli elettori e, ancor prima, ai vertici di partito.

Non vogliono andare a votare quelli del PDL perché sanno di non arrivare, comunque, al 51%, non sanno se ci sarà il Cavaliere, non sanno quanto danno possano aver fatto le sue vicende giudiziarie, non sanno quanti saranno fedeli alla nuova Forza Italia, hanno capito che un ciclo si avvia, comunque, alla fine se già non è arrivata, sanno che non esiste un partito.

Non vogliono andare a votare quelli del Partito Democratico perché temono una riedizione del pareggio ultimo e perché i problemi all’interno di quello che resta del partito di comunisti e democristiani messi insieme non sono risolvibili con le capacità che attualmente ci sono in campo.

Non vogliono andare a votare, anche se in molti vogliono far credere l’opposto, i grillini perché percepiscono che uscirebbero ulteriormente ridimensionati dalle urne.

Gli unici che affronterebbero serenamente una nuova competizione elettorale sono quelle forze che non hanno nulla da perdere, Lega, estrema sinistra, destra, tutte quelle forze minori che, già scomparse, praticamente, dalla scena politica, potrebbero solo trarre giovamento da piccoli numeri percentuali che scaturissero dalle urne.

In questa situazione si vivacchia, si fa finta di lavorare per la nazione, per il popolo, per l’Europa, ma tutto è fermo, non ci sono provvedimenti concreti per scuola, università ricerca, beni culturali, lavoro, welfare, carico fiscale, industria, commercio, imprenditoria giovanile, credito alle famiglie.

Nessuno vuole tornare al voto ma nessuno è in grado di sbrogliare la matassa della governabilità, hanno tentato il tuto per tutto, prima le larghe intese, poi la condanna di Berlusconi che potva risolvere tutto e, invece, complica maledettamente le cose.

E’ la dimostrazione di quanto detto prima: il PDL minaccia di far dimettere i parlamentari ? quale migliore occasione di far fuori Berlusconi e tutto il partito ? andiamo subito a votare !

Invece, nemmeno se ne parla, si tirano fuori tutte le possibili soluzioni, dal governo di minoranza alla continuazione con i transfughi, si parla di fiducia che solo a sentire la parola viene da ridere.

Addirittura, per allontanare lo spettro delle urne, si arriva a pronunciare la parola amnistia, quella che fino ad ora era considerata solo un sacrilegio, quella sola che, fin dalla prima ora avrebbe potuto mettere tutto a posto. E a farlo è proprio il Capo dello Stato che scarica la patata bollente sul Parlamento ma lancia un segnale inequivocabile. Quindi, si arriva anche a questo, pur di non tornare alle urne.

Ma quale enorme terrore c’è nella paura di sottoporre  agli elettori il destino di tutti gli italiani ?

C’è la paura, comune a tutti i partiti, che alla fine gli italiani comprendano la realtà della situazione e possano decidere di affidare il 51 % a qualcuno, mettendo fuori, definitivamente, gli altri.

Meglio vivacchiare tutti insieme, che restare fuori dai giochi. Anche all’interno dei singoli schieramenti non c’è sicurezza su chi detiene la leadership, per cui anche in una fazione vittoriosa, al governo, molti non sanno se rivestiranno un ruolo da protagonisti o da comprimari. Meglio fare il perenne candidato a qualcosa che non restare nell’anonimato di paese.

E allora, vota, gira e furria !

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