RISORSA ACQUA, UN BENE DA DIFENDERE MA ANCHE DA CUI DIFENDERSI

La crescente richiesta d’acqua da destinare sia agli usi convenzionali (potabile, irrigua) che a quelli necessari per le attività produttive dell’industria, determina talora, specialmente in Sicilia, conflitti tra gli utenti coinvolti. Tali conflitti, non sempre strettamente dipendenti dalla poca disponibilità delle risorse idriche, sono talora innescati dalla contemporaneità delle domande od anche, in particolari periodi dell’anno, da interessi contrastanti. Le risorse idriche ogni giorno di più diventano socialmente indispensabili ingenerando ripercussioni sulla economia e principalmente sulla qualità della vita dell’uomo. Bisogna convincersi che l’acqua non è un bene commerciale ma una risorsa sociale che va tutelata. A livello mondiale è notorio che la sopravivenza di alcune popolazioni è legata alla disponibilità dell’acqua potabile (sono a rischio più di 3 miliardi di persone). Il nostro Paese presenta una notevole diversità sull’andamento pluviometrico e la risorsa acqua, che pressappoco si aggira intorno a 1.000 mm annui di pioggia, deve essere gestita con oculatezza perché sia in grado di assolvere agli usi di grande rilevanza sociale e nello stesso tempo imbrigliata per prevenire i danni che può causare per la violenza delle piogge quando gli eventi sono particolarmente intensi, cioè di grande quantità in breve tempo. Spesso la crisi idrica scaturisce dalla mancanza di approfondite ricerche scientifiche sul territorio, da una scarsa opera di prevenzione, in generale da una carenza di gestione del problema. Nel futuro, a livello mondiale, i conflitti potranno essere facilmente causati per l’acqua. Il quadro degli usi e delle esigenze legate a questa particolare risorsa naturale “l’acqua” rende il problema ad essa legato alquanto complesso. Oggi, ma anche da quanto osservato in questi ultimi decenni, si pongono con una certa attenzione altri problemi, ad esempio quelli delle piene fluviali ogni anno ricorrenti con tutta la loro drammaticità o lo smaltimento delle acque reflue, che trattate potrebbero essere sostitutive in altri impieghi a quelle potabili. Indispensabile diventa, in questo caso, l’uso plurimo della risorsa idrica realizzando una consistente economia complessiva. A questi problemi si sovrappongono altri, non ultimi quelli legati alla urbanizzazione selvaggia di aree a rischio, di obliterazione di zone umide, ecc. Non ultimi sono i problemi legati alle inefficienti e vetuste reti di distribuzione, e la difficoltà gestionali e di controllo dei sistemi idrici complessi. Spesso le cause delle ricorrenti siccità sono quindi da ricercare non nelle vicende di una natura avversa ma nelle inefficienze tecniche e gestionali e in una sempre meno incentivante ricerca scientifica di base non applicata in un settore così essenziale per la vita sociale ed economica dell’isola. Dibattiti sempre più serrati, ad ogni “congiuntura idrica”, hanno evidenziato che il problema idrico in Sicilia deve essere affrontato in un quadro territoriale unitario, individuando nei bacini idrografici, le unità fisiografiche (studio geografico dell’andamento del mare e della terra) omogenee od anche, nel loro complesso, l’intera regione. Oggi il problema “acqua” deve essere affrontato con una impostazione complessiva unitaria delle tre destinazioni d’uso di essa e del possibile uso plurimo della stessa. Problemi non secondari sono quelli che si pongono con tutta la loro gravità in merito alla tutela della sua qualità e non ultimo quello della difesa da alcune calamità naturali legate all’acqua (piene fluviali, allagamenti, esondazioni ed in genere i rischi derivati da questi, inquinamento, estesi fenomeni di ingressione marina, ecc.). In Sicilia sono state nei decenni passati intraprese diverse iniziative mirate alla pianificazione delle acque. Queste iniziative sono state supportate da numerosi studi di carattere idrologico, idrogeologico, pedologico-agronomico, tecnico-sanitario dove i Consorzi di Bonifica hanno svolto un ruolo rilevante. La indifferibilità di una moderna gestione della risorsa idrica da perseguire attraverso una attenta valutazione delle risorse disponibili in ogni struttura idrogeologica, definisce i limiti di compatibilità ambientale del loro sfruttamento. Questa valutazione non può essere limitata al solo studio statistico dei fenomeni idrologici, ma deve anche analizzare le complesse cause di gestione territoriale e i mutamenti antropici che sono probabilmente una concausa della riduzione degli apporti superficiali e sotterranei. Ma soprattutto l’aspetto più innovativo, nella gestione delle risorse idriche in Sicilia, deve essere rappresentato dal controllo della domanda idrica e dal suo adeguamento alla reale disponibilità sostenibile dall’ambiente fisico, sociale ed economico. A tal fine è necessario che la pianificazione statica a fabbisogni bloccati venga sostituita da un processo dinamico della stessa, nel quale l’orizzonte temporale delle scelte diventa più ridotto. In questo modo si potrà ottenere un aggiornamento continuo della consistenza delle disponibilità per adeguare gli strumenti correttivi della domanda. Per far ciò i Consorzi di Bonifica dovranno essere protagonisti in considerazione del contributo dato in passato per l’esperienza acquisita in questo complesso campo. Questi dovranno riservare specifiche cure per la conservazione e la tutela del territorio attuando un nuovo modello di sviluppo capace di valorizzare le risorse presenti nel territorio con un sistema integrato che coinvolga professionalità di altri uffici pubblici competenti e strutture private, attuando piani che consentono l’ottimizzazione dell’utilizzo, anche attraverso la riduzione dei volumi irrigui, mantenendo comunque quelle produzioni di qualità che ci contraddistinguono. (Martina Celestre).

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