I CAMBIAMENTI CLIMATICI AUMENTANO L’AGGRESSIVITÀ DELLE POPOLAZIONI ED IL RISCHIO DI CONFLITTI A LIVELLO MONDIALE

 

L’aumento della temperatura globale, causa dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo gli equilibri degli ecosistemi con relativa perdita di biodiversità, sarebbe corresponsabile (insieme a numerosi altri fattori di natura socio-economica) nell’influenzare i comportamenti degli individui e delle popolazioni. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science e condotto presso le Università di Princeton e di Berkeley, i cambiamenti climatici sono in relazione diretta con  episodi di violenza di diversi tipi in tutto il mondo e si calcola che potrebbero aumentare il rischio di esplosione di conflitti e disordini. In base alle attuali stime sui cambiamenti climatici futuri, il mondo è destinato a diventare un luogo più violento di quanto sia già attualmente.

“C’è una relazione che osserviamo nel corso del tempo e in tutti i principali continenti tra le variabili climatiche e l’esplosione di conflitti”, spiega Marshall Burke, dell’ Università di Berkeley.

L’analisi di 60 studi di ogni parte del mondo e accaduti nell’arco temporale di centinaia di anni, ha evidenziato una “significativa” correlazione tra clima e conflitti.

Sono stati presi in considerazione tre grandi categorie di conflitti:

·         La violenza personale e crimini come l’omicidio, l’aggressione, lo stupro e la violenza domestica;

·         La violenza fra gruppi e l’instabilità politica, come le guerre civili, le rivolte, le violenze etniche, e le invasioni dei terreni;

·         I cambiamenti bruschi ed importanti nelle istituzioni che regolano la vita dei popoli o il collasso di intere civiltà.

Dall’analisi dei dati si evince che tutti e tre i tipi di conflitto mostrano risposte sistematiche  ai cambiamenti climatici; le violenze etniche, gli attacchi da parte della polizia, le guerre fra popoli, corrispondono tutti ad uno stesso modello.

“Abbiamo raccolto 60 studi esistenti contenenti 45 diversi set di dati che abbiamo ri-analizzato utilizzando un quadro statistico comune. I risultati sono stati sorprendenti” ha detto Solomon Hsiang, autore principale dello studio.

Tra gli esempi c’è l’aumento delle violenze domestiche in India e in Australia nei periodi di grave siccità e un’impennata del numero di aggressioni, stupri e omicidi durante le ondate di caldo negli Usa o in Tanzania; si pensa che l’aumento delle temperature sia da mettere in relazione anche con conflitti più ampi, come gli scontri di carattere etnico in Europa e le guerre civili nel continente africano.

Comunque gli studiosi tengono a precisare che i rapporti di causa-effetto tra aumento della temperatura ed episodi di violenza e conflitti  non sono affatto chiari.

“Non vogliamo attribuire ogni singolo evento al clima, ma ci sono dei risultati veramente interessanti”. Importante è ora capire il perché dell’esistenza di questa correlazione. Le ipotesi sono diverse. “Uno dei principali meccanismi in gioco è il cambiamento delle condizioni economiche. Sappiamo che il clima influenza le condizioni economiche in tutto il mondo, particolarmente nelle aree agricole. Ci sono numerose prove che dimostrano che i cambiamenti delle condizioni economiche influenzano le decisioni delle persone sull’opportunità o meno, ad esempio, di prendere parte a una ribellione“. Si ipotizza che i cambiamenti climatici, responsabili di ingenti danni all’agricoltura e quindi sull’economia, provochino meccanismi di autoconservazione delle popolazioni come  rivoluzioni o aggressioni nei confronti di altre popolazioni. Inoltre il calore ha effetti immediati sulla fisiologia delle persone (aumento di aggressività) e molto spesso le popolazioni non sono affatto pronte a fronteggiare temperature più calde.

I risultati suggeriscono che l’aumento globale della temperatura di 2 °C potrebbe aumentare il rischio di  conflitti fra popoli, come le guerre civili, di almeno il 15% (in media) ed in alcune zone sensibili del pianeta addirittura del 50%.

“E’ possibile che le società future possano capire il modo migliore per far fronte a temperature calde e precipitazioni variabili, e anzi speriamo che lo facciano. Abbiamo bisogno di capire perché i cambiamenti climatici causano conflitti in modo che possiamo aiutare le società ad adattarsi a questi eventi ed evitare la violenza. Allo stesso tempo, dovremmo considerare attentamente se le nostre azioni di oggi stanno già rendendo il mondo dei nostri figli più pericoloso”, spiegano gli autori dello studio.

 

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