Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
UNA STORIA ITALIANA
03 Ago 2013 06:27
La lunga, tenebrosa stagione della strategia della tensione affonda le sue radici in quel substrato ideologico, culturale che caratterizza la singolare unicità del nostro paese nell’ambito delle cosiddette democrazie occidentali: un’etica schizoide della politica, con valori e principi spesso antipodici; un sottobosco di contiguità e connivenza fra parti dello stato e destra eversiva; un esasperato cinismo delle classi politiche che si sono succedute dal dopoguerra; un diffuso sentimento di inviolabilità dei gangli occulti di un potere che assegna alla vita umana lo stesso valore che si da ad una pedina nella scacchiera.
Di quella stagione – e di un particolare momento/snodo – racconta il film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage, costruito sulla certosina documentazione che si è accumulata intorno alla tragica notte del 12 dicembre del 1969 a Milano. Primo di una lunga catena di episodi sanguinosi che hanno scandito la vita politica e civile del paese. Il film è rigoroso e non è così “fazioso” come qualcuno – particolarmente allergico alle cose di sinistra – potrebbe pensare dato il nome di Giordana. La caratterizzazione dei personaggi è forte – specie quelle di Pinelli e di Calabresi – ma ancora più forte è la ricostruzione di uno spirito del tempo segnato da violentissime tensioni sociali, sempre sul ciglio di un baratro istituzionale.
Alle stragi –quasi tutte squisitamente impunite – della storia italiana del dopoguerra, da Portella della Ginestra alla morte di Falcone e Borsellino, è dedicato il libro di Ferdinando Imposimato La repubblica delle stragi impunite. La quantità di dati su cui è basato il lavoro di ricostruzione storica e processuale è impressionante: montagne di documenti, alcuni inediti, a comporre un quadro inquietante, cupo, dell’Italia dei tanti poteri e delle tante verità. L’Autore non nasconde la sua sensibilità di uomo di sinistra ma mette a frutto anche quella – non meno importante – di uomo delle istituzioni, essendo stato a lungo magistrato impegnato sul fronte di importanti fatti della nostra storia civile, dal rapimento di Moro all’attentato a papa Woitila.
Del ’69 è uno dei capolavori firmati da Charlie Haden, jazzista militante, nella sua lunga carriera divisa fra la partecipazione al free e a progetti storici quali il quintetto americano di Jarrett degli anni ’70 e il fascinoso Quartet West, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa in questa rubrica.
Liberation Music Orchestra è il titolo di quell’album, omaggio alle rivoluzioni latino-americane e alle musiche struggenti delle tradizioni di quei popoli: un lungo, accorato canto che si distende lungo tutta l’opera, facendosi ora lirico ora rabbioso: erano gli anni del free, delle rivolte studentesche, del Vietnam, degli scontri razziali.
Impressionante il parterre di musicisti coinvolti, in un organico ampio e colorato. Ricordiamo solo alcuni: Dewey Redman, Carla Bley e l’ancora giovane e promettente Leandro “Gato” Barbieri.
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