IL CILE VITIVINICOLO

C’è un posto in America latina dove il terribile flagello della fillossera non è mai arrivato. Si tratta del Cile, un paese, che grazie alla sua particolare posizione geografica, si è difeso da questo parassita della vite, che gravissimi danni aveva procurato in Europa.

Le Ande a est, il Pacifico a ovest, il deserto di Atacama e l’Artico a sud sono state le barriere naturali, che hanno difeso il territorio da questo parassita.

Ancora oggi viene coltivata la vite in Cile senza la necessità di ricorrere a portainnesti resistenti alla fillossera, ma direttamente con le proprie radici.

Sebbene molti ritengono che non vi sia assolutamente differenza qualitativa tra una vite innestata e una a piede franco, è certo che la speranza di vita è maggiore nelle vite a piede franco.  Per essere più precisi, una vite a piede franco avrà una produzione costante per più anni rispetto a una vite innestata, la quale dopo 25 anni viene estirpata proprio perché la produzione diventa instabile.

Il Cile, inoltre, gode di un ambiente climatico particolarmente adatto alla coltivazione della vite.

Ovviamente le prime barbatelle furono portate in Cile dagli emigranti, i quali erano poco propensi a rinunciare al vino. I vini importati erano pochi e comunque non sempre alla portata di tutti. Fino al XX secolo il Cile ha prodotto principalmente vini rossi da cabernet, merlot e carmenère. Successivamente con selezioni clonali più accurate e maggiore formazione enologica, il Cile si è fatto apprezzare anche per vitigni più difficili come il pinot noir e lo syrah, oltre ovviamente al malbec. La grande novità dei vini cileni giungerà, però, dai vitigni bianchi, fino ad allora tenuti in secondo piano e destinati soltanto al consumo interno. Vitigni come viognier, gewürztraminer, chardonnay e soprattutto savignon blanc cambiarono profondamente la percezione dei vini cileni, tanto che presto l’Europa divenne uno dei principali acquirenti dei vini cileni. Questo grazie anche all’ottimo rapporto qualità/prezzo di questi vini.

Guardando una cartina geografica, si nota immediatamente la particolare conformazione geografica del Cile, un paese che si allunga tantissimo da nord a sud, ma allo stesso tempo fortemente stretto. Ovviamente un paese così possiede molti climi e diversi tra loro. La coltivazione dell’uva di qualità si colloca in una fascia. che, partendo da La Serena, scende fino alla Valle del Malleco. I risultati migliori però si sono ottenuti nelle vicinanze di Santiago, città che si trova nello stesso parallelo di Mendoza, capitale del vino argentino. Ma mentre Mendoza gode di un’altitudine notevole che garantisce continue escursioni termiche, le quali evitano che l’uva si cuocia. Il Cile evita gli effetti deleteri dell’eccessivo calore, grazie all’influenza combinata tra il Pacifico e le Ande. Si verifica anche qui una notevole escursione termica tra il giorno e la notte, fattore essenziale per ottenere uve ricche di aromi.

Tenuto conto che la zona vinicola cilena non si estende ovviamente lungo tutto il paese, ma è concentrata nei pressi di Santiago, non deve sorprendere che le differenze territoriali capaci di influenzare la qualità dell’uva non vanno ricercate da nord a sud, ma bensì tra est e ovest, ossia tra i vitigni più vicini alla costa e quelli più vicini alle Ande.

Nonostante queste ottime premesse, il Cile deve affrontare  un notevole problema. Le estati caldissime presentano insufficienti precipitazioni, per poter soddisfare le necessità delle viti. In passato, questo inconveniente era stato risolto con la creazione di una rete di canali di irrigazione che sfruttavano l’acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi andine. Questo sistema oggi non è più sufficiente e ormai si ricorre tranquillamente all’irrigazione a goccia, utile anche per l’uso di fertilizzanti. All’irrigazione forzata e alla fertilizzazione si aggiunge l’uso di un metodo, che mal si comcilia con  il vino di qualità: l’uso delle chips al posto delle barriques. Per evitare che il prezzo dei vini salga troppo, si ricorre ai chips, pezzetti di legno che vengono messi in infusione nel vino e cedono quei profumi dolci che ricordano le barriques. Ovviamente non tutti i produttori fanno uso delle chips, ma certo è un sistema molto diffuso. Fortunatamente i vini bianchi in genere fanno solo acciaio e non vengono quindi edulcorati da questi sistemi poco consoni.

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