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L’ORMAI SOPPRESSA PROVINCIA DI RAGUSA CEDA AL COMUNE DI MODICA IL COMPLESSO MONUMENTALE DEL CARMINE
10 Mag 2013 14:34
L’ex convento, tra i maggiori esempi di architettura medievale in Sicilia, dovrà essere integralmente offerto alla fruizione pubblica. Mantenerne l’attuale destinazione scelta miope e sbagliata imposta dall’ex assessore provinciale Carpentieri che sei mesi fa zittì lo storico Barone, ora suo assessore designato.
Il Comune di Modica deve chiedere alla – ormai soppressa – Provincia regionale di Ragusa l’acquisizione al proprio patrimonio del complesso monumentale dell’ex convento del Carmine che è di proprietà dell’ente cancellato dalla recente legge regionale già in vigore. Sarebbe quindi assurdo, innaturale e oltremodo dannoso per la città di Modica, nel cui centro l’edificio storico si trova, se le sue sorti dovessero continuare a dipendere da un guscio burocratico vuoto, privo di legittimazione democratica e di competenze di merito.
L’obiettivo rientra in un programma di interventi immediati e urgenti per i quali LiberaModica si batterà, sia se, in forza del consenso, potrà governare la città nel caso in cui dovesse servirla esclusivamente attraverso la propria rappresentanza nel Consiglio comunale.
In linea con l’intero proprio progetto di cambiamento per la rinascita – civile, sociale, ed economica – della città, LiberaModica punta al recupero e alla piena valorizzazione turistica di tutti i beni culturali. Nel caso del complesso dell’ex convento del Carmine, naturalmente legato all’auditorium Floridia e al palazzo Campailla, conseguenza logica ne sarà quindi la totale e integrale apertura alla fruizione pubblica.
L’attuale destinazione è inappropriata e costituisce un ingiustificabile spreco di risorse di altissimo valore culturale ed economico per la comunità.
E’ giusto e necessario che l’Arma dei Carabinieri abbia una sede funzionale attraverso la quale possa espletare al meglio le proprie preziose funzioni, ma questo non ha nulla a che vedere con un edificio la cui identità, il cui pregio storico e culturale, le cui caratteristiche lo vincolano ad una destinazione naturale ed obbligata.
Il mantenimento della destinazione attuale, imposto di recente alla città dall’ex assessore provinciale Carpentieri, con la docile sottomissione dell’amministrazione comunale uscente, è una scelta miope e sbagliata che va assolutamente modificata, mettendo a disposizione dei Carabinieri una sede alternativa e pienamente funzionale, e liberando totalmente l’edificio quattrocentesco per destinarlo alla pubblica fruizione.
Lo storico Giuseppe Barone un anno fa ebbe il merito di assumere con nettezza questa posizione con argomentazioni ovvie e inoppugnabili, frutto innanzitutto di logica, buon senso, saggezza e diligenza di gestione del buon padre di famiglia: <<il complesso è di una grande eccezionalità – scrisse il prof. Barone – perché in tutto il Val di Noto la monumentalità prebarocca è frantumata per i disastri causati dal terremoto del 1693. Il Convento del Carmine si è invece conservato e presenta testimonianze pregevoli dal punto di vista storico e artistico. Da esso è possibile ricostruire e pensare ad una città medievale e non solo barocca perché al Carmine abbiamo un’architettura del ‘400 tra le più importanti della Sicilia medievale che fanno emergere una struttura complessa, stratificata nei secoli, dove c’è ancora molto da scoprire e da studiare>>.
Il prof. Barone fu zittito da Carpentieri il quale, a settembre scorso – quando si preparava a candidarsi all’Ars sotto il simbolo del Pdl berlusconiano, partito in cui ha militato, fino a pochi mesi fa, per oltre dieci anni – dichiarò chiuso il dibattito, sentenziando: “La scelta di destinare l’immobile all’Arma non cambia”.
Oggi, onestamente, non sappiamo se, a cambiare idea sia stato il candidato a sindaco Carpentieri o il suo “assessore promesso” alla Cultura Barone, né se – nello scambio di esperienze e di bagaglio culturale che ha prodotto la collaborazione tra l’insigne storico e l’aspirante sindaco tutto “partitelle, scacce e sagre” – ciascuno dei due abbia conservato la propria.
Certo è che LiberaModica porta avanti idee chiare, univoche, coerenti e, se i cittadini le daranno il consenso, le potrà realizzare facilmente e naturalmente.
Il tema riguarda anche il complesso di Santa Maria del Gesù, tra i più rilevanti e significativi esempi di architettura quattro-cinquecentesca in Sicilia. Anche in questo caso siamo di fronte ad una destinazione sbagliata, compiuta, come la precedente, in un ormai lontano periodo storico e che è da cambiare, in linea con la domanda massiccia di fruizione e di turismo culturale propria della società contemporanea, visto che Modica ha la fortuna straordinaria di possedere un patrimonio di inestimabile valore che può e deve costituire la cifra della custodia della sua identità e la chiave del suo sviluppo, della sua ricchezza, del suo benessere. Ovviamente anche in questo caso occorre ricercare le soluzioni alternative, almeno se l’istituto penitenziario ubicato nell’edificio di Modica Alta riuscirà a sopravvivere, obiettivo per il quale LiberaModica profonderà il massimo impegno.
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