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IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO … (POSSIBILE)!
30 Apr 2013 17:25
Ora che ha ottenuto la fiducia delle Camere il Governo Letta è nel pieno dei suoi poteri e il Presidente del Consiglio sta dando la sensazione di volere recuperare il tempo perduto dal giorno delle elezioni soprattutto per quanto riguarda la rivisitazione degli impegni presi in Europa dal governo Berlusconi che hanno obbligato Monti a una politica di rigore draconiano ed infatti i primi impegni sono tutti proiettati verso i partner europei.
Enrico Letta ha molto puntato sull’Europa e questo è molto evidente nella composizione del governo sia Moavero, sia Giovannini, sia Saccomanni, sia la Bonino che Letta stesso (parliamo del 25% dei ministri con un “peso” politico-amministrativo di gran lunga superiore), oltre ad essere persone di grande prestigio politico/professionale hanno tutti la caratteristica di una grossa esperienza in ambito di organismi europei e godono di grande credibilità a Bruxelles, anche perché è in questo ambito che si gioca la vera partita di questo governo e anche il futuro dell’Italia, il giro di boa che può invertire la tendenza economica può essere solo costituito da una sostanziale inversione di rotta della strategia che l’Europa impone ai Paesi meno virtuosi.
E in questo sta anche la risposta riguardo alle risorse da reperire che tutti gli osservatori rilevano come punto debole del programma di Letta, l’allentamento dei vincoli europei con qualche significativa economia di spesa possono costituire una dotazione di partenza piccola, ma non irrilevante per innescare meccanismi positivi di incentivi alla crescita.
E questa impostazione al di la delle formule e dei discorsi costituisce il primo vero cambiamento rispetto al passato. Ed il cambiamento è la vera cifra con la quale analizzare questo governo, in questo Letta non costituisce una alternativa a Bersani, ma una variante del progetto dell’ormai ex-segretario: Bersani ha impostato la prima parte del dopo-voto alla ricerca del “Governo del Cambiamento”, Letta ha attuato a mio avviso il “Governo del Cambiamento (Possibile)”.
E la dimostrazione di questa impostazione è già nel metodo usato nella scelta dei ministri:
1) il primo cambiamento è stato generazionale, abbondano i ministri quarantenni; 2) il secondo è nella composizione di genere, non siamo ancora al 50% ma il 33% di donne è sicuramente il dato più alto mai toccato; 3) di sicuro non è stato utilizzato il manuale “Cencelli” altrimenti di certo Emma Bonino non sarebbe diventata ministro degli esteri; 4) due ministri donna non native Italiane e addirittura una di origine africana; 5) focus, tramite la scelta di ministri con grande sensibilità riconosciuta, su alcune tematiche di grande impatto politico-ideologico come l’integrazione degli immigrati (Cecile Kyenge), il meridionalismo (Carlo Trigilia), la ricerca scientifica (Maria Chiara Carrozza), politiche giovanili e sport (Josefa Idem), Turismo (Massimo Bray).
Le dichiarazioni programmatiche ovviamente sono un elenco di buoni propositi specialmente per un esecutivo il cui orizzonte non è certamente la legislatura, fanno fede le priorità che comunque rispecchiano punti programmatici condivisi da quasi tutte le forze parlamentari: IMU prima casa (rata giugno sospesa in attesa della decisione), aumento dell’IVA (slittamento per poi eliminarlo), esodati (risolveremo il problema), sgravi fiscali per neoassunti, reddito garantito per famiglie numerose e bisognose, eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione doppia indennità per ministri parlamentari, riforme costituzionali entro 18 mesi, abolizione delle province etc. etc.
Ma l’incognita più grande è costituita dalla reale volontà di PDL e PD di portare avanti l’esperienza nel tempo e soprattutto quali prezzi sono disposti a pagare alla “responsabilità” di dare risposte ai problemi urgenti degli Italiani. Il PDL a parole continua a manifestare grande senso di responsabilità (ed in effetti non ha disturbato il manovratore nella scelta dei ministri), ma adesso comincia a porre condizioni più stringenti (abolizione dell’IMU sulla 1^ casa, presidenza della commissione sulle riforme); per contro il PD sta già pagando un prezzo esoso al governassimo in termini di consenso, ha quindi interesse a trasformare questa “alleanza necessitata” in un’occasione di rinnovato consenso, bisogna dare atto a Letta di essersi mosso bene nei primi passi e confidiamo che continui con sapienza a percorrere questo strettissimo passaggio tra la seconda e la terza repubblica.
Abbiamo parlato del “cambiamento possibile” che Letta si è intestato, ma tutti temiamo che l’alleanza anomala possa trascinare Letta verso il “cambiamento improponibile”! Da più parti si paventa infatti che il PDL in nome della “pacificazione” richieda qualche forma di “salvacondotto” per il suo leader “vittima di accanimento giudiziario” …
Ci conforta che Letta prima e Bersani poi abbiano usato le stesse parole per dire che questo governo non deve nascere e vivere “a tutti i costi” e questo è sicuramente uno di quei costi da non pagare!
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