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In Sicilia si vive meglio? Intanto si vive meno
10 Ott 2026 06:38
“Qui si vive meglio che al Nord”. Lo diciamo pensando al mare, al sole, alle relazioni familiari. Ma quanto regge questa convinzione davanti ai dati sulla salute? Il nono rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, presentato il 7 ottobre alla Camera, indica per la Sicilia una speranza di vita alla nascita di 82,6 anni nel 2025, contro 83,7 della media italiana. L’Isola è penultima fra le regioni: il divario equivale a circa tredici mesi. Il riferimento è alla vita che si avrebbe mantenendo, a ogni età, i livelli di mortalità dell’anno osservato. Non misura la felicità e neppure quanti anni saranno trascorsi in buona salute.
Il vantaggio del Nord emerge anche dai dati Istat del 2025: la speranza di vita è stimata in 82,3 anni per gli uomini e 86,2 per le donne. Nel Mezzogiorno i valori scendono rispettivamente a 80,8 e 84,9. Un anno e mezzo di differenza per gli uomini, un anno e tre mesi circa per le donne. Sono medie territoriali, non destini individuali.
E il ragusano? Il rapporto Istat sul benessere dei territori, edizione 2025, offre un confronto riferito al 2024: la provincia di Ragusa arriva a 83,1 anni, contro gli 82,1 della Sicilia e gli 83,4 dell’Italia. Dunque supera la media dell’Isola di un anno e resta tre o quattro mesi sotto quella nazionale. Questi valori provinciali non vanno confrontati direttamente con quelli regionali del 2025 citati da Gimbe. Una buona posizione nel confronto siciliano non elimina quindi il divario.
Nello stesso rapporto c’è un altro indicatore: la mortalità evitabile prima dei 75 anni, che considera decessi potenzialmente riducibili con la prevenzione o con cure tempestive ed efficaci. Nel 2022 il tasso, standardizzato per età, è di 18,6 ogni diecimila abitanti a Ragusa, 20,6 in Sicilia e 17,6 in Italia. Anche qui la provincia va meglio della regione, ma non raggiunge il risultato nazionale.
I dati Gimbe segnalano inoltre uno squilibrio nel personale dipendente: nel 2024 la Sicilia dispone di 1,92 medici ogni mille abitanti, più della media italiana di 1,84, ma di 3,86 infermieri contro 4,75. Avere più medici in rapporto ai residenti non significa, da solo, disporre di un’assistenza migliore: contano anche le altre professioni, l’organizzazione e l’accessibilità dei servizi.
Non si può attribuire automaticamente alla sanità tutta la distanza nella speranza di vita. Per spiegarla occorre valutare anche condizioni economiche, istruzione, abitudini e ambiente.
Giusto preferire vivere in Sicilia. Ma “qui si vive meglio” è un giudizio personale, non una certificazione sanitaria. Sole e mare non cancellano la domanda pubblica: quali interventi servono per ridurre lo svantaggio e consentire a chi abita nell’Isola di vivere più a lungo e in salute?
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