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DonnaFugata Film Festival: a Ragusa i grandi classici tornano protagonisti
07 Ago 2026 13:19
È forse l’immagine simbolo della 18esima edizione del DonnaFugata Film Festival: una sala gremita di giovani davanti a “La parola ai giurati”, il capolavoro di Sidney Lumet del 1957. Un film nato quasi settant’anni fa che, nella suggestiva cornice del Castello di Donnafugata, è tornato a parlare al pubblico contemporaneo con la stessa forza del passato.
Un segnale forte per il direttore artistico Andrea Traina, che vede proprio nella partecipazione delle nuove generazioni una delle più grandi soddisfazioni di questa edizione.
«Vedere una sala piena di ragazzi davanti a pellicole non in anteprima, come è accaduto anche per Taxi Driver, significa che il cinema continua a trovare un modo per parlare alle generazioni che non hanno vissuto quei film quando sono arrivati nelle sale», ha spiegato Traina.
Il festival che riporta in vita i grandi film
Il DonnaFugata Film Festival conferma così la propria identità: non una semplice rassegna di cinema, ma un luogo dove la memoria cinematografica viene rimessa in circolo e incontra nuovi spettatori.
La manifestazione, in programma fino a domenica al Castello di Donnafugata, non punta soltanto sulle novità, ma sceglie di valorizzare opere capaci di attraversare il tempo. Il filo conduttore di questa edizione è il segno zodiacale del Cancro, attraverso una selezione di film legati a registi, interpreti, sceneggiatori e compositori appartenenti a questo segno.
Pellicole italiane e internazionali che hanno segnato epoche e generi differenti tornano così sul grande schermo in uno dei luoghi più suggestivi del territorio ibleo.
Il Castello diventa una casa del cinema sotto le stelle
La forza del DonnaFugata Film Festival sta anche nella sua formula: il cinema incontra la storia, l’arte e il territorio.
Guardare un grande classico sotto il cielo stellato del Castello, partecipare a un incontro con un regista o un musicista, assistere a una masterclass e poi lasciarsi sorprendere da una nuova proiezione significa vivere un’esperienza che va oltre il semplice spettacolo cinematografico.
Una vera comunità temporanea del cinema che ogni sera prende forma negli spazi del Castello.
Anche la facciata di Donnafugata è diventata parte integrante della manifestazione, trasformandosi in una scenografia luminosa con immagini e sequenze cinematografiche proiettate sulle superfici del maniero. Un elemento che ha favorito fotografie, condivisioni sui social e una diffusione spontanea del festival attraverso il pubblico.
“Il mio DonnaFugata Film Festival”: spettatori protagonisti della manifestazione
Tra le novità di questa edizione c’è anche “Il mio DonnaFugata Film Festival”, uno strumento che permette agli spettatori di costruire un proprio percorso personale scegliendo film, incontri, workshop, laboratori e masterclass.
Un calendario individuale che può essere condiviso online e che trasforma il pubblico in parte attiva della narrazione del festival.
Non più semplici spettatori, quindi, ma protagonisti di un’esperienza culturale costruita attraverso le proprie scelte.
Omaggio a Piero Umiliani, il maestro che ha dato musica al cinema italiano
La serata di ieri ha avuto come protagonista uno dei grandi nomi della musica applicata al cinema: Piero Umiliani, compositore che quest’anno avrebbe compiuto cento anni.
A raccontare la sua storia è stato Massimo Martella, autore del documentario “Il tocco di Piero”, presentato durante il festival e introdotto dal direttore artistico Andrea Traina nell’ambito del percorso dedicato al rapporto tra cinema e musica.
Martella ha ricordato il ruolo fondamentale di Umiliani nella storia del cinema italiano, soprattutto durante la stagione della commedia all’italiana.
Il compositore fiorentino fu tra i primi grandi jazzisti italiani a portare il jazz sul grande schermo, creando un linguaggio musicale capace di adattarsi perfettamente alle immagini.
«In lui era il film a venire prima della musica – ha raccontato Martella – erano la storia e le immagini a suggerire la strada alla composizione».
Un talento che ha lasciato un’eredità ancora oggi viva: le sue musiche sono state riscoperte dalle nuove generazioni, utilizzate nel rap, nella pubblicità e in numerosi progetti contemporanei.
Il cinema tunisino e il dialogo con il Mediterraneo
Il programma del festival prosegue con uno sguardo sempre più aperto verso il Mediterraneo.
Questa sera, venerdì 7 agosto, alle 20, il DonnafugaTalks ospiterà l’incontro “Un ponte sul Mediterraneo”, con Fatma Sfar, Aymen Mabrouk, Mourad Ben Cheikh e Andrea Traina.
Al centro del confronto il nuovo cinema tunisino e il rapporto culturale tra le due rive del Mediterraneo.
Alle 21, nel Cortile Grande, sarà proiettato “Una sconosciuta a Tunisi” di Mehdi Barsaoui, con musiche del compositore Amine Bouhafa, mentre alle 23.15 sarà la volta di “One Hour Photo” di Mark Romanek con Robin Williams.
Il gran finale tra Hitchcock, Bellocchio e le colonne sonore da Oscar
Sabato 8 agosto il festival proporrà alle 20 il DonnafugaTalks “Storie di donne”, dedicato al racconto del femminile tra violenza, oppressione e riscatto, con Stefano Lorenzi e Fabio Schifilliti.
A seguire saranno presentati i film “Fili invisibili” e “Afrodite”, con la presenza dei rispettivi registi.
Uno degli appuntamenti più attesi sarà alle 23 con la masterclass “Psyco: anatomia di un omicidio”, dedicata al capolavoro di Alfred Hitchcock, con Marco Cascone, Roy Menarini, Andrea Traina e il quintetto d’archi del Chroma Ensemble.
Domenica 9 agosto arriverà il gran finale con l’attore Fausto Russo Alesi protagonista del DonnafugaTalks delle 20, seguito dai film di Marco Bellocchio “Se posso permettermi” e “Se posso permettermi – Capitolo 2”.
Alle 22 la cerimonia di chiusura anticiperà l’ultimo grande appuntamento musicale: alle 23 il Chroma Ensemble presenterà “Note da Oscar”, concerto per musica e immagini dedicato a dieci film e dieci colonne sonore.
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