Gli alieni esistono. E sono un po’ siciliani

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

I marziani esistono. E sanno dire “minchia”. Extraterrestri e siciliani: una fenomenologia dell’insondabile.

Partiamo da un assunto che la comunità scientifica ufficiale continua a negare con quell’arroganza tipica di chi non ha mai aspettato tre ore in aeroporto in attesa di un volo cancellato: gli alieni esistono. Il Pentagono lo ha ammesso, i piloti militari lo hanno documentato, e qualunque persona di buon senso che abbia mai tentato di capire l’universo (90 miliardi di anni luce di diametro, con centinaia di miliardi di galassie) sa che ritenere la Terra l’unico pianeta abitato è un atto di provincialismo cosmico degno di commiserazione.

Gli UFO, ora pudicamente ribattezzati UAP (Unidentified Aerial Phenomena) con quell’eufemismo burocratico che tanto piace agli americani, sono reali. Compiono manovre che sfidano ogni fisica conosciuta: accelerazioni istantanee, assenza d’inerzia, ipersaltibidimensionali. In parole semplici: fanno cose che noi non sappiamo fare. Il che, psicologicamente, è già sufficiente a innescare due reazioni primordiali nell’essere umano: la meraviglia e la negazione. La prima è rara. La seconda, diagnosticabile.

Ma chi sono costoro? La psicologia cognitiva ci insegna che tendiamo a proiettare sullo sconosciuto le nostre categorie mentali. Immaginiamo alieni aggressivi perché siamo noi ad esserlo, o li fantastichiamo benevoli perché abbiamo bisogno di una figura paterna cosmica. La verità è che una civiltà capace di attraversare lo spazio interstellare ha quasi certamente risolto i propri conflitti interni o si è autodistrutta, che è l’altra opzione statisticamente plausibile. Mente aliena: probabilmente post-ego, post-tribale, forse post-individuale. Una roba che la politica non capirà mai.

Perché si nascondono? Qui la psicologia evolutiva suggerisce una risposta elegante: perché ci osservano. Come un antropologo che non vuole contaminare la tribù studiata, mantengono la distanza. Oppure, ed è l’ipotesi che preferisco, ci hanno già contattato, ma l’informazione viene gestita da chi detiene il potere, nella più classica delle dinamiche di controllo sociale. In fondo, sapere che esistono esseri superiori destabilizzerebbe ogni gerarchia terrestre. Un rischio che nessun governo accetterebbe volentieri. “Un essere che attraversa galassie e poi si nasconde dietro una nuvola ha, evidentemente, letto Pirandello”.

Ed è qui che entriamo nel territorio più fertile: il parallelismo con i siciliani. Popolo antico, stratificato, contraddittorio con una coerenza che rasenta il metodo. Il siciliano nega ciò che afferma, afferma ciò che nega, si rende invisibile quando è osservato e si rende visibilissimo quando non lo è. Parla per metafore perché la verità diretta è giustamente considerata una forma di ingenuità. Ha memoria lunghissima e apparente indifferenza al futuro. Esattamente come, secondo ogni modello speculativo, si comporterebbero esseri che hanno secoli di vantaggio evolutivo su di noi.

Il paradosso è la loro lingua madre. “Non mi interessa” detto mentre segue ogni tuo movimento con attenzione certosina. “Faccio tutto io” seguito da un’attesa silenziosa che qualcun altro si muova. La doppia negazione come affermazione enfatica. Lo stesso schema, sospettiamo, regola la comunicazione aliena: segnali contraddittori, avvicinamenti e sparizioni, messaggi criptati in cerchi nel grano che (attenzione!) si trovano quasi sempre in campagna, lontani dai centri urbani, proprio come i migliori ristoranti siciliani.

La conclusione psicologica è ineluttabile: se un giorno gli alieni si riveleranno, è probabile che abbiano già scelto i loro interlocutori ideali. Cercate un popolo che conosca il tempo lungo, l’arte della dissimulazione, la saggezza del paradosso e la capacità di sopravvivere a ogni dominazione senza perdere sé stesso. Un popolo che abbia visto passare Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli e continui imperterrito a fare il ragù di domenica. Gli extraterrestri, se sono intelligenti (e lo sono, per ipotesi) stanno già a Taormina. E probabilmente ci hanno già preso il caffè. Nel bar “Il Gattopardo con le ali”. Un bar letteralmente cosmico.

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