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Restare in Sicilia non è più un sogno: nasce l’alleanza che vuole fermare la fuga dei talenti. E parla anche ragusano
24 Apr 2026 06:00
C’è una parola antica e nuova allo stesso tempo che torna a farsi largo nel dibattito pubblico siciliano: restanza. Non è solo il contrario di partire. È una scelta, quasi una dichiarazione d’amore verso la propria terra. E oggi, finalmente, questa parola prova a diventare azione concreta.
Succede che attorno a un’idea, quella di trattenere in Sicilia le energie migliori, i giovani, le intelligenze, i sogni, si stia creando qualcosa che somiglia a una vera e propria alleanza sociale. Non un progetto calato dall’alto, ma una rete viva, fatta di istituzioni, università, imprese, sindacati e associazioni. Un coro, potremmo dire, che prova a cambiare spartito dopo anni in cui la musica è stata sempre la stessa: partire per cercare altrove ciò che qui sembra mancare. A dare forma a questa visione è il Manifesto per la Restanza, promosso da ANCI Sicilia, guidata dal presidente Paolo Amenta e dal segretario generale Mario Emanuele Alvano. Il primo passo concreto sarà il 7 maggio, a Palermo, quando attorno allo stesso tavolo si ritroveranno soggetti che, fino a ieri, dialogavano spesso su binari paralleli. E invece oggi si incontrano. Le università, Università degli Studi di Palermo e Università degli Studi di Catania, insieme al mondo produttivo, alle organizzazioni sindacali come CGIL Sicilia e UIL Sicilia, alle realtà dell’impresa e dell’impegno civile come Addiopizzo. Un mosaico che racconta, meglio di qualsiasi slogan, la portata dell’iniziativa. Perché qui non si parla solo di lavoro. Si parla di futuro. La Sicilia, negli ultimi decenni, ha visto partire migliaia di giovani. Non solo braccia, ma menti. Laureati, professionisti, creativi. Un esodo silenzioso che ha impoverito territori e comunità. “La fuga dei talenti non è una statistica è una ferita aperta”, verrebbe da dire. E proprio da questa consapevolezza nasce il bisogno di reagire. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: mettere insieme chi può incidere davvero. Creare un coordinamento stabile, capace di dialogare con i governi, regionale, nazionale ed europeo, e trasformare le buone intenzioni in politiche concrete. Lavoro, formazione, casa, qualità della vita: quattro parole chiave che diventano altrettanti cantieri aperti. E poi c’è un elemento che rende questo progetto diverso da tanti altri tentativi del passato: l’ascolto.
Come spiega Simone Digrandi, coordinatore per le politiche giovanili dell’ANCI Sicilia e assessore comunale a Ragusa, l’Anci ha già avviato sportelli in 75 Comuni per raccogliere idee, bisogni, aspettative dei giovani. Non più decisioni prese per loro, ma con loro. È un cambio di paradigma che, se portato fino in fondo, può fare la differenza. Perché i ragazzi siciliani non chiedono miracoli. Chiedono opportunità credibili. Chiedono di poter costruire qui una vita dignitosa, senza dover scegliere tra radici e futuro.
E allora questo Manifesto, al di là dei tecnicismi e delle procedure, ha un valore simbolico fortissimo. È il tentativo di riscrivere una narrazione: quella di una Sicilia che non si arrende all’idea di essere terra di partenza, ma prova a diventare terra di ritorno. “Restare è un atto rivoluzionario”, scriveva qualcuno. In Sicilia, oggi, potrebbe diventare anche una possibilità concreta. La sfida è appena cominciata. Ma, per la prima volta dopo tanto tempo, non sembra più una battaglia solitaria. Sembra una promessa collettiva. E forse, proprio per questo, vale la pena crederci.
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