Anziano raggirato e prelievi per oltre 34mila euro: coppia a processo per circonvenzione di incapace

Circonvenzione di incapace e indebito utilizzo di una carta postamat, per prelievi che superano i 34mila euro, prelievi effettuati  tra giugno 2019 e settembre del 2020 tra Vittoria e Scoglitti. Sul banco degli imputati, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Ragusa, una coppia di Vittoria: un avvocato di 63 anni, e la moglie di 54 anni, già condannati in primo grado per circonvenzione di incapace dal Tribunale monocratico di Pordenone (3 anni e 9 mesi per lui e 3 anni e 2 mesi per lei) oltre alla confisca delle somme sottoposte a sequestro preventivo: circa 160mila euro (i due, difesi dall’avvocato Davide Iacono del Foro di Gela, hanno già promosso appello alla condanna). La vittima, che si è costituita parte civile attraverso il tutore legale, è un signore anziano, classe 1939.

Il signore, un anziano vittoriese, fragile e in progressivo decadimento, in passato un brillante professionista, benestante, era stato sottoposto ad amministrazione di sostegno dal 2018 e dal 2020, interdetto con nomina di un tutore che è avvenuta nel 2021.

LA CONDANNA IN PRIMO GRADO

Ciò che è accaduto tra il 2019 e il 2020 è stato cristallizzato dalla prima sentenza di condanna che risale al 2024: il 63 enne, condannato a 3 anni e 9 mesi, la moglie condannata a 3 anni e 2 mesi.  L’anziano si era allontanato da Vittoria; era andato a San Vito al Tagliamento dove coabitava con un amico, poi deceduto.  Se ne sarebbe andato da Vittoria dopo una prima truffa. Non è la prima volta che si incrociano infatti la vittima e gli imputati. Un’altra inchiesta si era conclusa con la prescrizione dei reati in fase di indagine preliminare. Venne indagata la stessa coppia per la sottrazione di beni per un valore di 500mila euro (quattro appartamenti e contanti). Da quanto all’epoca era emerso, lei fingeva di andare in trance, di parlare per conto della madre deceduta dell’anziano a cui l’uomo era legatissimo; ne scaturivano dei ‘promemoria’, istruzioni per iscritto, per cedere o comprare proprietà, per suggerire di intestare beni. L’anziano quindi si allontanò e partì per il nord. Una volta però deceduto l’amico, l’anziano si ritrovò nuovamente solo. Era seguito dai servizi sociali, aveva un amministratore di sostegno dal 2018. Ed era stato lui stesso a parlare con gli assistenti sociali facendo loro vedere degli articoli che raccontavano di quella prima truffa esprimendo la sua preoccupazione, prima di sparire.

Siamo nel 2019. L’anziano era stato accompagnato a un ufficio postale di San Vito al Tagliamento, proprio dall’imputato, quell’avvocato che da Vittoria lo aveva raggiunto e che si dichiarava “nipote”. In quella occasione aveva fatto fare all’anziano due bonifici per un valore complessivo che sfiora i 160mila euro indirizzati a una società e che avevano nella causale la posizione dei due coniugi, impegnati a estinguere un mutuo per bloccare una esecuzione immobiliare pendente nel Ragusano. L’ufficio non era a conoscenza del fatto che l’anziano avesse un amministratore di sostegno e il professionista era all’oscuro di tutto.  (Per questi due bonifici i due coniugi sono stati condannati per circonvenzione di incapace). Ed è dopo questo fatto che l’anziano sparì. Dopo alcune segnalazioni, ad un anno di distanza l’una dall’altra, l’anziano venne “trovato” a Scoglitti.

  IL NUOVO PROCESSO

Il Tribunale di Pordenone ha innescato un nuovo procedimento a tutela dell’anziano: prelievi per altri 34.000 euro che si sospetta siano stati effettuati dalla coppia (che deteneva tessera e codici) con la postamat dell’anziano a Vittoria e Scoglitti tra il 2019 e il 2020. Questi sono i fatti che, territorialmente avvenuti in territorio ibleo, dovranno essere accertati nel processo appena iniziato a Ragusa davanti al giudice monocratico. L’anziano è parte civile attraverso la tutrice rappresentata dall’avvocato Emilio Cintolo del Foro di Ragusa.

Dopo la sparizione da San Vito al Tagliamento, i carabinieri, interessati dalla segnalazione dei servizi sociali, trovarono l’anziano a Scoglitti dove sarebbe stato portato nel 2019. Era l’estate del 2020: dormiva su un materasso senza lenzuola, in condizioni igieniche precarie, senza elettricità, frigorifero e cibo, gli portavano qualcosa da mangiare in vaschette di plastica. Era senza soldi perché il postamat e i documenti li aveva l’avvocato (temeva che l’anziano li smarrisse è stato detto). Ma intanto i prelievi continuavano e le condizioni in cui viveva l’uomo facevano sospettare che quei soldi non fossero spesi per il suo benessere. Viene isolato anche dai nipoti. E’in quel momento che viene nominata una tutrice che esaminata tutta la situazione dell’anziano e attiva l’autorità giudiziaria. 

Dopo quel controllo, le cose finalmente cambiano; l’uomo è accudito e curato. I nipoti si sono presi cura di lui, la tutrice ha fatto fronte ai debiti che nel frattempo l’anziano (che ha una buona pensione e un vitalizio, oltre a numerosi beni immobiliari) aveva accumulato. C’è anche un altro procedimento pendente, stavolta davanti al Tribunale civile; quello per un preliminare di donazione di un appartamento alla moglie dell’avvocato. Ancora una volta gli stessi soggetti coinvolti, e la stessa vittima.

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