Dalla sifilide alle nuove infezioni: le malattie sessualmente trasmissibili raccontate a Modica

Un viaggio tra storia, medicina e società per capire come sono cambiate – ma anche quanto siano ancora attuali – le malattie sessualmente trasmissibili. È stato questo il filo conduttore dell’incontro dei “Giovedì dell’Unitre”, organizzato dall’Università della Terza Età e tenuto nella sala conferenze della Fondazione Grimaldi di Modica.

L’iniziativa, svoltasi pochi giorni dopo la Giornata internazionale della donna, ha affrontato il tema “Sulla pelle delle donne – L’Ospedale Campailla e la sifilide tra stigma e cura”, mettendo a confronto storia e attualità. Dopo i saluti del presidente dell’Unitre Enzo Cavallo e della presidente del Consiglio comunale Maria Cristina Minardo, il professor Giuseppe Barone ha introdotto il tema ricordando il ruolo storico dell’Ospedale Campailla di Modica, struttura che per anni rappresentò un punto di riferimento nella cura della sifilide.

Il Campailla era infatti uno dei cosiddetti “sifilicomî”, ospedali specializzati nel trattamento delle malattie veneree. In passato i pazienti venivano curati attraverso le cosiddette fumigazioni mercuriali, praticate all’interno di particolari botti in cui veniva utilizzato il mercurio, prima che l’introduzione della penicillina rivoluzionasse completamente le cure. Particolarmente significativa la relazione della professoressa Lucia Trombadore, che ha presentato i dati raccolti dall’associazione Imes relativi al periodo 1933-1953.

Dalle registrazioni dell’epoca emergono numeri molto alti di casi legati alla diffusione della sifilide, con picchi particolarmente drammatici negli anni 1942 e 1943. I registri dell’ospedale classificavano le pazienti per età e condizione sociale: clandestine, nubili, sposate, casalinghe o cameriere. Una fotografia sociale che racconta un’epoca in cui prostituzione e malattie veneree erano strettamente intrecciate, soprattutto all’interno delle case di tolleranza, i bordelli legalizzati esistiti in Italia fino alla loro abolizione nel 1958.

La dottoressa Marcella Burderi ha illustrato il lavoro di ricerca portato avanti dall’associazione Imes, che negli ultimi anni ha recuperato e studiato una grande quantità di documenti storici legati all’attività dell’ospedale Campailla. Un patrimonio archivistico prezioso che consente di ricostruire la storia sanitaria e sociale di un fenomeno spesso nascosto, ma che ha segnato profondamente intere generazioni.

A collegare passato e presente è stato l’intervento dell’infettivologa Antonella Di Rosolini, che ha spiegato come, nonostante i progressi della medicina e le terapie moderne, le malattie sessualmente trasmissibili continuino a rappresentare un problema sanitario rilevante. Oggi non si parla più solo di sifilide ma anche di numerose altre infezioni veneree che colpiscono fasce molto ampie della popolazione. Secondo i dati citati durante l’incontro, i casi accertati a livello globale superano i dodici milioni.

La specialista ha inoltre ricordato che molte persone possono essere portatrici dell’infezione senza saperlo, oppure preferiscono non parlarne per vergogna o riservatezza, contribuendo così alla diffusione silenziosa delle malattie. Al termine dell’incontro è stata inaugurata anche una mostra documentaria, realizzata dall’associazione Imes e allestita nei locali della Fondazione Grimaldi. Attraverso pannelli e materiali d’archivio, l’esposizione racconta la storia dell’Ospedale Campailla e della lotta contro la sifilide, offrendo uno sguardo originale su un capitolo poco conosciuto della storia sanitaria e sociale di Modica. La mostra resterà visitabile nei prossimi giorni.

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