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Pomodori brevettati riprodotti illegalmente: condanne nel Ragusano, la Cassazione conferma il maxi risarcimento
03 Mar 2026 10:55
Coltivavano e commercializzavano pomodori di varietà protetta senza alcuna autorizzazione, violando un brevetto comunitario. Per questo motivo due imprenditori agricoli del Ragusano sono stati condannati e ora la Corte di Cassazione ha messo il punto definitivo sulla vicenda, confermando la responsabilità civile e l’obbligo di risarcimento per complessivi 105 mila euro.
La denuncia dell’Aib e le indagini della Guardia di Finanza
Il procedimento è nato dalla denuncia della società titolare del brevetto varietale, con il supporto di Aib – Anti-Infringement Bureau for Intellectual Property Rights on Plant Material, organismo internazionale impegnato nella lotta alla contraffazione nel settore sementiero.
Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Ragusa hanno accertato la riproduzione abusiva di migliaia di piantine di pomodoro attraverso tecniche vietate come il taleaggio e lo “stub”, modalità di moltiplicazione vegetativa non consentite in assenza di licenza del titolare del brevetto.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, oltre ottomila piantine sarebbero state prodotte senza documentazione attestante l’origine lecita, per poi essere vendute e messe a dimora in serre prive di adeguata tracciabilità.
La sentenza del Tribunale e il verdetto definitivo
In primo grado, davanti al Tribunale di Ragusa, produttore e vivaista erano stati condannati a otto mesi di reclusione, al pagamento di una multa e al risarcimento dei danni per 80 mila euro oltre alle spese legali. In appello il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, ma è rimasta ferma la condanna civile.
La Cassazione ha ora confermato definitivamente l’obbligo risarcitorio, portando il totale a 105 mila euro comprensivi delle spese legali dei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente provata la responsabilità del vivaista e ha riconosciuto la sussistenza del dolo generico in capo al produttore, evidenziando la consapevolezza dell’esistenza del brevetto comunitario anche alla luce dell’attività professionale svolta.
La sentenza ribadisce che la riproduzione e la commercializzazione di materiale varietale protetto senza autorizzazione integra il reato previsto dall’articolo 517-ter del Codice penale.
Un precedente nel 2019 e un segnale forte per l’agricoltura
Non è il primo caso nel territorio ibleo. Già nel 2019, sempre il Tribunale di Ragusa aveva emesso una sentenza di condanna nei confronti di un imprenditore del Vittoriese per fatti analoghi. Anche in quell’occasione erano state rinvenute serre coltivate con varietà protette senza le necessarie autorizzazioni e le analisi del DNA avevano confermato la presenza della varietà brevettata.
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