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L’allergia dei comuni iblei alle mense scolastiche
28 Feb 2026 08:31
Le mense scolastiche sono presenti nel 36,5% degli edifici scolastici statali, con differenze territoriali molto marcate tra Nord e Sud. Se, infatti, il 71,9% delle scuole in Valle d’Aosta ne possiede una, quest’ultima è presente in solo il 14,4% dei plessi scolastici siciliani. E’ quanto emerge dall’aggiornamento della Fondazione Openpolis su fonti del ministero dell’Istruzione e del Merito, relativo all’anno scolastico 2024-2025. La percentuale dell’Isola è di gran lunga inferiore alla media nazionale e rappresenta uno dei valori più bassi tra tutte le regioni italiane.
La conseguenza di questa carenza è un’organizzazione scolastica che, per molte famiglie, limita la possibilità di usufruire del tempo pieno e di pasti equilibrati in un contesto educativo, aggravando fenomeni di povertà alimentare e sociale già presenti nelle aree meridionali. La presenza delle mense scolastiche nelle scuole italiane è un indicatore chiave per comprendere non solo l’organizzazione del tempo scolastico, ma anche le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi educativi e sociali.
All’interno del panorama siciliano, la provincia di Ragusa presenta dati ancora più estremi sulla dotazione delle mense scolastiche. Secondo diverse rilevazioni che integrano i dati ufficiali, solo il 3,7% dei nostri edifici scolastici è dotato di un servizio mensa: siamo ultimi in Italia. Si tratta di una situazione particolarmente evidente se confrontata con altre province italiane: dove molte aree del Nord vedono oltre il 60% delle scuole dotate di locali mensa, nel ragusano la quasi totalità degli istituti non dispone di questa infrastruttura fondamentale.
Le ragioni di questo divario territoriale sono molteplici e comprendono fattori storici e strutturali: allocazione di risorse pubbliche, priorità di investimento, densità demografica, organizzazione dell’orario scolastico e disponibilità di spazi adeguati negli edifici. Inoltre, la mensa scolastica non è solo un servizio logistico: rappresenta un elemento centrale per il tempo pieno, favorisce la socialità tra studenti, e può essere uno strumento di contrasto alla povertà alimentare tra i minori, fornendo pasti equilibrati anche alle famiglie che incontrano difficoltà economiche. Queste differenze non sono solo numeri: riflettono diseguaglianze profonde nell’accesso a opportunità educative e sociali che incidono sulla vita quotidiana di studenti e famiglie, con implicazioni che vanno oltre il pasto a scuola e toccano la qualità dell’esperienza educativa nel suo complesso.
In attesa del compimento delle opere previste dal Pnnr nel settore, lo scorso anno soltanto quattro comuni iblei su dodici hanno offerto il servizio mensa: Ragusa (in 2 scuole), Comiso (1), Pozzallo (4) e Monterosso Almo (1).
A prescindere dal contesto, la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrienti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell’evitare l’insorgenza di malattie croniche nel tempo. Si tende quindi a considerare in senso più ampio l’esposizione alla malnutrizione, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all’obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l’età dello sviluppo, per cui ci sono raccomandazioni specifiche. La povertà alimentare non riguarda soltanto il solo apporto calorico. Un’indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare, per esempio, carne o pesce ogni due giorni.
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