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Castello Donnafugata, dopo lo stop al partenariato, il Comune cambia rotta: torna avviso per volontari. Civita critica: “Così si fa cassa”
24 Feb 2026 18:36
Il tema della gestione del Castello di Donnafugata torna al centro del dibattito politico e amministrativo cittadino. Dopo lo stop definitivo al percorso di Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP) relativo al complesso di Donnafugata e a Palazzo Zacco, il Comune di Ragusa ha pubblicato una nuova manifestazione di interesse rivolta agli Enti del Terzo Settore per la co-progettazione della gestione culturale del sito.
Una scelta che riaccende le polemiche e che ha spinto Civita a intervenire con una nota dai toni critici.
La vicenda: dal primo bando allo stop
Non è la prima volta che la gestione del Castello attraversa una fase turbolenta.
Già in passato, un primo bando aveva visto in campo il raggruppamento Civita-Logos, risultato proponente del progetto ritenuto migliore. Quella procedura, però, si concluse con uno stop che generò tensioni e polemiche, alimentando un lungo dibattito sul modello di gestione più adatto per il principale polo culturale del territorio.
Nei mesi successivi era stato avviato un nuovo percorso di partenariato speciale pubblico-privato, poi interrotto unilateralmente dal Comune per presunte carenze nella documentazione tecnica relativa a piano degli investimenti, manutenzione programmata e rimodulazione del Piano Economico-Finanziario.
Adesso, con una Delibera di Giunta del 2 febbraio 2026 e una successiva Determina dirigenziale del 10 febbraio 2026, l’Amministrazione ha scelto un cambio di indirizzo: non più partenariato strutturato, ma una manifestazione di interesse rivolta al Terzo Settore per la co-progettazione della gestione culturale del Castello.
Il nuovo avviso: volontari per biglietteria e vigilanza
Dalla documentazione pubblicata emerge che i servizi di biglietteria, accoglienza e vigilanza verrebbero affidati a volontari: 12 unità in alta stagione e 6 in bassa stagione.
Il Comune metterebbe a disposizione 93.000 euro annui, per un totale di 279.000 euro nel triennio.
È su questo punto che si concentra la critica di Civita.
Nella proposta di partenariato presentata in precedenza dal raggruppamento Civita-Logos, gli stessi servizi sarebbero stati garantiti da almeno 24 addetti assunti a tempo indeterminato, con un monte stipendi superiore a 1,5 milioni di euro nel primo triennio.
La nota polemica di Civita
Civita dichiara di avere appreso dell’interruzione del partenariato e dell’esistenza di un’indagine in corso solo dagli organi di stampa. Ora, dalla sezione gare del sito comunale, scopre la nuova manifestazione di interesse.
La società definisce l’avviso “carente per molti motivi” e solleva un interrogativo netto:
“Finalmente capiamo dove si vuole far cassa. Basta definire volontari coloro che in realtà sono dei veri e propri lavoratori”.
Nel comunicato, Civita riporta anche le caratteristiche richieste ai volontari nel progetto preliminare allegato all’avviso: selezione tramite curriculum, competenze culturali, conoscenza dell’inglese per le visite di approfondimento, comportamenti regolamentati in modo puntuale durante il servizio (accoglienza, vigilanza, rispetto delle opere, divieto di uso del cellulare, divieto di consumare cibo o fumare, ecc.).
Da qui la domanda, definita “retorica”:
“Si tratta di volontari o di personale dipendente?”
Civita conclude ribadendo di considerarsi “un’impresa seria” che non ricorre a tali strumenti e affermando che continuerà a vigilare sulla gestione di un bene culturale che ritiene strategico per il territorio.
Il nodo politico e occupazionale
La questione si sposta così su un piano più ampio: modello gestionale e impatto occupazionale.
Da un lato l’Amministrazione punta su una formula di co-progettazione con il Terzo Settore, probabilmente più sostenibile sul piano economico immediato.
Dall’altro, Civita insiste sulla necessità di creare occupazione stabile e professionalizzata nel settore culturale.
Il confronto non riguarda soltanto il Castello, ma l’idea stessa di valorizzazione del patrimonio:
- gestione a basso costo e forte componente volontaristica,
- oppure struttura imprenditoriale con personale assunto e investimento economico più consistente.
Il dibattito è destinato a proseguire.
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