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La Modica a 20 all’ora
07 Feb 2026 08:50
Nei centri storici di diverse città italiane vige il limite di velocità a 30 chilometri/ora. Per prima è stata Bologna, nel gennaio 2024. Quasi un mese fa anche Roma ha adottato la “Zona 30” nell’intera area all’interno della Ztl, con il coinvolgimento di circa mille strade, alcune delle quali molto trafficate. Ventisette comuni, da Nord a Sud come Milano, Bergamo, Parma, Torino e Lecce, stanno seguendo queste limitazioni. Sette comuni della costa teramana, in Abruzzo, vorrebbero realizzare la “città più lunga d’Italia” – circa 45 chilometri – “unendo sicurezza stradale, vivibilità e attrattività turistica”.
I motivi di tali scelte dei vari sindaci sono molteplici, dalla sicurezza stradale alla diminuzione dell’inquinamento. A 30 km/h la probabilità di sopravvivenza di un pedone in caso di impatto sale a circa il 90% rispetto a meno del 50% in caso di incidente a 50 chilometri orari. A Bologna, tra il 2024 e il 2025 è stato registrato un -49% di vittime della strada rispetto alla media degli anni precedenti, il 13 in meno di incidenti complessivi, -31% per quelli con esiti gravi e, soprattutto, zero pedoni deceduti. Secondo i dati del Comune capoluogo emiliano, nei primi due anni della “Città 30” ci sono stati 17 morti e 348 feriti in meno sulle proprie strade. Una velocità più costante, inoltre, riduce le frenate e le brusche accelerazioni, diminuendo emissioni e inquinamento acustico.
Non tutti sono d’accordo. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è nettamente contrario, perché “la ztl la puoi fare su alcune zone limitate di città altrimenti, e qua stiamo parlando di business, di aziende, di dipendenti, fai città solo per i ricchi”. Il Tar di Bologna ha in parte accolto un ricorso presentato da due tassisti contro la “Città 30”, ritenendo illegittimo il limite “a tappeto” e stabilendo che i limiti di 30 km/h devono essere motivati e applicati strada per strada, e non su intere zone generiche, in conformità con il codice della strada.
Nel ragusano c’è una città che può già definirsi a 30 chilometri orari, anzi di meno, senza il bisogno di alcuna delibera dell’amministrazione comunale. Chi attraversa il quartiere Sorda (Sacro Cuore) di Modica sa dell’imbuto nei due sensi in prossimità del viadotto Guerrieri e della zona commerciale. C’è chi programma le uscite in auto in modo da evitare le ore di punta, ma basta una pioggerella o un piccolo incidente per mandare all’aria il più banale degli appuntamenti. Anche le ambulanze si muovono a fatica nelle corse d’emergenza verso l’ospedale.
Modica è crocevia tra il Nord e il Sud della provincia. Chi dal capoluogo deve recarsi a Ispica e a Pozzallo in un senso e a Ragusa nell’altro, è costretto ad attraversare quella parte della città nata in modo disordinato e cresciuta peggio, nella quale si concentra quasi metà dei residenti, mentre la larghezza delle strade è rimasta agli anni Cinquanta del secolo scorso. In questo senso la geografia del territorio cittadino non aiuta, ma il vero problema è che mancano le strade veramente scorrevoli. Occorrerebbero opere ambiziose, forse costruire un altro ponte e altre vie per collegare le colline sulle quali poggia Modica. Cosa non facile, perché la speculazione edilizia ha sparso cemento ovunque e nessuno si è preoccupato del futuro, oggi diventato l’ingorgo quotidiano. Gli ultimi lavori nella zona commerciale non sono assolutamente sufficienti. Un’ora per andare da Modica Alta alla Sorda è ormai una media quotidiana e insostenibile, purtroppo senza alternative. C’è almeno un dibattito politico su questo argomento? No! Dunque tra dieci anni sarà ancora peggio. Però viaggeremo (quasi) tutti in auto elettrica.
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