Notifica di fine indagini per la presunta truffa sugli indennizzi: l’on. Abbate sereno confida nella giustizia

L’onorevole Ignazio Abbate si dice tranquillo, confidando nell’operato della magistratura. La notifica di conclusione delle indagini preliminari, tuttavia, arriva in un momento politico particolarmente delicato, mentre a Palermo sono in corso interlocuzioni decisive per la formazione della nuova giunta regionale e per gli equilibri interni alla Democrazia Cristiana.

Proprio in queste ore, infatti, è stata notificata a cinque persone la chiusura delle indagini preliminari per diversi reati contro la pubblica amministrazione, nell’ambito dell’inchiesta che riguarda una presunta truffa legata agli indennizzi per i danni causati da una tromba d’aria. Un tempismo che, inevitabilmente, sta alimentando riflessioni e tensioni sul piano politico.

I fatti contestati riguardano le richieste di contributi pubblici avanzate dopo l’evento atmosferico del 17 novembre 2021, che colpì alcune aree del territorio ibleo. Al centro dell’inchiesta vi sono presunti rimborsi irregolari per danni agricoli, che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero stati ottenuti attraverso una procedura ritenuta anomala e viziata sotto il profilo giuridico e amministrativo.

Nel dettaglio, i terreni oggetto della richiesta di indennizzo sarebbero riconducibili alla famiglia dell’onorevole Abbate: egli ne sarebbe stato affittuario, mentre la proprietà risulterebbe intestata al padre. Su quei fondi sarebbe stato richiesto – e in parte ottenuto – un indennizzo pubblico per un importo di 154 mila euro. La domanda risulta formalmente intestata a un’azienda agricola riconducibile a Giuseppe Barone, che avrebbe preso in affitto i terreni tramite un contratto stipulato e registrato il 26 novembre 2021, quindi nove giorni dopo la tromba d’aria, ma retrodatato al 1° settembre 2021, secondo quanto riportato nello stesso atto.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero tre gli elementi centrali alla base dell’accusa: i terreni interessati ricadrebbero nel Comune di Ragusa e non in quello di Modica; nonostante ciò, la pratica di indennizzo sarebbe stata presentata, istruita e approvata dal Comune di Modica; infine, alla data dell’evento calamitoso, Barone non avrebbe avuto alcun titolo giuridicamente valido per operare su quei fondi.

Per la Procura, il contratto di affitto sarebbe dunque giuridicamente inefficace, sia perché successivo all’evento calamitoso, sia perché riconducibile a una forma di subaffitto non consentita dalla normativa vigente. Un atto che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di costruire a posteriori il presupposto formale necessario per accedere al contributo pubblico.

A portare la vicenda all’attenzione pubblica era stato, in origine, il consigliere comunale del Partito Democratico Giovanni Spadaro, che con un’interrogazione in Consiglio comunale aveva sollevato dubbi sulla competenza territoriale della pratica, su un possibile conflitto d’interessi.

Dal canto suo, Ignazio Abbate ribadisce la propria estraneità ai fatti contestati, sottolineando come l’avviso di conclusione delle indagini non rappresenti una condanna, ma un passaggio previsto dalla legge che consente agli indagati di esercitare pienamente il diritto di difesa. Ora la parola passa agli avvocati e, soprattutto, alla magistratura, chiamata a fare chiarezza su una vicenda che intreccia cronaca giudiziaria e scenari politici di primo piano.

“La vicenda richiamata negli articoli non è altro che la fase conclusiva di un’attività istruttoria relativa a questioni di natura prettamente tecnica, svolta dal Dipartimento della Protezione Civile e non dal Comune di Modica. La pratica in questione non é stata presentata dal sottoscritto ma da soggetti terzi ed è stata ritenuta conforme alla legge dall’ente competente, tuttavia non è questa la sede per aspetti civilistici che non hanno alcuna rilevanza penale; quello che mi preme ribadire con fermezza è che sull’onestà del sottoscritto non vi può essere alcuna ombra tanto più considerato che non vi è stato alcun intervento, a qualunque titolo, sulla pratica menzionata.

Confidando pienamente nel lavoro degli organi competenti, affronto con serenità il futuro e continuo a svolgere il mio ruolo con responsabilità e correttezza istituzionale, come ho sempre fatto”, dichiara Abbate.

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