Violenza sessuale su una bambina di 13 anni, per un pasto o una doccia: accade nelle campagne di Acate condannati tre uomini

Violenza sessuale ai danni di una bambina. Aveva 13 anni quando venne condotta l’operazione dalla Squadra Mobile di Ragusa. Il Tribunale collegiale di Ragusa (Ignaccolo, Rabini e Ghidotti) ha condannato in primo grado a 7 anni e 4 mesi il pensionato Giovanni C. (difeso dall’avvocato Macrì), e due cittadini di origine marocchina Jawad B.a 5 anni e 6 mesi (difeso dall’avvocata Simona Cultrera) e Omar B. a 5 anni e 4 mesi (difeso dall’avvocato Daniele Drago). Per tutti, il pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere e una lunga serie di interdizioni tra le quali quella perpetua “da qualunque incarico in scuole di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o servizio in istituzioni o altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori”. Dopo l’esecuzione della pena, il Tribunale ha stabilito che per 18 mesi avranno “il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori o a svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori” con l’obbligo di comunicare alla polizia la propria residenza e gli eventuali spostamenti. Una storia di degrado e in cui era emersa la giovinezza violata di una bambina e una corte di aguzzini che si approfittavano di lei, a partire dalla madre una donna rumena già condannata per sfruttamento della prostituzione nel processo – stralcio. All’epoca, si tratta di fatti commessi tra il 2018 e il 2019, venne arrestata la madre, quello che sosteneva di essere il fidanzato della bambina e che anche la piccola definiva così (un marocchino di 30 anni), un amico di quest’ultimo, stessa nazionalità, e due italiani, che in quel momento storico avevano 61 e 89 anni (quest’ultimo oggi deceduto). L’operazione “Greenhouse” coordinata dalla Procura di Catania ra partita dalle indagini della Squadra mobile che nel corso di controlli finalizzati al contrasto del capolarato, aveva notato che quella bambina aveva degli atteggiamenti che non erano adeguati alla sua età. E approfondendo la storia familiare della ragazzina, il quadro che si era  presentato agli inquirenti era apparso agghiacciante: la bambina era solita avere rapporti sessuali con uomini molto più grandi di lei. Il tutto accadeva nelle campagne di Acate. La ragazzina consumava rapporti sessuali con braccianti agricoli nord africani, rumeni e italiani. Qualche volta conosceva quegli uomini nelle serre dove nonostante l’età, lavorava, o in qualche locale. Poi le intercettazioni, tra la bambina e la mamma e la scoperta: la piccola aveva rapporti sessuali con uomini di ogni età. Era spesso la mamma ad accompagnarla in casa di un anziano per il quale faceva la domestica: per avere generi di prima necessità, un letto in cui dormire o la possibilità di lavarsi, l’anziano si appartava con la bambina alla quale chiedeva favori sessuali. 

L’operazione scattò quando la Mobile comprese che la ragazzina aveva intenzione di denunciare uno degli uomini e su disposizione della Procura della Repubblica venne eseguito un intervento d’urgenza. La bambina venne affidata ad un centro specializzato e una donna della Polizia di Stato insieme ad una psicologa, avevano ascoltato il durissimo racconto della piccola. Una bambina ignara della vita normale di una ragazzina della sua età, senza alcun risentimento nei confronti della madre, che invece di proteggerla l’aveva spinta a vivere una vita non sua togliendole la gioventù. Dalle intercettazioni emergeva che tutti gli indagati avessero avuto notizia che la ragazzina era stata portata via dalla Polizia e c’era il rischio che pianificassero la fuga. Scattarono così gli arresti. 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it