Sport, integrazione ed inclusione. A Scicli si può con il calcio che fa da collante

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Una città dalla lunga tradizione nel campo dell’accoglienza. Una città dove i valori della conoscenza, del confronto e della condivisione sono stati strumenti di crescita. Una città che vedrà sul campo, per questa stagione calcistica 2025-2026, anche alcuni calciatori extracomunitari. Sono giovanissimi, alcuni classe 2008 e 2009, che scenderanno in campo, allo stadio comunale “Ciccio Scapellato”, per gli allenamenti della prima squadra e che secondo il loro grado di preparazione e di capacità che riusciranno a raggiungere saranno inseriti in organico per le partite di campionato. E se si considera che lo Scicli C. R. gioca in Promozione (girone D) per loro sarà certamente un bel debutto ed una bella vetrina.

C’è attenzione e curiosità attorno a questo progetto.

Progetto possibile e sostenibile che trova un valido sostegno nel nuovo allenatore ingaggiato dalla società del presidente Bartolo Alecci: quel Carmelo Giglio tecnico di esperienza e preparatore che da sempre ha avuto un occhio particolare per i giovani e per la loro crescita calcistica. Oltre a ciò c’è da un lato la convinzione della società cremisi a percorrere questa strada di inclusione e dall’altro lato l’apertura della cooperativa Filotea che opera a Scicli ed a Ispica con due centri del SAI, il sistema di accoglienza ed integrazione rivolto a giovani extracomunitari per i quali vengono predisposti specifici progetti di integrazione sportiva e lavorativa. “Crediamo in questo progetto – spiega il dirigente cremisi Peppe Puglisi – fra allenamenti, condivisione e partite il calcio torna ad essere uno strumento di integrazione concreta per i giovani migranti. Siamo chiamati ad essere promotori e strumenti di inclusione per chi arriva nella nostra terra. Una terra che accoglie, che unisce, che dà affetto, comprensione e condivisione. E noi siamo interpreti di tutto ciò”.

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