Paghiamo poche tasse perché i nostri sono gli stipendi più bassi d’Italia

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Una settimana fa, l’ufficio studi della Cgia, dopo l’elaborazione di dati del ministero dell’Economia, è giunto alla conclusione che nell’anno fiscale 2023 i contribuenti della città metropolitana di Milano sono stati i più tassati d’Italia a livello territoriale, con un prelievo medio netto di 8.846 euro, al netto delle detrazioni e degli oneri deducibili. I meno tartassati d’Italia sono stati i contribuenti della provincia di Sud Sardegna – che hanno pagato solo 3.619 euro – e quelli di Ragusa con 3.655 euro su 17.625 euro di reddito medio dichiarato dai circa 210mila contribuenti. Come scritto in passato, non è una buona notizia. Pertanto il risultato dello studio non deve sorprendere. 

Nell’articolo 53 della Costituzione è scritto che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. A Milano pagano quasi il triplo di imposte in più che nel ragusano semplicemente perché in media guadagnano di più. Ma se nel pubblico impiego lo stipendio è lo stesso a Milano come a Roma e a Ragusa, la differenza è nel privato, settore nel quale la busta paga al Nord è maggiorata rispetto a quanto recitano i vari Contratti collettivi nazionali di lavoro. Non si spiega altrimenti. Da noi è l’esatto contrario: è il privato a pagare molto meno. Un dato inoppugnabile.

In provincia si fa finta di niente. Ci si trincera sulla percezione che a Ragusa e dintorni il costo della vita sia inferiore e che un salario intorno ai 1.000 euro basti ad arrivare a fine mese. Ovviamente non è vero. A differenza di Milano, sempre più invivibile al ceto medio per i costi delle abitazioni, da noi sono soltanto le case (usate) ad avere prezzi inferiori. Ma generi alimentari e abbigliamento costano spesso di più a causa del trasporto e della minore concorrenza, mentre svaghi gustativi come la pizza e il gelato hanno prezzi simili. Con le case ereditate e il mare non si costruisce il futuro. Servono stipendi in linea, almeno, con la media del Paese. Imprenditori, battete un colpo di dignità. 

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