NO AGLI SPRECHI MA SI ALLE COSE UTILI

Rovistando fra gli articoli degli ultimi giorni mi è capitato di scovare nel nostro giornale (pardon, mi perdoni il Direttore ma nulla ha a che fare il possessivo con la proprietà, soprattutto intellettuale) un articolo su una delle tante questioni di giornalisti assunti senza concorso. (GIORNALISTI ED ASSUNZIONI – 26/12/2012 )

Come faccio abitualmente, sono andato ai commenti e ho letto qualcosa di strabiliante: come spesso avviene in questi spazi dedicati all’intervento dei lettori, si trova occasione per parlare di altri argomenti, si tirano fuori questioni fino al momento represse, si estrinsecano impeti di stizza e fremiti di antipatia altrimenti difficili da esternare, si azzardano macroscopiche imprecisioni come quella che assegna all’ultimo Presidente della Provincia Regionale la paternità della rivista dell’Ente, nata, invece, nel 1986.

Si badi bene che ogni opinione è legittima, ancorchè non condivisa, ma penso si possa pretendere che il commento sia attinente all’articolo, che le critiche e le contumelie siano propinate in sedi opportune e, soprattutto con nome e cognome, senza cantonate e imprecisioni.

Ma non è su questo che volevo incentrare le mie riflessioni, quanto sull’essenza dei contenuti che, inspiegabilmente, non hanno sollevato perplessità ma nemmeno consensi.

Si può facilmente comprendere come in tempi di crisi, di ristrettezze e di tagli economici ogni tipo di spesa viene sottoposta al fuoco di sbarramento  contro sprechi e costi superflui, anche se molte delle posizioni sono fondamentalmente strumentali, populiste e demagogiche perchè, per restare la caso in questione, non è che eliminando il giornale dell’azienda sanitaria o la rivista della provincia si possano risolvere i problemi della sanità o controbilanciare i tagli di stato e regione.

Ma gli aspetti riguardanti gli house organ’s degli enti pubblici  rivestono, secondo me, una importanza particolare. Per introdurre l’argomento ritengo opportuno soffermarmi con alcune considerazioni sulle testate citate, quella dell’azienda sanitaria e quella della provincia. Entrambe non hanno mai mostrato caratteristiche tali da poterle annoverare tra le pubblicazioni di lusso e, conoscendo i responsabili dei progetti, non è che si possa pensare che l’aspetto sia da addebitare a incapacità o a scarsa professionalità.

La rivista della Provincia non è certo ‘patinatissima’, come non potrà essere ‘costosissima’;  da ex operatore del settore penso, invece, che si sia risparmiato privilegiando il lavoro dei giornalisti senza dare la giusta considerazione, e conseguente impegno economico, agli aspetti grafici e tipografici che sono rimasti, in entrambi i casi, con modeste vesti da giornaletto locale per impaginazione, grafica, qualità di stampa, pregio della carta e allestimento editoriale. Caratteristiche che hanno costituito una nota stonata nel contesto di contenuti interessanti, professionalmente curati.

Non a caso la rivista del settore centri storici del Comune di Ragusa, sostanzialmente paragonabile a quella della Provincia, ha avuto un salto di qualità, per gli aspetti prima citati, quando il progetto ha subito l’intervento migliorativo di specifiche professionalità che erano al servizi dell’Ente.

Inquadrato l’argomento, ritengo che progetti di ridimensionamento o di chiusura delle testate possano essere inquadrati come temporanee fantasie commissariali, non riuscendo a credere che autorevoli personaggi,  necessariamente dotati, per il loro ruolo, di una sia pur minima cultura istituzionale e amministrativa, possano trascurare l’importanza di questi mezzi di informazione, indispensabili per una corretta ed efficace comunicazione istituzionale.

Non solo superficiale ma addirittura avventata la posizione di quanti vorrebbero scientificamente trascurare l’importanza della presenza di questi giornali e di queste riviste. Si potrà, magari, discutere sui contenuti, ma non certo negare la valenza in termini di informazione e conoscenza della res publica, senza dire del contributo in termini di trasparenza dell’azione amministrativa.

Saranno soldi dei contribuenti ma sono spesi nell’interesse degli stessi.

Le nuove professionalità che si stanno formando nell’innovativo settore della spending review, di certo, sapranno valutare costi e benefici e troveranno soluzioni adeguate.

Ma se si vuole evitare di spendere soldi per risparmiarne altri, si può ricorrere a metodi empirici ma efficaci:

si potrà limitare la veste editoriale, si potrà istituire un prezzo di vendita sufficiente a coprire le spese, potranno essere gli stessi politici in carica all’Ente a farsi carico delle spese ricevendone, in cambio, un efficace mezzo di comunicazione con il bacino elettorale, si potrà limitare la diffusione nell’ambito della rete, con notevoli benefici in termini di economia cartacea, si potrà ricorrere all’intervento del privato, oggi assai diffuso, dalla aiuole ai parcheggi, tramite affidamento e gestione del progetto editoriale che potrà essere ripagato in termini di introiti pubblicitari, con notevole  o totale sollievo della tasca del contribuente.

Ma si eviti solo di pensare che si possa fare a meno di questi giornali e di queste riviste, quando, soprattutto, i contenuti assumono anche una valenza culturale per la conoscenza della storia del territorio e delle istituzioni, in una provincia dove, anzi, si riscontra una eccessiva deficienza di questi mezzi di comunicazione, sconosciuti, o meglio non considerati, dalla maggior parte degli enti pubblici e dalla maggior parte delle organizzazioni datoriali.

Letera firmata

 

 

 

 

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